Villaggi

Turismo, il Gruppo Aeroviaggi scalda i motori per ripartire

Marcello Mangia, presidente dell'azienda con 13 strutture distribuite tra Sicilia e Sardegna, spiega la strategia in vista della fine della quarantena: «Riapriremo nel primo weekend utile»

di Nino Amadore

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Una veduta dall'alto del villaggio turistico di Brucoli in provincia di Siracusa

Marcello Mangia, presidente dell'azienda con 13 strutture distribuite tra Sicilia e Sardegna, spiega la strategia in vista della fine della quarantena: «Riapriremo nel primo weekend utile»


4' di lettura

La sua è la voce della speranza, della perseveranza e della cocciutaggine. «Pensavamo di riaprire il 10 aprile, ci siamo ovviamente resi conto che non è possibile. Ma riapriremo le nostre strutture». Lui è Marcello Mangia, presidente del consiglio di amministrazione di Aeroviaggi, gruppo turistico con sede a Palermo con 13 strutture, oltre 9.000 posti letto distribuiti tra Sicilia e Sardegna e un fatturato medio negli ultimi anni di quasi 89 milioni. Tanto da farne una delle prime dieci catene alberghiere del Paese. «Apriremo immediatamente dopo la fine della quarantena. Apriremo per il primo weekend disponibile. Certo non apriremo tutte le nostre strutture, solo alcune: una può essere quella di Sciacca. Ma riapriremo», ribadisce Mangia.

C’è una presa d’atto in queste sue parole perché i programmi erano altri, ben altri: per oggi, venerdì 10 aprile, era per esempio prevista la riapertura del Club Torre del Barone, una storica struttura Aeroviaggi situata nel parco di Sciaccamare in provincia di Agrigento. «Abbiamo investito 10 milioni per ammodernare questa struttura», dice. Un investimento anche affettivo: oltre a Club Torre del Barone qui si trovano Club Lipari, Club Alicudi e Club Cala Regina e rappresentano il cuore pulsante dell’intera catena Aeroviaggi. Non solo: sono il simbolo della prima vera sfida vinta dal fondatore del gruppo Antonio Mangia, morto l’anno scorso, che nel 1992 rilevò i quattro alberghi della Sitas, società figlia dell’infausta stagione della Regione imprenditrice, trasformando società decotte e fallite nel complesso di Sciaccamare in un polo turistico-termale d’eccellenza e punto di riferimento per il turismo dell’area ma non solo.

Una stagione che si annunciava molto positiva è franata, fin qui, miseramente sotto il colpi violenti della pandemia del coronavirus: «Prima del 20 febbraio - dice Marcello Mangia - avevamo avuto un incremento del 20%. La situazione è intanto precipitata per questi mesi con prenotazioni bloccate soprattutto per aprile e maggio e già arrivano richieste per chi si era prenotato a partire da giugno di annullare la prenotazione o a spostarla più avanti. Sappiamo che la nostra sarà un’operazione che non darà profitti ma abbiamo una responsabilità: siamo la catena più importante in Sicilia e Sardegna».

Del resto Aeroviaggi si era preparata, come sempre, per tempo alla nuova stagione: «Tutti gli investimenti erano stati fatti sia in Sicilia che in Sardegna», dice Marcello Mangia. Erano stati fatti i passi giusti: per l’Himera Beach Club, una struttura situata nei pressi di Cefalù nel palermitano, inaugurata ad aprile dell’anno scorso e che ha totalizzato un fatturato pari a 2,5 milioni e 45.000 presenze, era stato fatto un accordo in esclusiva per il mercato francese con il tour operator Fram.

Ed erano state avviate le assunzioni, con quella che è stata battezzata Aeroviaggi Academy, con una campagna di reclutamento e formazione di 300 persone da destinare ai team estivi: personale di animazione e di sala, addetti al ricevimento, hostess, manutentori, economi, addetti alla cucina, alla dispensa e al bar.

Oggi il fatto di non essere i soli ad avere problemi è davvero una magra consolazione: «Sì - dice Marcello - ho sentito gli altri, i miei colleghi. Sono tutti in grande difficoltà». Come non esserlo in un momento in cui il certo di un settore come il turismo, che negli ultimi anni sembrava aver preso il verso giusto, è diventato incerto: tra chi non ha ancora aperto c’è probabilmente qualcuno che non riaprirà più, è la considerazione che fanno in tanti. Aeroviaggi può intanto guardare da una posizione solida: l’ultimo Ebitda (l’ultimo dato disponibile per il momento è del 2018) è di 11,5 milioni. Il tentativo quest’anno poteva essere quello di anticipare l’apertura delle strutture, magari non tutte, per provare ad allungare la stagione. La strategia è ovviamente cambiata radicalmente magari per perdere ma non straperdere.

Da qui l’idea già dai primi giorni di allarme per il contagio di lanciare misure per difendere il business senza danneggiare i clienti: una di queste è la possibilità, per le prenotazioni in tutte le strutture del Gruppo, di annullare gratuitamente il viaggio fino alla data di partenza (ma non è una polizza). Ed è già operativa. «Abbiamo deciso - spiega ancora Mangia - di estendere la possibilità di annullamento viaggio gratuita fino alla data di partenza per le prenotazioni fatte nelle nostre strutture entro il 30 aprile con partenza entro fine giugno 2020. Noi ci facciamo interamente carico delle spese di annullamento. La cancellazione è gratuita senza stipula di alcuna polizza assicurativa da parte del cliente». Una garanzia aggiuntiva che può servire ad alimentare meglio quella luce in fondo al tunnel che comunque l’ottimismo della volontà spinge a vedere anche in un contesto che appare catastrofico con gli aeroporti chiusi, i voli bloccati, interi Paesi in quarantena. «Il mercato del turismo cambierà - dice Marcello Mangia - questa ormai è una cosa chiara. Per quanto riguarda noi ci aspettiamo che cresca la quota di italiani che passerà dal 50% attuale al 75% con un calo di presenze straniere: come è noto noi siamo punto di riferimento sia in Francia che in Germania. Il mercato estero ripartirà ragionevolmente, se tutto andrà per il verso giusto, a luglio anche se sappiamo che i nostri clienti riprogrammano la Sicilia a partire dal 29 maggio».

È quello di Mangia un percorso, tipico se vogliamo delle grandi aziende, rimaste fuori dagli interventi decisi dal governo sull’emergenza coronavirus ma in un settore che il cosiddetto decreto «Cura Italia» tiene in grande considerazione: «La Cassa integrazione - dice ancora il presidente di Aeroviaggi - è per noi l’extrema ratio. Noi abbiamo cento dipendenti a tempo indeterminato e non ci sembra opportuno, in questo momento, parlare di cassa integrazione. Si vedrà». E il sistema come si è mosso? «Le banche - dice il presidente di Aeroviaggi - si sono mosse in anticipo rispetto al governo. Sono state al nostro fianco ma ora è necessario che lo Stato le metta in condizione di fare quello che è necessario».

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