la guerra nel movimento

Tutti contro Crimi «il temporeggiatore»: le correnti M5S invocano il congresso subito

Sia l’ala governista di Di Maio, Fico e Taverna sia il gruppo vicino a Di Battista chiedono di convocare subito gli Stati generali e accusano il reggente di tergiversare

di Manuela Perrone

default onloading pic
(ANSA)

Sia l’ala governista di Di Maio, Fico e Taverna sia il gruppo vicino a Di Battista chiedono di convocare subito gli Stati generali e accusano il reggente di tergiversare


4' di lettura

In primo piano c’è la faida interna tra governisti e non: da un lato Luigi Di Maio, Roberto Fico, Paola Taverna, Roberta Lombardi, ministri e sottosegretari, tutti ricompattati in difesa del premier Giuseppe Conte e dell’asse con il Pd; dall’altro lato Alessandro Di Battista e il suo piccolo gruppo di fedelissimi, dalla senatrice Barbara Lezzi all’europarlamentare Ignazio Corrao fino a Massimo Bugani. Ma sotto la superficie di un M5S in piena crisi d’identità si è aperta un’altra faglia: quella tra tutti e il capo politico reggente Vito Crimi, diventato in queste ore bersaglio trasversale dei mal di pancia pentastellati. Con una domanda che serpeggia di bocca in bocca: «Perché tergiversa ancora sulla convocazione degli Stati generali?».

Tra veleni e sospetti, il reggente nel mirino

Nelle risposte che ministri e parlamentari si danno il tasso di veleno è altissimo. «È succube di Davide Casaleggio, che ancora spera di poter imporre blitz dall’alto con quesiti eterodiretti sulla piattaforma Rousseau», afferma un Cinque Stelle di governo dietro promessa di anonimato. Un deputato sintetizza: «Crimi è all’angolo, attaccato da chiunque. Dovrà cedere, ma teme che arrivare a un possibile rimpasto di governo senza la carica di capo politico possa fargli perdere tutto e riconsegnarlo al ruolo di senatore semplice». Anche chi lo difende, tra i colleghi senatori, ha perso la pazienza: «Ha sempre ascoltato tutti e questo bisogna riconoscerglielo. È evidente che qualcuno sta cercando di trasformarlo nel capro espiatorio perfetto. Ma non può più temporeggiare: le elezioni regionali hanno confermato che il Movimento deve ripartire da zero: va rifondato in fretta».

Loading...

L’ira verso l’idea di un percorso lungo mesi

Nessuno, né in Parlamento né tra i Cinque Stelle di governo, ha gradito l’ultimo post vergato lunedì sera da Crimi sul Blog delle Stelle. «L’ascolto dei territori, un maggiore raccordo e coordinamento, dovranno essere un punto centrale del percorso che faremo nei prossimi mesi. Un percorso che, come annunciato, comincerà nei prossimi giorni», ha scritto Crimi. L’ira davanti all’espressione «prossimi mesi» è stata trasversale. Anche perché di certo al momento c’è soltanto la convocazione dell’assemblea dei gruppi parlamentari, per il 24 settembre, che in questo clima si preannuncia come uno sfogatoio peggiore del solito. In quella sede Crimi avrebbe dovuto limitarsi a proporre la nascita di un comitato di cinque “traghettatori”: un piccolo team che lo affiancherà nell’organizzazione degli Stati generali e nella definizione del timing. Ma la situazione è talmente incandescente che il reggente sta valutando se presentarsi o lasciare che l’assemblea si svolga in sua assenza, magari lasciando ai capigruppo il compito di presentare le sue proposte.

Tutte le correnti chiedono «Stati generali subito»

L’invocazione a muoversi in fretta arriva da tutte le correnti. Soltanto poche ore prima del post Bugani, Lezzi e Corrao avevano definito l’esito del voto regionale «disastroso» e «urgenti» gli Stati generali. La stessa richiesta è giunta l’indomani da Di Battista, ma anche dall’intero correntone dei governisti. Il ministro degli Esteri Di Maio è stato lapidario: «Gli Stati generali prima arrivano e meglio è». Oggi ha richiamato all’unità: «Abbiamo tanto da dare al Paese. E serve il contributo di tutti. Come sempre, al di là dei ruoli e delle cariche, io ci sarò. Potete contare su di me». «Adesso Stati generali. Tutto il Movimento ne ha bisogno», ha twittato Taverna. Persino il presidente della Camera Fico, poco incline a intervenire direttamente sulle dinamiche interne del M5S, è stato netto: «L’unica cosa da fare è convocare gli Stati generali il prima possibile, ben partecipati, ben organizzati».

L’alt a una mera consultazione online

Parole, quelle di Fico, interpretate come un alt a qualsiasi tentazione di trasformare il congresso in una semplice consultazione online per scegliere la nuova leadership (che, come si sa, i governisti preferirebbero collegiale, magari con un primus inter pares). Se a tutto questo si aggiunge la richiesta del pensatoio Parole Guerriere, animato dalla deputata Dalila Nesci e ormai partecipato da decine di parlamentari, di strutturarsi presto in «organizzazione politica democratica» (leggi: partito), con tanto di sezioni sul territorio, si comprende bene quanto sia alta l’insofferenza verso Crimi «il temporeggiatore», come è stato ribattezzato da alcuni colleghi.

Il nodo di Casaleggio e i rapporti con Grillo

L’insofferenza nasconde il sospetto di manovre da parte di Casaleggio, che per il 4 ottobre ha fissato la giornata conclusiva delle “Olimpiadi delle idee” «per disegnare l’Italia dopo il coronavirus» (e che qualcuno vede come un congresso ombra). Il nodo pare essere sempre quello: quale ruolo per il figlio del cofondatore e per Rousseau? La risposta incrocia anche i rapporti con Beppe Grillo, tornato attivo per blindare Conte e il governo ma legato anche a lui a doppio filo con l’Associazione Rousseau. Perché la “cassaforte” del M5S si occupa anche di pagare le ingenti spese legali del Movimento: quelle di Grillo sono salate. Si capisce bene perché per definire l’architettura futura del partito occorra districare un ginepraio di scatole cinesi e di legami che va ben oltre le strategie tattiche di riposizionamento in vista della corsa per la leadership. O il tema dell’alleanza strutturale con il Pd.



Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti