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Tutte le armi contro l'osteoporosi

Riduce la resistenza ossea: ne soffrono soprattutto le donne, si manifesta quasi sempre nella terza età, ma bisogna prevenirla il più presto possibile. Con l'alimentazione, l'esercizio fisico, la vitamina D

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3' di lettura

Una malattia silente, che qualcuno ha definito addirittura come una pandemia silenziosa per il numero di persone, sempre più vasto, che coinvolge: è l'osteoporosi. Non è una malattia esclusivamente femminile, anche se colpisce soprattutto le donne; né riguarda soltanto le persone anziane, ma in certi casi colpisce anche i giovani.
Per contrastarla più efficacemente è utile ricorrere alla prevenzione già dall'infanzia - visto che la formazione completa della massa scheletrica termina intorno ai 25-30 anni - attraverso l'alimentazione e uno stile di vita sano. E, se necessario, con l'assunzione di vitamina D.

L'osteoporosi riduce la massa ossea e la resistenza delle ossa. Ma lo fa, appunto, in silenzio: senza esami, non si sa di soffrirne finché non si subisce una frattura, più spesso del femore, delle vertebre, del polso. Fratture provocate anche da incidenti banali, da traumi lievi. E chi subisce una prima frattura corre il rischio di fratture successive, con una progressiva perdita dell'autonomia e della qualità della vita.

In Italia, si ritiene che oggi soffrano di questa patologia circa 5 milioni persone, di cui 4 milioni di donne. E si tratta di un problema di salute che ha anche un importante costo economico: nel 2017 la spesa annuale legata alle fratture causate da osteoporosi è stata di circa 10 miliardi di euro. E le previsioni sono che nel 2030 la spesa lieviterà a oltre 12 miliardi, come conseguenza dell'aumento di persone anziane.

I fattori di rischio per l'osteoporosi e le fratture correlate sono diversi: c'entrano l'età, la menopausa, alcune terapie (ad esempio, a base di cortisone), malattie gastrointestinali, l'eccessiva magrezza o l'obesità, i periodi di amenorrea (cioè l'assenza di ciclo mestruale superiore ad una durata di tre mesi), malattie reumatiche.

Per identificare l'osteoporosi, si utilizza abitualmente la cosiddetta MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata) che indica quanto tessuto osseo è presente in ogni centimetro quadrato di tessuto scheletrico, cioè la densità dell'osso. Di solito questo esame si concentra sulla colonna lombare e sul femore, perché rappresentano la condizione ossea dell'intero scheletro.

Negli ultimi anni, utilizzando la MOC, viene valutato anche un altro dato, il Punteggio Trabecolare (o TBS) un parametro che fornisce informazioni sulla struttura interna a livello delle vertebre, ed aiuta a valutare in maniera più completa la resistenza dello scheletro. Ma esistono anche algoritmi per predire in modo personalizzato il rischio di frattura, incrociando il dato emerso dalla MOC con vari fattori di rischio clinici: età, peso, altezza, sesso, familiarità con la frattura di femore, fumo, consumo di alcool, uso di terapie al cortisone.

La prevenzione è essenziale per ridurre l'incidenza dell'osteoporosi, soprattutto per le donne, con l'obiettivo di impedire la perdita di massa ossea nei periodi precedenti l'arrivo della premenopausa e della menopausa. Come? Con l'esercizio fisico che, indicano le ricerche, può ridurre il rischio di cadute e di fratture di circa il 30-40% (mentre la sedentarietà, nelle persone anziane, è un fattore di rischio per morbilità e mortalità).
E poi attraverso l'alimentazione, con l'assunzione di calcio - molto presente anche nell'acqua di rubinetto - e proteine.
Ma per assorbire il calcio e altri minerali occorre la la vitamina D che normalmente è prodotta in gran parte dall'esposizione al sole (come la D3, o colecalciferolo) e in quota minore deriva da alcuni cibi, soprattutto di origine animale.

Esporsi senza creme protettive, anche per 15-30 minuti più volte a settimana su viso, braccia e gambe, aiuta a sintetizzare una quantità adeguata di questo ormone multifunzione. Ma le abitudini sono cambiate, si trascorre un maggior numero di ore all'interno di spazi chiusi e si resta meno al sole per proteggersi dalle radiazioni. E con l'età, poi, la capacità di sintetizzare vitamina D si riduce, dunque bisogna ricorrere all'assunzione o a vere e proprie somministrazioni terapeutiche. Del resto, la carenza di vitamina D si associa anche ad altri problemi, come le malattie infiammatorie e degenerative, ed i tumori.

Infine, contro l'osteoporosi, esistono i farmaci. Nelle donne in premenopausa, l'uso della pillola estroprogestinica sembra capace di ridurre la perdita ossea, che tende ad iniziare già in questo periodo. In menopausa, può essere indicato l'uso della Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS). Oppure del Modulatori Selettivi del Recettore Estrogenico (SERMs), che hanno mostrato di poter ridurre soprattutto il rischio di fratture vertebrali.
Il tipo di trattamento più diffuso è quello dei bisfosfonati, che riducono il rischio di sviluppare una osteoporosi postmenopausale o da cortisone e di fratture, e che possono essere assunti, in base al tipo di molecola, secondo una somministrazione quotidiana, settimanale, mensile o annuale.

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