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Turismo, parte da Bologna Fair Bnb: startup che vuole sfidare Airbnb

di Natascia Ronchetti


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2' di lettura

Ha 26 anni, una laurea in biotecnologie e un master in economia. Damiano Avellino, romano trapiantato a Bologna, è uno dei cinque fondatori di Fair Bnb Network, una piattaforma internazionale a disposizione dei turisti molto particolare. Come Airbnb permette di viaggiare alloggiando in case messe a disposizione da privati in giro per il mondo.

A differenza del portale fondato a San Francisco nel 2007 ha due regole auree: ogni host non può mettere a disposizione più di un alloggio – per evitare speculazioni - e il 50% delle commissioni viene devoluto a un’associazione o a una organizzazione non profit per lo sviluppo del territorio in cui opera. A scegliere chi aiutare, tra i vari progetti proposti dalla piattaforma, è sempre il viaggiatore. «Non siamo anti Airbnb ma vogliamo essere un’alternativa: il nostro obiettivo – dice Avellino – è quello di non entrare in conflitto con i territori in cui siamo presenti e di fare del turismo una risorsa per tutti».

Tutto nato a Bologna, quartiere generale della startup, dall’idea condivisa da Avellino con quattro giovani: un veneziano, una lituana, uno spagnolo, uno svizzero che ha messo radici in Olanda. Aster, il consorzio regionale per la ricerca e il trasferimento tecnologico alle imprese, li ha presi sotto la propria ala per aiutarli a crescere. Loro sono già sulla rampa di lancio. Dopo aver stretto accordi a livello internazionale con una settantina tra associazioni e organizzazioni non profit e aver preregistrato 500 host in 40 Paesi diversi – i primi privati che hanno creduto nel progetto e hanno messo a disposizione le loro case – si preparano alla piena operatività, prevista in maggio in cinque città pilota: oltre a Bologna, Venezia, Valencia, Barcellona e Amsterdam. «Ma ci stanno già contattando tante altre associazioni da tutte le parti del mondo, dal Brasile alla Thailandia», dice Avellino.

Il modello è quello della sharing economy. Se Airbnb, soprattutto nelle grandi città, sta modificando gli assetti del mercato delle locazioni, sovente facendo schizzare verso l’alto i canoni, i fondatori di Fair Bnb hanno puntato tutte le loro carte sull’idea che «si può viaggiare sapendo di poter fare del bene, stiamo cercando di dimostrare che c’è anche un altro modo di fare le cose, per creare una economia solidale», aggiunge Avellino. La startup, nata come cooperativa, oggi ha dieci soci. Gli host vengono selezionati in chiave “fair” e sul loro guadagno viene trattenuta una commissione del 15%, la metà della quale viene utilizzata per sostenere un progetto di sviluppo locale, tarato sulle caratteristiche della città. Si va dal supporto all’housing sociale ai sostegno alle fasce più deboli della popolazione per arrivare a programmi in difesa dell’ambiente. «Adesso stiamo cercando altri sostenitori – spiega Avellino – ma diremo no a investitori che possono distorcere il nostro obiettivo».

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