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Tutti pazzi per BeReal anche se più che un social è una provocazione da intellettuali

Il social senza filtri è una critica feroce a Instagram, agli influencer e all’estetica del ricco, bello, felice e vincente che domina le piattaforme sociali per giovanissimi

di Luca Tremolada

2' di lettura

Be Real più che un social è una provocazione intelligente verso Instagram, gli influencer e l’estetica del ricco, bello, felice e vincente che domina le piattaforme sociali per giovanissimi.

L'app è nata nel 2020 da due ragazzi francesi: Alexis Barreyat e Kévin Perau. Dopo avere avuto un discreto successo in Francia è esplosa questa estate negli Stati Uniti soprattutto nei campus universitari. Proprio dove era nata Facebook.

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Come funziona? Si carica l’app sullo smartphone. Poi: una volta al giorno, a un'ora diversa ogni giorno, gli utenti ricevono un'unica notifica che chiede loro di scattare simultaneamente due foto. La prima la scatti con l'obiettivo anteriore del cellulare, quello per i selfie, l'altra attraverso con la fotocamera posteriore. Si hanno due minuti per scattare queste foto e decidere se pubblicarle o meno sul proprio profilo: le persone che vogliono scattare le proprie foto del giorno a un orario diverso possono farlo, ma l'app segnala molto chiaramente chi ha pubblicato le foto al di fuori dei due minuti di tempo stabiliti.

Il senso è quello di essere onesti con noi stessi e con gli altri. Il motto della piattaforma è “BeReal is life, real life, and this life is without filters”. Cioè pubblicare foto senza filtri per renderci più belli, più buffi o comunque diversi da quello che siamo.

Chi frequenta i social in particolare TikTok e Instagram sa bene come il filo conduttore che muove il successo di molti di questi nuovi content creator è il denaro. Flexano ricchezza, come si dice in gergo. Cioè ostentano i propri soldi, il proprio status, abbigliamento, conoscenze Vip come i Paninari degli anni Ottanta facevano con i piumini Moncler o le borse della Naj-Oleari.

Nulla di veramente nuovo sotto la luce del Sole, se vogliamo vedere. E nulla di cui scandalizzarci. La critica della società dell’apparire ci sta ma è ormai da benpensanti. I Ferragnez insegnano. Chi ha ascoltato almeno un paio di canzoni di rapper e trapper sa peraltro che non è una prerogativa dei social quella di esaltare il benessere materiale.

Più che altro è divertente che la risposta all’edonismo di massa arrivi dai social. Una piattaforma prima di fare pensare deve essere utile ed efficiente cioè risolvere un problema. Al tempo stesso un luogo di aggregazione per dire o fare qualcosa. E non solo per lanciare il messaggio “siamo diversi”. McLuhan so che apprezzerebbe.

Riproduzione riservata ©
  • Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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