LA CAPITALE

Turismo, a Roma giù i ricavi A rischio 100mila occupati

Fiori (Unindustria): «Ripresa lenta, nel 2021 ancora un -30% rispetto al 2019». Fino a 25mila aziende del settore potrebbero chiudere, più altre 25mila nel commercio

di Andrea Marini

Fiori (Unindustria): «Ripresa lenta, nel 2021 ancora un -30% rispetto al 2019». Fino a 25mila aziende del settore potrebbero chiudere, più altre 25mila nel commercio


3' di lettura

La crisi sanitaria del coronavirus si sta abbattendo come un terremoto sul comparto turistico romano. Il 2020 potrebbe chiudersi con una perdita monstre rispetto al 2019 di oltre 30-35 miliardi e dal 30 al 50% delle aziende potrebbe chiudere (vale a dire 15-25mila attività, senza però considerare altre 21-25mila nel commercio al dettaglio). Già adesso ci sono quasi 150mila addetti del comparto che sono a casa (per il blocco deciso dal governo o per il calo della domanda), mentre sono circa 100mila gli addetti che potrebbero perdere il posto di lavoro. E se anche le attività dovessero riprendere nel giro di qualche mese, gli operatori sono già entrati nell’ottica di una ripresa molto lenta. Nella migliore delle ipotesi, anche il fatturato 2021 sarà quasi un terzo inferiore a quello del 2019. Un vero rilancio, per chi ci arriverà, ci potrà essere solo nel 2022.

Già a febbraio, l’Ente bilaterale del turismo del Lazio aveva registrato un calo degli arrivi dall’estero negli hotel in provincia di Roma pari al 6,6%, con oltre l’80% delle disdette per marzo. «Dal 1° marzo fino ad oggi, poi, c’è stato un calo degli arrivi del 98%», spiega Stefano Fiori, presidente della sezione Turismo di Unindustria. A Roma il crollo è stato anticipato rispetto alla media nazionale, a causa della maggiore incidenza del turismo straniero (il 70% contro il 50% del resto d’Italia). «Il 2020 è ormai compromesso – continua Fiori – nel Lazio possiamo stimare una perdita di 35-40 miliardi, di cui il 90% è rappresentato da Roma». Quindi il caro dei ricavi potrebbe superare nel territorio della capitale i 30-35 miliardi. «Anche il 2021 partirà a scartamento ridotto, – aggiunge Fiori – e possiamo prevedere una contrazione del 30% anche per l’anno prossimo rispetto al 2019». Per Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma , «non rivedremo la luce prima della fine del 2021, quando si spera riusciremo ad avere un vaccino».

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In questo scenario per molte aziende sarà difficile sopravvivere. Per Asshotel-Confesercenti Roma il 30-50% delle strutture rischia di non riaprire. Questo significa, partendo dai dati di InfoCamere sul totale delle aziende del settore turismo (escluso il commercio al dettaglio), che a chiudere potrebbero essere 15-25mila attività. Ma anche il commercio rischia di subire una perdita pesante: «La maggior parte dei negozi si trova nel centro storico e da sempre il turismo ha una enorme incidenza sul comparto», spiega Valter Giammaria, presidente di Confesercenti Roma. «Se non ci sarà un sostegno forte il 30-35% delle aziende non riaprirà». A bilancio, quindi, potrebbe mettersi la chiusura di altre 21-25mila aziende oltre a quelle del turismo in senso stretto.

«È vero che a settembre il mercato si potrebbe riaprire – sottolinea Roscioli – ma è difficile ipotizzare il ritorno del turismo internazionale», tanto più che è stata la stessa presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ad avvertire i consumatori di «non prenotare le vacanze». «Forse – aggiunge Roscioli – ci sarà un po’ di turismo interno. Ma non so in queste condizioni a quante imprese potrebbe convenire riaprire». La stagione è compromessa anche per le agenzie di viaggio: «Il turismo organizzato rappresenta il 30% a Roma, e noi programmiamo con 18 mesi d’anticipo», spiega Ernesto Mazzi, presidente della Fiavet Lazio.

Pesanti saranno anche le ripercussioni sull’occupazione. I Consulenti del Lavoro stimano in quasi 150mila gli addetti del turismo in provincia di Roma già adesso rimasti a casa, o per il blocco deciso dal governo o per il calo della domanda. «In 100mila rischiano di perdere il posto di lavoro», spiega Stefano Diociaiuti, segretario Fisascat Cisl Roma. Il prezzo pagato dall’occupazione nel turismo potrebbe essere anche sottostimato: «Andrebbero considerate anche le guide turistiche, che hanno tutte perso il lavoro. C’è poi filiera dell’extraalberghiero» – spiega Daniele Brocchi, coordinatore del turismo di Confesercenti di Roma e del Lazio – che spesso sfugge alle rilevazioni ufficiali.

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