Documentario

«Tutte a casa» in tempo di Covid

Donne & Lavoro

di L.Gi.

(Marina Andrejchenko - stock.adobe.com)

2' di lettura

Un collettivo di 16 professioniste, 3 registe, migliaia di video girati con il cellulare da donne di estrazione sociale ed età diverse, provenienti da tutta Italia: il documentario «Tutte a casa - Donne, Lavoro, Relazioni ai tempi del Covid19» è nato così, con un crowdfunding che ha messo insieme 15.180 euro in soli tre mesi. Un lavoro di raccolta e di narrazione della pandemia, dal punto di vista delle donne.

L'opera è nata dall'incontro tra professioniste del mondo del cinema e della comunicazione, tra cui Eleonora Marino, montatrice e regista, che racconta: «Nel corso della pandemia il lavoro per chi opera nella postproduzione non si è mai veramente fermato. Ma è stata più difficile la gestione del tempo, soprattutto per chi ha figli. Lavorare nello spettacolo a livello creativo (montaggio, idea, regia) è totalizzante, non avere un orario e un luogo fisso può sembrare più facile all'esterno, ma non è così. Anzi, è più complesso, e in questi mesi è stato riconosciuto da più fronti».

Loading...

Marino è madre di un bambino piccolo, quasi due anni, e dopo lo stop della maternità contava di riprendere a lavorare con l'inserimento al nido: «Molte colleghe si fermano per alcuni anni, dopo la nascita dei figli, soprattutto se non hanno una rete familiare e amicale di sostegno. Le tutele ci sono, ma essendo la nostra una figura professionale particolare, la burocratizzazione e la carenza di informazioni rendere difficile l'accesso agli aiuti economici».

Fermarsi, per poco o per molto, sembra essere l'unica soluzione a un problema che è nella natura organizzativa di questo lavoro, ingestibile con la maternità, come continua a raccontare Marino: «Il mondo della produzione televisiva e cinematografica è sempre visto nella sua natura artistica e creativa, ma è un'industria, che ha anche un grande indotto: tecnici, elettricisti, macchinisti, truccatori e sarte, montatori, musicisti. Basti pensare che l'Enpals, l'ente previdenziale dello spettacolo, prima di essere accorpato all'Inps, era uno dei pochi in attivo. Se cominciassimo a vedere le cose in quest'ottica, sarebbe più facile ottimizzare i tempi e i processi di lavoro, e sarebbe un bene per tutti, non solo per le madri».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti