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Tutti i dubbi sepolti nella tomba di Romolo

Il ritrovamento nel foro apre la discussione tra gli archeologi

di Paolo Carafa

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(ANSA)

Il ritrovamento nel foro apre la discussione tra gli archeologi


3' di lettura

Gli antichi Romani avevano ricostruito la loro storia meticolosamente, conservando e recuperando ricordi, narrazioni, oggetti e documenti che gli hanno permesso di tramandare il racconto delle proprie origini attraverso molte generazioni, fino alle prime opere letterarie scritte solo a partire dalla fine del III secolo a.C. In questa lunga storia di trasmissione della memoria, la città ha svolto un ruolo fondamentale. In essa, infatti, si conservavano e si riproponevano luoghi e monumenti che testimoniavano nel paesaggio urbano storia e imprese del fondatore.

Alla base del Palatino verso il Circo Massimo, si mostrava la grotta-santuario dove la lupa avrebbe allattato i mitici gemelli. Sulla cima dello stesso monte, sopra questa grotta, si conservò fino alla fine dell’Impero un altare sul quale Romolo avrebbe celebrato parte del rito di fondazione. Lungo la Sacra Via, fu restaurato e più volte ricostruito un santuario creduto fondato dal primo re, nel luogo in cui egli sarebbe riuscito a fermare l’esercito sabino pronto a irrompere entro le mura del Palatino. Nel Comizio, presso l’angolo nord-ovest del Foro Romano, dove si riuniva l’antica assemblea delle curiae/rioni, si conservava il santuario dedicato al dio del fuoco metallurgico Vulcano, poi coperto con un lastricato di pietra nera. Qui Romolo sarebbe stato fatto a pezzi dai senatori. Presso di esso, secondo una diversa tradizione che risale al grande antiquario Varrone, sarebbe stata realizzata invece la sua tomba.

Proprio nel Comizio, una nuova stagione di ricerche avviata dal Parco Archeologico del Colosseo ha riportato alla luce una piccola cassa e un cilindro (un’ara?) in tufo grigio che sono stati interpretati come la tomba-santuario del primo re. Si tratta di oggetti scoperti per la prima volta durante gli scavi condotti da Giacomo Boni quando (tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo) si dimostrò che il luogo dove si riunivano le curiae risaliva effettivamente all’epoca regia. Ma solo oggi, essi sono stati rivelati alla collettività, nel quadro di una ricerca estesa all’intero contesto topografico circostante e condotta secondo le più aggiornate metodologie scientifiche. Si tratta dunque di una (ri-)scoperta importantissima, soprattutto perché inserita nella sistematica opera di comunicazione culturale che la Direzione e il personale del Parco stanno perseguendo dal momento della sua istituzione. Approfittiamo allora del quadro che i dati ora noti ci rivelano per riportare cassa e cilindro(/ara?) al loro contesto originario (oggi li vediamo sbirciando attraverso una fessura nella fondazione che sorreggeva la scala di accesso alla Curia costruita da Giulio Cesare).

All’inizio della Repubblica (primi anni del V secolo a.C.), il Comizio era stato trasformato in una piccola piazza triangolare, con la base verso il Foro e il vertice superiore verso un’altura alla pendice del Campidoglio, sulla quale sorgeva la prima Curia (detta Hostilia), là dove oggi si trova la Chiesa dei SS. Luca e Martina. I tre lati erano segnati da basse piattaforme limitate da muri in blocchi di tufo. Su quella verso il Foro erano il santuario di Vulcano - era dunque questo il luogo dove si immaginava lo squartamento di Romolo - e la pedana detta Rostra quando vi furono affissi gli speroni delle navi latine sconfitte nel 338 a.C. nelle acque di Anzio. Da qui gli oratori si rivolgevano all’assemblea dei rioni posta all’interno del triangolo e qui Varrone poneva la tomba di Romolo. Sulla seconda (Graecostasis), lungo la pendice del Campidoglio, prendevano posto gli ambasciatori stranieri presenti a Roma. Sulla terza pedana (Tribunal) il pretore amministrava la giustizia. La cassa con cilindro si trova non nel Volcanal e neppure presso o sui Rostra, ma all’interno della pedana del Tribunal, quindi, per quanto ci è dato oggi sapere, sul limite se non all’esterno del Comizio.

Si apre così un problema di grande interesse scientifico. Fu allestita una tomba del fondatore al limite nord del Tribunal prima che Varrone collegasse la tomba del re ai Rostra? E quando? La datazione di queste due realtà deve essere ancora determinata. Oppure, cassa e cilindro sono un altro monumento del Tribunal connesso dalle fonti all’augure Atto Navio, oppure si tratta di un monumento non ricordato dalla tradizione letteraria? Il fatto è che Varrone, il maggiore conoscitore della città, collegava la tomba di Romolo solamente ai Rostra, dove i due importanti oggetti non sono. L’avventura è appena iniziata.

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