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Turismo, le strutture reggono Presenze in aumento del 10%

A soffrire maggiormente è stata l’occupazione: nella regione il settore e l’indotto hanno perso 18mila addetti e ora manca la manodopera. Tra il mese di maggio e luglio sono previsti 13mila ingressi

4' di lettura

Numeri alla mano, la crisi pandemica e le incertezze legate a viaggi e turismo sono costati alle regioni del Nord Ovest la perdita di circa 16mila occupati, un numero che sale a quota 18mila se si considera l’intero indotto legato al turismo. L’elaborazione curata dall’Ufficio Studi di Unioncamere Piemonte sull’intera area evidenzia come se da un lato le strutture il numero di strutture, al netto di qualche scossone, ha retto, a soffrire di più è stato l’ambito dell’occupazione. Tanto che oggi, in una fase di ripresa dei volumi in vista di un pieno recupero rispetto al periodo precedente alla pandemia, uno dei problemi principali degli operatori è proprio quello di reperire manodopera per le attività.

«Ci aspettiamo per i distretti turistici principali del Piemonte, dalla montagna ai Laghi fino alle terre dell’enogastronomia – spiega Alessandro Comoletti presidente di Federalberghi Piemonte – una ulteriore crescita di presenze nella stagione primavera-estate tra il 5 e il 10% mentre Torino potrebbe confermare le buone performance dello scorso anno nonostante i mesi estivi rappresentino per la città il periodo di bassa stagione». Nel settore, che sconta ancora un gap di circa il 30% rispetto al dato delle presenze del 2019 – intorno ai 15 milioni – non sono mancate le sorprese come il picco di visitatori nella regione ad agosto con buoni numeri anche a Torino ad agosto o il tasso di occupazione delle camere alberghiere a Pasqua pari all’85%, dieci punti sopra le aspettative degli operatori, o il ritorno importante dei tedeschi nella zona dei Laghi. Le tendenze sono diventate meno prevedibili, i viaggiatori scelgono di programmare un viaggio o una vacanza in prossimità della data scelta. Inoltre mercato domestico e turismo di prossimità hanno conquistato un ruolo centrale nel comparto.

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L’ANDAMENTO
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L’anno scorso il Piemonte ha fatto segnare un recupero delle presenze di oltre il 40% sul 2020, a 9,8 milioni, con tre milioni e mezzo di visitatori, restando però sotto la soglia del 2019 di oltre il 30%, con più di due turisti su tre provenienti dall’Italia. Sebbene con grandi differenze tra Torino, dove i visitatori italiani sono il 77% e ad esempio i Laghi dove le proporzioni sono sostanzialmente ribaltate.

Torino e provincia, compreso dunque il comprensorio sciistico, assorbono quasi la metà dei visitatori del Piemonte mentre il Cuneese con le Langhe e i Laghi rappresentano gli altri due pilastri dell’offerta turistica piemontese che ha ancora un potenziale importante da esprimese. A cominciare dal Torinese, dove il “prodotto” montagna mantiene ancora un carattere casalingo e dove il lavoro per la promozione delle regge sabaude resta ancora tutto da fare. «Nel 2019 il Piemonte ha registrato – spiega Fabio Borio presidente degli albergatori torinesi – 15 milioni di presenze, come la sola città di Firenze. Si tratta di numeri comunque importanti, che non devono scoraggiare, ma che evidenziano come la regione possa fare di più non solo dal punto di vista numerico ma di sviluppo. La priorità è la governance, la capacità cioé di riunire più attori intorno ad una strategia condivisa, seguita da una programmazione di qualità, da un piano di promozione e poi di commercializzazione». Il mantra degli operatori è che serve calendarizzare eventi e appuntamenti lungo tutto l’arco dell’anno, per spingere sulla destagionalizzazione e valorizzare periodi diversi da quelli di punta come la primavera e l’autunno.

Sulla struttura ricettiva in Piemonte ha pesato parecchio la “variabile” Airbnb che ha fatto aumentare a partire dal 2018 fino al raddoppio il numero di locazioni turistiche, anche grazie all’accordo fatto dalla Regione Piemonte che permette di incassare la tassa di soggiorno direttamente dalla piattaforma con un grande effetto di semplificazione e di trasparenza sulle transazioni.

Tra le tendenze maggiormente significative c’è quella legata all’outdoor e al recupero delle località minori in montagna, su cui la Regione, come fanno notare anche gli operatori, sta investendo moltissimo. È nato il portale www.piemonteoutdoor.it che raccoglie le proposte per gli amanti del turismo en plein air in tutta la regione. I servizi turistici in generale rappresentano, secondo il monitoraggio periodico del sistema camerale (Excelsior) di alloggio, la seconda voce per volumi, dopo i servizi alla persona, rispetto alle entrate di lavoratori previste per il mese di maggio in Piemonte. Tra maggio e luglio la previsione è di oltre 13mila ingressi. Una spinta forte che arriva dopo una fase di forti incertezze. «Personalmente – racconta il presidente di Federalberghi Piemonte che gestisce i due alberghi di famiglia, l’Hotel Roma e Rocca di Cavour fondati dal suo bisbisnnonno a metà Ottocento – ci ho messo un anno e mezzo per riportare le strutture che amministro finalmente in equilibrio. Il nostro è un lavoro duro, che si esercita mentre nei periodi di festa e quando tutti si divertono. Serve dunque formazione ma anche cultura e amore per questo mestiere». Quanto alla polemica sui livelli di retribuzione, Comoletti aggiunge: «Se si vuole investire nel turismo lo si dovrebbe fare a 360 gradi, dunque anche lavorando sulla decontribuzione e su agevolazioni che permettano di far crescere i salari grazie a risparmi contributivi».

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