Turismo

Turismo in Sardegna, gli operatori: se si apre a luglio perdite limitate a 2,5 miliardi

Il mondo delle vacanze in Sardegna lancia l'appello alla Regione: entro il 15 maggio chiarezza sulle riaperture

di Davide Madeddu

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(Balate Dorin - stock.adobe.com)

Il mondo delle vacanze in Sardegna lancia l'appello alla Regione: entro il 15 maggio chiarezza sulle riaperture


2' di lettura

Il mondo delle vacanze in Sardegna lancia l'appello alla Regione: entro il 15 maggio chiarezza sulle riaperture e programmazione per salvare una parte della stagione estiva. A firmare la richiesta, indirizzata al governatore Christian Solinas è un fronte comune costituito da Federalberghi, Confindustria, Confcommercio. L'obiettivo è salvare il settore già danneggiato dall'emergenza sanitaria.

«La parola d'ordine è programmazione - dice Paolo Manca, presidente di Federalberghi - e oggi non c'è più tempo da perdere. Il il 15 maggio per tutto il sistema è l'ultima data utile per avere certezze e risposte su come, quando e se la Sardegna potrà essere nella lista destinazioni turistiche della stagione 2020».

Per il mondo delle vacanze, come rimarca il manager, è iniziato il conto alla rovescia. «Non stiamo chiedendo di aprire a tutti i costi, ma di avere date certe per poter organizzare una stagione che andrà comunque male, ma che ci permetterà di contenere i danni - argomenta Manca -. E' bene ricordare che senza una data o un periodo certo di riferimento di riapertura anche i vettori aerei guarderanno altrove e questo dobbiamo impedirlo».

Da qui l'apertura verso le istituzioni regionali. «Per questo motivo ci mettiamo a disposizione per lavorare con il presidente della Regione e trovare soluzioni a questo problema».

Gli operatori hanno anche quantificato le perdite che si registreranno in questa stagione turistica. «Più lunga sarà l'attesa, maggiori saranno i danni - scrivono le tre sigle nel documento inviato al governatore -. A portare le profonde cicatrici, per molti inguaribili, non saranno solo strutture ricettive, ma tutto il sistema che ruota intorno all'accoglienza: ristoranti, stabilimenti balneari, fornitori di servizi, negozi, servizi di noleggio e l'elenco potrebbe continuare». Quanto ai numeri elaborati dalle tre organizzazioni, non lasciano spazio a interpretazioni. «Se anche si aprirà completamente il primo luglio il crollo sarà pesante - si legge nel documento -: nella stagione 2020 si perderanno 9 milioni e 698mila presenze: il 70% in meno di stranieri e il 59% di italiani; il fatturato degli alberghi sarà tagliato di 800 milioni di euro; si perderà il 67% dei posti stagionali, oltre 50mila lavoratori in meno, l'intero sistema turistico perderà oltre 2,5 miliardi di euro». Ricordando poi che le imprese, dagli alberghi agli aeroporti, continuando con i ristoranti e gli altri servizi, “sono pronte”, i rappresentanti delle tre organizzazioni rimarcano la necessità di lavorare per programmare il futuro. «È fondamentale conoscere al più presto le modalità per una riapertura in sicurezza, i protocolli sanitari e i processi dall'arrivo dei turisti alla loro partenza e le regole da seguire se si dovessero presentare casi di contagio».

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