ATTESE NUOVE INDICAZIONI

Coronavirus, tutti a casa: le multe per chi guida ma non più per chi va a piedi

Arrivano davvero le multe per chi esce di casa senza averne necessità. Rischia solo chi si mette alla guida di un veicolo. A piedi si può anche portare a spasso il cane

di Maurizio Caprino


Coronavirus, ecco cosa rischia chi non rispetta i divieti

4' di lettura

Arrivano davvero le multe per chi esce di casa senza averne necessità. Rischia solo chi si mette alla guida di un veicolo, ma a piedi si può andare. Anche per sport o portare a spasso il cane. Sono le sanzioni previste dai divieti per contrastare l’emergenza coronavirus. Ma non solo: nonostante le aspettative di molti, il calo del traffico non ha allentato la vigilanza sulle normali infrazioni. Almeno in alcune città. E c’è chi l’ha presa malissimo.

Ecco che cosa sta accadendo, con le indicazioni su come comportarsi. Con la premessa che - ora più che mai - le sanzioni sono necessarie per convincere anche i più incoscienti o riottosi a ridurre i rischi di contagiarsi e contagiare gli altri. Per il bene di tutti. Quindi non si tratta di eludere le sanzioni, ma solo di sapere cosa è lecito fare e di farlo tenendosi sempre lontani da altre persone.

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I controlli
Con la cancellazione delle zone rosse e l’estensione a tutto il territorio nazionale del divieto di uscire di casa senza validi motivi, molte polizie locali hanno istituito controlli specifici. La possibilità di incapparvi è maggiore di quella cui si è abituati nella routine quotidiana: il traffico è molto diminuito, quindi gli agenti possono fermare una discreta quota di chi circola.

I provvedimenti governativi vietano gli spostamenti senza validi motivi, a prescindere da come avvengono. Ma non tutto è vietato. Si può uscire in auto e moto e anche fare una passeggiata a piedi. E anche «attività sportiva o motoria all’aperto» (pure in bici, pare di capire) o necessarie per la quotidiana gestione degli animali domestici. Lo ha precisato il ministero dell’Interno con la circolare del 12 marzo, emanata dopo il giallo aperto 24 ore prima dalle parole del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, secondo cui sarebbero state vietate anche le passeggiate a piedi.

Borrelli si riferiva a un’interpretazione letterale del Dpcm del 9 marzo, diversa da quella più permissiva data dal materiale illustrativo pubblicato dal ministero dell’Interno.

Per chiunque resta in ogni caso l’obbligo di tenersi ad almeno un metro di distanza dalle altre persone.

D’altra parte, lo dice anche il buonsenso: chi prende una boccata d’aria da solo stando lontano dagli altri corre meno rischi, di contagio e di sanzione.

Al controllo su strada, viene chiesto il motivo dello spostamento. Deve rientrare fra:

- lavoro, se si svolge un’attività tra quelle non soggette alle chiusure forzate (quindi è consigliabile portare con se un documento che comprovi dove si lavora, dal badge aziendale al biglietto da visita, meglio ancora se accompagnato da una dichiarazione del datore di lavoro che attesta l’impossibilità di organizzare l’attività con modalità alternative come lo smart working);

- salute (quindi verrà chiesto se lo si può dimostrare con la prenotazione di una visita specialistica o di un esame o in qualche altro modo);

- rientro alla propria abitazione;

- necessità reale (fare la spesa di beni primari come latte, burro, pane, pasta, riso o frutta - mentre su altri alimentari si potrebbe obiettare che non sono indispensabili -, accudire un parente anziano o altre esigenze realmente fondamentali).

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Chi si culla sul fatto che tutto ciò viene autocertificato e non sarà mai controllato a posteriori (anche se tali verifiche sono comunque prevista dalla legge sin dal 2000) sbaglia. Non solo perché mette a repentaglio la salute di tutti, ma anche perché gli agenti possono ritenere infondata la motivazione fornita. Per esempio, se riscontrano che c’è un’incongruenza in ciò che l’interessato dichiara.

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Le sanzioni
A quel punto, scatta una denuncia penale per inottemperanza all’ordine di un’autorità (articolo 650 del Codice penale). Si rischiano l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 206 euro.

Se si dichiara il falso (cosa accertabile anche in un secondo momento, con un’indagine), scatta l’articolo 495, che normalmente prevede la reclusione da 1 a 6 anni (ci sono poi ulteriori aggravanti).

Se durante il controllo non si tiene un comportamento corretto, si possono configurare anche altri reati, come la resistenza a pubblico ufficiale.

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Come fare l’autocertificazione
Contrariamente ad alcune voci girate in questi giorni, non è obbligatorio portare con sé il modulo di autocertificazione (scaricabile su vari siti) già compilato. Tanto che le pattuglie sono equipaggiate con moduli in bianco, da riempire sul momento.

I dati acquisiti durante il controllo devono essere verificati successivamente, a campione.

Ecco Milano, la città che resta a casa

Le infrazioni stradali
L’attività delle forze dell’ordine prosegue normalmente. In più di un caso, anche quella degli ausiliari che rilevano infrazioni al divieto di sosta. Questo coglie di sorpresa molti, ingannati dal fatto che il traffico nelle città è sceso ai livelli tipici del periodo ferragostano.

In questi casi, scattano le sanzioni normalmente previste dal Codice della strada, che continua a essere in vigore accanto alla norme sull’emergenza.

Qualcuno l’ha presa male e, come hanno mostrato alcune immagini postate sui social, a Milano ha aggredito gli agenti e gli ausiliari. A volte anche sputando, cosa oltremodo pericolosa in questi giorni. Così sono scattate ulteriori denunce penali.

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