Akwaeke Emezi

Tutti gli «io» di Ada

di Lara Ricci


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2' di lettura

«Tutta l’acqua è connessa. Tutta l’acqua dolce esce dalla bocca di un pitone» dice un culto nigeriano. È il pitone la forma carnale della dea della Terra. Ma Ada, il cui altro nome significa «uovo di pitone», l’ultima cosa che si sente è di essere connessa. Lei è fatta di schegge. Solo da bambina, quando le sue tante personalità erano ancora addormentate, apparteneva a sé stessa.

La scrittrice nigeriana Akwaeke Emezi, di madre tamil, molto simile alla protagonista del suo romanzo d’esordio, Acquadolce, si è ispirata all’ontologia igbo per spiegare il suo percepirsi plurima, non binaria: Ada è posseduta da alcuni Ọgbanje, semidei. Sta a metà tra questo mondo e l’altro. «Eravamo vecchi e neonati a un tempo. Eravamo lei e tuttavia non lo eravamo. Non eravamo consci ma eravamo vivi - in effetti, il problema centrale è che eravamo un noi distinto anziché essere in tutto e per tutto lei e basta»: affermano gli spiriti cattivi intrufolatisi nella piccola alla nascita.

E non ci sono solo loro dentro di lei, c’è Saint Vincent, che vorrebbe il suo corpo più simile a quello di un uomo e Asughara, la dura, assetata di sesso, comparsa quando Ada è stata stuprata senza che neanche riuscisse a dare un nome a quel che le stava accadendo. Forse figlia di quella scissione dell’io che viene generata da una violenza cui non si sa sottrarsi.

In questo romanzo “corale” - perché dà voce a vari personaggi affastellati nella ragazza - Emezi esplora in modo originale l’identità di chi un’identità non se la sente e di chi non si riconosce stabilmente nel suo genere. Ada, che non ha mai fatto sesso senza indossare una maschera, e le presenze che la abitano, si chiedono come sia «sapersi a sé stanti e speciali, individuali e distinguibili». Dice un proverbio nigeriano «Non si sfida il proprio chi (dio personale, ndr) in un incontro corpo a corpo». Ma Ada per tutta la vita non ha fatto altro: ha combattuto sé stessa «come se potesse esserci un qualche altro esito oltre alla mia sconfitta». Il tutto è più grande di ciascuna parte: Ada imparerà a sentirsi non schegge ma moltitudini. Acqua dolce.

Acquadolce

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