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Turismo, ritorno alla crescita nel 2023

Il Bollettino dell’Enit certifica lo stato di difficoltà dovuto alla pandemia. Crolla il turismo internazionale: i danni maggiori per Venezia e Firenze

di Nino Amadore

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Il Bollettino dell’Enit certifica lo stato di difficoltà dovuto alla pandemia. Crolla il turismo internazionale: i danni maggiori per Venezia e Firenze


4' di lettura

Crollano gli arrivi internazionali, crollano le presenze e il fatturato e per parlare di un possibile ritorno alla crescita (magari superiore ai livelli del 2019) bisognerà aspettare almeno il 2023. È la sintesi dell’impatto del lockdown per la pandemia da Covid-19 sul sistema turistico italiano contenuta nel Bollettino dell’Ufficio Studi di Enit -Agenzia nazionale del turismo, che uscirà a cadenza bisettimanale per dare un’idea costante e precisa della situazione. Con una nota, diciamo così, positiva. Nonostante il momento di sofferenza il Bel Paese è nel cuore dei viaggiatori: “invocato” sui social con 162 milioni di interazioni sul travel italia nell’ultimo mese. Per Enit, il «lifestyle italiano tornerà più forte di prima».

Primo trimestre 2020: pesa il dato positivo di gennaio-febbraio

Il primo trimestre del 2020 è stato “salvato” dall’andamento di gennaio-febbraio ancora in crescita ma per l’estate la situazione è ancora incerta. Le prenotazioni confermate fino al 12 aprile per l’estate 2020, si legge nel Bollettino dell’Enit, vedono il turismo italiano registrare un calo del 57,5% a causa del persistere della pandemia. Seguono per variazione negativa Spagna (-56,7%), Gran Bretagna (-54,7%), Francia (-54%), Paesi Bassi (-52,8%), Portogallo (-50,7%). Tassi di decremento inferiori in Grecia (-47,7%), Russia (-42,6%) e Irlanda (-42,6%). Impatti maggiori si rilevano sui viaggi dai mercati a lungo raggio (dal -50% al -79%), seguiti dal medio raggio (paesi emergenti europei dal -44% al -70%) e dal trasporto a corto raggio (Europa occidentale da -39% al -69%).

Impatto maggiore su città a vocazione internazionale

Da un punto di vista geografico l’Enit ha provato a vedere l’impatto del crollo di arrivi e presenze nelle principali mete turistiche italiane. «Le città che dipendono maggiormente dai viaggiatori internazionali, come Venezia e Firenze, dovrebbero subire un calo percentuale maggiore nei viaggi nel 2020: maggiore è la percentuale di visitatori a lungo raggio, maggiore è l’impatto, perché si presume che i mercati a lungo raggio siano più colpiti dalla pandemia che quelli a corto raggio». Scendendo nel dettaglio si vede nel 2020 un calo del 43,4% sul 2019 a Venezia, del 36% a Firenze, del 25,8% a Milano, del 22,7% a Palermo mentre a Torino (di solito più dipendente dal mercato domestico) il dato si inverte con un calo del 21,4% di turisti italiani e del 15,6% di turisti stranieri.

La ripresa? Bisogna aspettare il 2023

«Entro il 2023, si prevede che tutte le città accoglieranno un numero di viaggiatori maggiore rispetto a quello del 2019 - si legge nel Bollettino -. Ciò riflette interamente il trend dei viaggiatori domestici, in quanto il viaggiatore internazionale verso l’Italia ritornerà (e non supererà) i livelli del 2019 entro il 2023». Le città con la maggiore crescita nel 2023 rispetto al 2019 sono quelle che hanno una quota maggiore di viaggiatori domestici, come Torino; quelli più dipendenti da viaggiatori internazionali (come Venezia), sperimenteranno un aumento inferiore. Ma anche le città con una quota maggiore di viaggiatori domestici (e internazionali a corto raggio) sperimenteranno una ripresa più rapida nel 2021 e nel 2022, poiché si prevede che i viaggi nazionali e a corto raggio riprenderanno la post-pandemia più rapidamente che i mercati a lungo- e medio raggio».

Da turismo internazionale perdita di 20 miliardi

Si prevede un impatto sulla spesa turistica in entrata dall’estero che si traduce in un calo di quasi 20 miliardi di euro nel 2020 rispetto al livello del 2019 mentre è più grave il bilancio dell’impatto domestico il cui calo previsto per quest’anno è di quasi 46 miliardi . Per i pernottamenti internazionali si prevede un calo di 102 milioni nel 2020 rispetto al 2019. Gli hotel a 3 e 4 stelle hanno perso finora un fatturato di circa 2,5 miliardi. L’Enit segnala anche un impatto sulla stagionalità: le località legate ai mesi di punta estivi saranno maggiormente colpite, così come coloro che acquisiscono una quota maggiore di visitatori da più mercati in outgoing stagionale (come i paesi a lungo raggio), perché i viaggi saranno più limitati da maggio a fine agosto.

Arrivi aeroportuali: l’Italia fa peggio dei competitor

Per quanto riguarda gli arrivi aeroportuali internazionali tra gennaio e marzo 2020, si evidenzia un calo generalizzato del 38,2% rispetto al primo trimestre del 2019, che vede in testa la diminuzione in Asia e Pacifico con il -48,7%, seguita al secondo posto dall'Europa col -36,4%, dall'Africa e Medio Oriente col -29% e dalle Americhe al -26,7%. In Europa è l’area del Centro-Est europeo a subire il calo più profondo pari al 40,7%, seguita dall’Europa Occidentale con una flessione del 39,7% e dal Sud Europa con un calo del 39,2% mentre l'Europa del Nord limita il danno al 33,9%. Per quel che concerne nello specifico l’Italia il calo degli arrivi internazionali, nel periodo gennaio-marzo, si attesta al 48 per cento rispetto a un calo del 37,3% in Francia e del 34,6% in Spagna. Se invece consideriamo il periodo che va dal 1 gennaio al 12 aprile, la flessione in Italia è del 56,7% a fronte di un calo del 44,7% della Francia e del 45,4% della Spagna. E se si guarda all’immediato futuro va anche peggio: con l’avanzare della stagione e in particolare dal 13 aprile al 24 maggio, si legge nel Bollettino dell’Enit, le prenotazioni verso l'Italia subiscono una flessione dell’84,6%, in Francia dell’82,9% e in Spagna dell’80,3 per cento.

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