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Tutti pazzi per ChatGPT e Lensa: cosa c’è da sapere prima di usarle

È boom per ChatGPT che scrive poesie e risponde a domande sul senso della vita e per Lensa AI che è l'app più scaricata dal momento

di Luca Tremolada

Illustrazione di Maria Limongelli / Il Sole 24 Ore

3' di lettura

«Caro Babbo Natale, spero tu stia bene e che ti stia preparando per il tuo viaggio intorno al mondo. Volevo solo dirti quanto sono felice che tu sia qui a farmi visita ogni anno. Mi piacerebbe avere un nuovo gioco da tavolo quest’anno, se è possibile. Grazie per tutto quello che fai per rendere felici i bambini in tutto il mondo. Con affetto».

Il chat bot più chiacchierato del momento

Forse stucchevole nei contenuti e certamente senza guizzi nello stile, ma la lettera di Natale che avete letto non è di un bambino e neppure di chi firma questo articolo. L’ha scritta ChatGPT, il chat bot più popolare e chiacchierato del momento. Conversa, risponde alle domande, scrive poesie, sa trovare gli errori di programmazione e inventa videogiochi. Gli puoi chiedere di scrivere in versetti della Bibbia una guida per estrarre da un tostapane una videocassetta. Di correggere linee di codice o creare nuove ricette culinarie. Da quando è stato aperto al pubblico fa oltre un milione di persone l’hanno interrogato intasando i server che sono spesso giù per l’eccessivo traffico.

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ChatGPT nasce da un’idea di OpenAI, una società di ricerca sull’intelligenza artificiale di San Francisco che ha realizzato strumenti come il modello linguistico GPT-3 appunto e il generatore di immagini DALL-E 2. Tecnicamente è un software di Natural language processing. Per sapere cosa dire ha letto moltissimo, utilizzando internet come fonte. È il migliore chat in circolazione e il più divertente. Anche perché a differenza di molti altri concorrenti può ricordare ciò che un utente gli ha detto prima. Il che non lo rende perfetto perché anche se appare bene informata l’AI di ChatGPT non sa niente. È addestrata a riconoscere e replicare gli schemi nella lingua scritta ma le risposte che ottieni se è vero che possono sembrare plausibili e persino autorevoli, possono risultare anche del tutto sbagliate. Come avverte la stessa OpenAI. Sui social trovate screenshot con errori in operazioni di matematica, o strafalcioni o risposte completamente sbagliate. Come spiegano i ricercatori si addestrato su miliardi di esempi di testo estratti da Internet ma non è connesso a internet. La sua conoscenza è limitata a quanto ha imparato fino al 2021. Adesso impara da noi, dalle nostre domande.

La privacy e i dubbi su Lensa

Diverso è il discorso per Lensa AI, l’app divenuta virale nel giro di poche settimane tanto da scalare le classifiche di download di Apple e Android. Qui siamo dalle parti di FaceApp, l’applicazione che ci rendeva vecchi e che ha spopolato per alcune stagioni. Come funziona? Si inviano dieci foto, si pagano alcuni euro e la funzione “Magic avatar” restituisce un centinaio di vostri ritratti.

Dietro c’è Prisma Labs che dal 2016 produce editor fotografici applicando effetti, filtri e stili. Qualcuna se la ricorda perché trasformava in dipinti le foto realizzate con lo smartphone. Nel tempo ha imparato ed è migliorata. Secondo le stime della società di analisi Sensor Tower, oltre 4 milioni di persone nel mondo hanno scaricato Lensa nei primi giorni di dicembre.

Ma secondo alcuni esperti di privacy come è stato per FaceApp occorre stare attenti. Per esempio, ad oggi non è possibile sapere con esattezza come un’azienda utilizzi e conservi i vostri dati senza una valutazione indipendente. Quello che sappiamo è quello che c’è scritto nelle condizioni d’uso e nell’informativa sulla privacy.

Lensa utilizza una copia del modello Ai generativa chiamato Stable diffusion che utilizza grandi database di file di foto prese dal web per addestrarsi. Come ha spiegato a Wired Us Andrey Usoltsev, amministratore delegato di Prisma Labs, è in corso un aggiornamento ma, come c’è anche scritto nell’app, le foto degli utenti sono eliminate dai server non appena vengono generati gli avatar. E i server si trovano negli Stati Uniti. Il che è un bene.

Ciò detto vuole dire che resta l’account ma non le foto. Inoltre, non è chiaro se il sistema rispetti i diritti di immagine. Inoltre, anche se le condizioni d’uso lo vietano, nessuno può impedire a un utente di inserire immagini di minori o generare foto (Not safe for work) di attori famosi o persone ipersessualizzati aggiungendo foto con nudità. Anche su questo Prisma ha dichiarato a Techcrunch di essere al lavoro per realizzare dei filtri.

Ad ogni modo, meglio essere informati su tutto. Gli utenti possono scegliere di non aderire alla raccolta dei dati contattando la società all’indirizzo privacy@lensa-ai.com. Per chi utilizza un dispositivo iOs, c’è la possibilità di non partecipare alla raccolta dei dati accedendo alle impostazioni sulla privacy.

Riproduzione riservata ©
  • Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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