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Tutti pazzi per i CoCo Bond. Il jolly delle banche per rafforzare il capitale

L’inondazione di liquidità, l’affannosa ricerca di rendimenti e perfino l’inatteso scoppio dell’epidemia di coronavirus congiura a favore dell’emissione di titoli ibridi. E gli investitori fanno la fila per accaparrarseli.

di Maximilian Cellino


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(AdobeStock)

3' di lettura

Carpe diem. Sfruttare il momento, che per la verità si sta protraendo più del proverbiale «attimo», per rafforzare il capitale e mettersi al passo con le pressanti richieste della Bce. Questo ciò che sta accadendo ormai da qualche settimana fra le banche italiane ed europee, impegnate a emettere bond subordinati, in particolare i CoCo (Contingent Convertible) a un ritmo, e soprattutto a tassi che difficilmente in passato si erano visti sul mercato: tutti pronti a intercettare quell’enorme quantitativo di liquidità che le Banche centrali continuano a pompare sul mercato per dirottarlo dove rimane un barlume di rendimento, e anche lo scoppio dell’epidemia di coronavirus congiura paradossalmente a favore di un simile scenario.

Puntare su bond senza rating e convertibili

Banche italiane (ma non solo) protagoniste
UniCredit con il suo Additional tier 1 (At1) di due giorni fa è soltanto l’ultima in ordine di tempo a cogliere la palla al balzo. Prima di lei in Italia a gennaio Banco Bpm e Ubi Banca si erano già cimentate in operazioni simili, mentre a livello globale, secondo quanto rileva Scope Ratings, nel solo mese di gennaio e nei primi 4 giorni di febbraio sui mercati erano stati piazzati ad opera di banche, assicurazioni e fondi, titoli subordinati per l’equivalente di 15,6 miliardi di dollari (circa un quarto dei quali in Europa), più di quanto non si fosse raccolto negli ultimi 3 mesi del 2019, che già erano stati un periodo piuttosto propizio.

Denaro alla ricerca disperata di rendimenti
«Gli investitori sono entrati nel 2020 con un’ampia quantità di denaro da impiegare e la ricerca dei rendimenti è davvero in cima ai loro pensieri», conferma Scope Ratings, sottolineando che la «domanda per titoli ad alto rendimento e la ferma convinzione che l’offerta di titoli At1 sarà comunque limitata creano le condizioni ideali per gli emittenti». Così si spiega, per esempio, perché il mese scorso Banco Bpm e Ubi Banca siano state in grado di raccogliere richieste 12-13 volte superiori rispetto ai 400 milioni che ciascuna di loro ha collocato e abbiano compresso rispettivamente al 6,125% e 5,875% i tassi dei loro strumenti. UniCredit non è forse arrivata a tanto sulla domanda (9 miliardi su 1,25 miliardi emessi), ma con il 3,875% ha fissato la cedola più bassa mai pagata da una banca di importanza sistemica per uno strumento del genere denominato in euro.

L’exploit della greca Alpha Bank
E se perfino una banca che in un passato non troppo lontano ha danzato sull’orlo del fallimento come la greca Alpha Bank è riuscita non più di una settimana fa a piazzare un Tier 2 da 500 milioni con una cedola del 4,25% il segnale è chiaro: nel mondo dei tassi negativi e delle Banche centrali che costantemente inondano i mercati di liquidità non si va del resto per il sottile e i fondamentali sono considerati fino a un certo punto dagli investitori. D’altra parte in un contesto simile l’improvviso scoppio dell’epidemia di coronavirus paradossalmente non ha fatto altro che accelerare il ritmo delle emissioni «perché - spiega un operatore - con il rischio di un nuovo rallentamento economico e di un conseguente periodo di maggior volatilità alle porte, è naturale che le banche approfittino del momento favorevole per portare fieno in cascina prima possibile».

I rischi (nascosti) agli investitori
Chi stia dall’altra parte della barricata e sia pronto a fare incetta dei CoCo Bond è facilmente intuibile ed emerge con evidenza anche dallo spaccato degli investitori che hanno fatto richiesta due giorni fa per l’At1 di UniCredit: per il 70% sono fondi di investimento, effettivamente convinti delle opportunità che risiedono dietro questa tipologia di strumenti, ma in molti casi pure alla ricerca di titoli da inserire nei prodotti obbligazionari per renderli a loro volta più appetibili alla clientela, anche retail. Il risvolto della medaglia è la presenza di un rischio che sembra accettabile, soprattutto alla luce delle condizioni di mercato del momento, ma che non è certo trascurabile.

Riproduzione riservata ©
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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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