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Cingolani: accelerare le riforme per non perdere i fondi europei

Al Summit per l’energia del Sole 24 Ore il ministro dellla transizione ecologica lancia l’allarme: il recovery plan è giuridicamente vincolante. Ritardando rischiamo di perdere parte dei fondi

di Davide Madeddu

4' di lettura

I fondi per la transizione energetica ci sono, ma per riuscire a spenderli bisogna accelerare le riforme. È questo il messaggio principale da parte di istituzioni e imprese emerso nella giornata inaugurale della ventunesima edizione dell’Italian Energy Summit, che dal 2000 viene organizzato da 24 Ore Eventi con Il Sole 24 Ore, e che ha visto la presenza online di oltre 1.600 partecipanti. Martedì 1 si terrà la seconda giornata.

In particolare è stato il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani a lanciare l’allarme sulla sfida «di proporzioni colossali» legata alla decarbonizzazione, il permitting. E quello delle tempistiche per raggiungere gli obiettivi non è affatto un aspetto secondario.

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«Se non si rispettano i tempi c’è il rischio che i fondi europei legati al Pnrr arrivino in misura inferiore», ha detto il ministro nel corso di un’intervista rilasciata nel corso del summit al direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini. E il motivo, ha detto il ministro che ha un ruolo chiave nella transizione energetica, è che «il Recovery Plan è un contratto tecnicamente giuridicamente vincolante con l’Europa per cui noi dobbiamo rispettare la road map che è stata consegnata e dobbiamo essere molto seri nel rispettarla perché, se per caso ritardiamo, rischiamo di vederci ritirati i fondi e quindi dobbiamo essere estremamente seri ed efficaci».

Gli ha fatto eco Giuseppe Gola, Ceo di Acea: «Il Recovery Plan potrà essere una leva per un ulteriore snellimento nelle procedure e per raggiungere questo obiettivo servirebbe un maggiore coordinamento tra Governo nazionale e Regioni».

Che il tema della transizione “giusta” sia un “caposaldo è un ragionamento che rimarrà anche in futuro” è stato il ragionamento di Stefano Besseghini Presidente di Arera che ha sottolineato come la struttura industriale «deve adattarsi a un cambio di paradigma». Quanto ai costi del gas Besseghini ha rimarcato come si sia «in presenza di un elemento di congiuntura molto forte, in parte credo legata anche al Covid» e che vede in sofferenza la filiera degli approvvigionamenti. «Sono convinto che tutte le occasioni in cui possiamo intervenire per ridurre il costo dell’energia in Italia dobbiamo utilizzarle».

La decarbonizzazione

In questo cammino diventa poi importante la sfida per ridurre la CO2. Tre le strade indicate da Giuseppe Ricci, presidente di Confindustria Energia, per affrontarla servono rinnovabili con eolico e solare, efficienza energetica (domestica e civile) e decarbonizzazione. E le sottofiliere come il biometano. «Dobbiamo spingere al massimo su rinnovabili e elettrificazione e su altre soluzioni di cui disponiamo – ha aggiunto –: trasporti biocarburanti, valorizzazione degli scarti e rifiuti che sono un’enorme risorsa. Importare l’energia costa, abbiamo i rifiuti che nessuno vuole trattare. Diventano però una risorsa e si possono trasformare in prodotti». Poi un aspetto legato alla cattura della CO2 per stoccaggio e riutilizzo, (lo stoccaggio è disponibile subito, le tecnologie per il riutilizzo sono in fase di studio). In questo contesto c’è anche la necessità di guardare anche alla transizione e non alla soluzione a regime “fra dieci anni”.

La via dell’idrogeno

Dello stesso avviso anche Valeria Termini, ordinario di economia all’Università di Roma3, nonché Membro dell’UN High Level Dialogue on Energy 2021-COP 26 che oltre a parlare di fonti rinnovabili ha posto l’accento anche sulla necessità di portare avanti la ricerca per l’idrogeno e le tecnologie per la costruzione di batterie.

Starace (Enel): iniziative per 26 miliardi

In questa partita che vede un orizzonte di parecchi miliardi di euro e progetti importanti c’è chi, pur presentando un lungo elenco di iniziative punta l’attenzione sull’aspetto che riguarda i tempi e la burocrazia. Francesco Starace, amministratore delegato dell'Enel ricordando le iniziative per 26 miliardi di euro presentati dal gruppo ha ricordato che «La transizione verde energetica ha bisogno di una velocizzazione dei tempi. Per la parte che ci riguarda a fronte di 26 miliardi di possibili iniziative solo 6 miliardi sono i fondi che andiamo a richiedere e di cui c’è bisogno per far partire iniziative industriali. Gli altri 20 hanno bisogno di riforme strutturali perché il percorso si compia. A fronte di questi investimenti calcoliamo circa 100mila nuovi addetti, da formare, con un percorso che richiede molta attenzione».

Basta con il carbone e il gas in Sardegna

E ancora Starace, in un passaggio sulla situazione relativa alla Sardegna: «Non ha senso costruire una centrale a gas. Sarebbe il gas più caro del mondo. Poi se qualcuno vuole farlo, per carità, ma noi non la riteniamo una grande scelta industriale». Non solo, «quando il collegamento elettrico Tyrrhenian Link di Terna vedrà la luce la Sardegna sarà collegata all’Italia con un cavo da 2.300 MegaWatt, rispetto ai 1.300 MW attuali e si potrà fare tranquillamente a meno delle centrali a carbone sarebbe quindi inutile anche un sistema di rigassificatori».

Descalzi (Eni): Energia come un mosaico integrato

Dal canto suo Claudio Descalzi di Eni ha posto l’accento sulle problematiche connesse ai processi di sostituzione della domanda. «Se si vuole azzerare il gas e il carbone, bisogna modificare la domanda, altrimenti ci troveremo di fronte a grossi problemi per le persone e per le aziende energivore. E queste si troveranno davanti a prezzi altissimi – ha detto –. Le rinnovabili, in Italia, stanno crescendo ma c’è sempre il problema della continuità nel corso della giornata. Dobbiamo parlare di rinnovabili, ma sapere che l’energia deve essere un mosaico integrato di diverse fonti, ed è sempre stato così». Quanto poi alla neutralità del carbone al 2050 stiamo studiando un mix in cui la parte delle rinnovabili è essenziale. Noi le stiamo legando ai nostri clienti, in modo che ci prendiamo a monte il carico di ripulire in contenuto energetico che vendiamo. Vale per l’elettricità e per il gas, che sarà sostituito dal biogas». Il tutto in un processo “graduale”. «Bisogna lavorare sulla domanda, altrimenti creiamo solo un grosso gap tra domanda e offerta e l’aumento dei prezzi».

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