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Tutte le volte che Salvini e la Lega hanno invocato la disobbedienza alle leggi

Il ministro dell’Interno minaccia sanzioni pesanti per chi si oppone alle regole dello Stato. Eppure in passato molta della sua propaganda è stata basata sulla disobbedienza

di Francesca Milano


Quando Salvini incitava i sindaci: "Ribellatevi..."

3' di lettura

La marcia lungo il Po del 1996 guidata dal leghista Umberto Bossi fu solo il primo dei tanti atti anti-sistema. Disubbidire, cambiare le regole, ribellarsi. Questo principio è stato uno dei pilastri fondamentali della Lega, che dopo aver perso la parola “Nord” dalle sue bandiere, adesso perde anche la coerenza. Matteo Salvini, ministro dell’Interno e attuale leader del Carroccio - l’uomo che deve buona parte del suo successo politico a una campagna elettorale permamente fatta di tantissimi”no” alle regole dello Stato - adesso s’indigna davanti alla comandante della nave Sea Watch, Carola Rackete, la donna che ha salvato 42 persone in mare sfidando le autorità.

Ma non era lo stesso Salvini a dire che «a leggi sbagliate si deve disobbedire»? Sì, era lui, in un tweet del 28 febbraio 2015. E quella non è l’unica prova che dimostra come il ministro dell’Interno abbia in passato sventolato la bandiera della disobbedienza, mentre adesso critica chi disobbedisce.

Nel 2013, al congresso federale straordinario della Lega Nord al Lingotto di Torino, Salvini parlava di «un’adunata silenziosa di una comunità che vuole essere indipendente ed è pronta a disubbidire e a rischiare». L’obiettivo dichiarato era quello di intraprendere un «percorso che ci porterà a vincere, a occupare Bruxelles, a smontarla e a ricostruirla da capo». Per raggiungere questo risultato, Salvini dichiarava: «Siamo pronti a disubbidire, migliaia di sezioni sono pronte a essere centri di lotta e controinformazione».

Sempre nel 2013, in un’intervista pubblicata da Scenari Economici, alla domanda su quali fossero le chiavi di rilancio della Lega Nord Salvini aveva risposto: «Disobbedienza e indipendenza sono le mie parole d’ordine. Disobbedienza contro il cartello criminale “Roma-Bruxelles” che ci sta massacrando giorno dopo giorno. L’Indipendenza da entrambi è l’unica via di salvezza».

Nel 2016 era stata la volta della disobbedienza alle leggi sulle unioni civili: «Sindaci della Lega disobbedite», era l’invito Matteo Salvini, che chiedeva ai sindaci di non celebrare le unioni tra persone omosessuali, andando contro la legge approvata il 20 maggio di quell’anno.

Salvini ha più volte cavalcato l’onda ribelle, quand’era all’opposizione: sempre nel 2016, con l’hashtag #iostoconfabio, aveva sostenuto e si era complimentato con il sindaco leghista di Bondeno (Ferrara), Fabio Bergamini, che aveva fatto cancellare dall’albo pretorio del suo comune l’avviso della Prefettura per sondare la disponibilità di alloggi privati da destinare all’accoglienza di rifugiati internazionali. «È partita l’operazione-dissenso. Più che un gesto di disobbedienza, il nostro è un gesto di civiltà», aveva spiegato il sindaco meritandosi un «Bravo!» via Twitter da parte di Salvini.

Quando Salvini incitava i sindaci: "Ribellatevi..."

Che la disobbedienza sia una caratteristica dei leghisti lo dimostra non solo la marcia su Roma di Bossi, già citata in questo articolo, ma anche la battaglia contro l’Imu portata avanti da un altro esponente del Carroccio, Roberto Maroni. Era il 2012 quando l’ex ministro dell’Interno promuoveva «la disobbedienza civile e l’opposizione fiscale, in modo da non mettere nei pasticci i cittadini». Sempre Maroni aveva anche minacciato la disobbedienza fiscale da parte delle Regioni del Nord «se entro fine anno il Governo non modifica il patto di stabilità».

Dopo aver inneggiato alla ribellione, la Lega oggi minaccia punizioni per chi si oppone alle leggi: ai sindaci che vogliono opporsi al decreto sicurezza Salvini ha risposto che «ne risponderanno personalmente, legalmente, penalmente e civilmente perché è una legge dello Stato che mette ordine e regole»; e nei confronti delle Ong che salvano migranti il ministro proporrà sanzioni ancora più pesanti per «metterle definitivamente fuori gioco».

Articolo modificato e aggiornato l’1 luglio 2019

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