le trattative in corso

Dal nodo Conte al taglio dei parlamentari, tutti gli ostacoli sulla via di un governo Pd-M5S

Dal nodo Conte premier, al taglio dei parlamentari, alle divisioni all’interno dei due partiti: sono molti gli ostacoli sulla strada della formazione di un governo giallorosso

di Andrea Gagliardi


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4' di lettura

Il nodo Conte premier, il taglio dei parlamentari, le divisioni all’interno dei due partiti, le divergenze programmatiche, il doppio forno del M5s pronto a cedere alle lusinghe della Lega (con l’offerta della presidenza del consiglio a Di Maio) se la trattativa con il Pd dovesse arenarsi. Sono molti gli ostacoli sulla strada della formazione di un governo giallorosso.

Lo scontro su Conte premier
Il primo intoppo è sul nome del candidato premier. Il Movimento Cinque stelle ha impresso un’accelerazione alla trattativa nel corso del primo incontro di ieri sera tra Zingaretti e Di Maio, puntando con decisione sul reincarico a Giuseppe Conte. Proprio mentre sul suo blog Beppe Grillo lodava il presidente del consiglio dimissionario elencandone le qualità («Ci ha ridato dignità. Scambiare lui, come facesse parte di un mazzo di figurine del circo mediatico-politico, sarebbe una disgrazia»). Un aut aut inaccettabile per Zingaretti, che ha ribadito la richiesta di discontinuità. E di un governo di svolta, a partire dai nomi. Di qui il veto su Conte. Anche se i toni non sono ultimativi («Il confronto continuerà nelle prossime ore»).

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Le divergenze sul taglio dei parlamentari
Altra condizione posta dal M5s è il taglio dei parlamentari entro settembre senza «controcondizioni». Il Pd ha ricordato però che il taglio va accompagnato da «garanzie costituzionali e da regole sul funzionamento parlamentare», assicurando la disponibilità sollecitata dai Cinque Stelle a costruire un calendario insieme in tempi rapidi. Per i dem (che in Parlamento ha sempre votato contro il ddl costituzionale) la riforma va accompagnata dalla revisione della legge elettorale in senso proporzionale. Questa modifica, inoltre, dovrebbe andare di pari passo con l'introduzione in Costituzione della sfiducia costruttiva sul modello tedesco, per non aumentare ulteriormente il rischio di ingovernabilità, nonché da una modifica dei regolamenti parlamentari.

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La politica dei due forni
Di fronte ai contatti e alle richieste di interlocuzione, il sospetto che circola tra i Dem è che che il forno con il Carroccio sia tutt’altro che chiuso. Di qui la richiesta al M5s di una «interlocuzione unica» con annesso stop alla politica dei due forni. Malgrado le rassicurazioni M5s («Non abbiamo tavoli con altre forze politiche. Questo è il tavolo principale») nel Movimento resta una frangia filoleghista, capitanata dal senatore Gianluigi Paragone (che è già stato leghista e direttore della Padania) alla quale appartengono anche il sottosegretario M5s Stefano Buffagni nonché Alessandro Di Battista che non a caso ha scritto su Facebook: «Ho visto nuove aperture della Lega al Movimento e mi sembra una buona cosa. Soprattutto perché non mi dispiacerebbe un Presidente del Consiglio del Movimento 5 Stelle». Del resto anche Davide Casaleggio sarebbe favorevole a esplorare i margini di una ricomposizione con la Lega piuttosto che allearsi con il Pd. Un’opzione quest’ultima fortemente avversata dalla base pentastellata in rivolta.

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Le divisioni nel Pd
Anche il Pd si presenta diviso. Da una parte Zingaretti e il presidente del partito Paolo Gentiloni continuano ad avere forti perplessità sull'ipotesi del governo giallo-rosso e vedono come naturale sbocco della crisi le urne anticipate. Il timore è che un governo del genere avrebbe il respiro corto, consegnando alla Lega di Matteo Salvini il comodo posto di un'opposizione di pochi mesi per fare poi il pienone alle urne. Meglio dunque andare subito alla sfida.

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Dall'altra parte Renzi convinto sostenitore della necessità di intraprendere la strada della trattativa con il M5s. E qui bisogna ricordare le dure parole dell’ex premier contro l'ex Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, accusato di aver provato a far saltare l'intesa tra i due partiti facendo filtrare alla stampa la questione delle tre condizioni poste dal Nazareno al Movimento per una trattativa (no alla riforma sul taglio dei parlamentari come è stata scritta e votata fino ad oggi, abolizione dei due decreti sicurezza e accordo di massima sulla manovra prima dell'accordo di governo, ndr).

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Le distanze sul programma
Al tavolo di confronto tra le delegazioni dei due partiti è stata testata una prima volontà di intesa: sulle condizioni poste dai due interlocutori «non ci sono problemi insormontabili» tranquillizzano i due schieramenti. Entrando nel merito del programma i punti di contatto sono numerosi, in primis sull'economia. A partire dalla necessità di tagliare il cuneo fiscale, sterilizzare l'aumento dell'Iva , dare una spinta agli investimenti green e quelli per il sud, lotta all'evasione. Nel decalogo M5s non vengono però citate le grandi opere come la Tav o i vaccini (tema di sicuro scontro) e viene richiesta la revisione delle concessioni autostradali: altro punto che segna certamente una distanza dal Pd.

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