Locandina

Tutti pazzi per i frutti tropicali: e così mango e avocado entrano nel paniere Istat

di Donata Marrazzo


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3' di lettura

All'inizio furono solo le banane. Erano gli anni '60 e dall'America Latina quei caschi di frutti gialli portarono un primo tocco esotico sulla tavola degli italiani. Poi venne il pompelmo, l'ananas, il cocco e il kiwi. Ancora niente di così strano e lontano, però, come le custard apple (la mela annona), il litchi, la carambola (star fruit). Il babaco, la papaia e le passiflore. Alcuni frutti si sono ben acclimatati in Italia tra Sicilia e Calabria dove oggi crescono in piantagioni rigogliose come ai Tropici. Da Milazzo a Ragusa, passando per le pendici dell'Etna, maturano lychee, mango, guava, babaco, banano, noce di macadamia, avocado e fejoia. Kiwi e annona cherimoya rappresentano il cuore esotico della Calabria.

Mezzogiorno tropicale
«È un'opportunità commerciale straordinaria per il Mezzogiorno», dichiara il direttore del Centro agroalimentare di Roma Fabio Massimo Pallottini, che dal suo osservatorio privilegiato intercetta nuovi trend: piccole produzioni che rappresentano nuove occasioni per l'agricoltura. Il Car ha appena siglato un accordo con l'autorità portuale di Civitavecchia per efficientare import ed export.

Fra i principali importatori e distributori in Europa, il gruppo Orsero. Confeziona avocado, mango e papaya con un packaging accattivante, che contiene informazioni nutrizionali, suggerimenti di utilizzo e un qr code per la visione di un video tutorial che spiega come gustare i frutti. Acquistabili anche su Amazon Prime Now.

Frutta esotica a km 0
Il palermitano Pietro Cuccio, architetto a Los Angeles, dopo 16 anni trascorsi alle Hawaii, ha scoperto la passione per la natura e per l'agricoltura: ha fondato Cupitur impiantando nell'agro di Caronia, vicino Messina, campi di lychee. Ha messo a dimora cultivar di pregio, provenienti da vivai specializzati in Spagna. Cura le piante in collaborazione con la facoltà di Agraria dell'università di Palermo. Ed esporta in Nord Europa anche mango, avocado, longan e carambola.

Anche alcune zone del Nord Italia promettono bene: a Bergamo, nei frutteti del Tropico dei Colli è come spaziare dalle rive dei fiumi del Nord America alle foreste delle montagne cinesi, fino agli altopiani di Uruguay e Argentina. Gli agronomi Mirko Roberti e Giulia Serafini coltivano l'asimina, il kiwi arguta, il mirtillo siberiano, le noci Pecan. Tutti rigorosamente bio. E hanno coinvolto altre 15 aziende tra Piemonte e Veneto per produrre frutta esotica a km 0.

    Mango e avocado nel paniere dell'Istat
    Mango e avocado, dopo l'ananas, hanno debuttato quest'anno nel paniere dell'Istat, per indicare le nuove tenedenze dei consumatori. Per il mercato si tratta di quantitativi ancora minimi seppur in netta crescita, a doppia cifra in Europa (in 10 anni +146% l'avocado, +56% mango).

    È a loro che è dedicata l'edizione 2018 del Tropical Fruit Congress, al Rimini expo center il 10 e 11 maggio: al centro tendenze consumi, commercio, sviluppi scientifici, tecnologie e sales strategy dei prodotti esotici. Boom di adesioni internazionali, con una forte presenza di produttori sudamericani e africani. Anche francesi e olandesi.
    Il mango risulta fra i cinque migliori frutti tropicali al mondo (con banana, cocco, ananas e avocado) e viene coltivato in India, Cina, Messico, Tailandia, Indonesia, Pakistan, Filippine, Nigeria, Brasile, Perù, Australia, Sud Africa e Malesia. I principali importatori sono gli Usa ma anche l'Europa. Che nel 2015 ha consumato pure più di 350.000 tonnellate di avocado. E nel 2016 il 10% di più, fino a un ulteriore 15% stimato per il 2017.

    I consumi in Italia
    I consumi di frutta esotica in Italia sono aumentati complessivamente del 17% nella decade 2007-2016, passando da circa 700 a 840mila tonnellate. Lo rileva uno studio realizzato dal CSO Italy, tramite elaborazione di dati Eurostat. Per il Centro servizi ortofrutticoli le più richieste restano le banane con una percentuale tra il 77% e il 79% del totale. In Italia, negli ultimi dieci anni, ne sono state consumate poco più di 600 mila tonnellate l'anno. L'ananas rappresenta il 17% del totale (130 mila tonnellate all'anno). Un europeo in media consuma 14,4Kg di frutta tropicale (+3 kg in dieci anni).

    Una passione italiana
    Tra le altre varietà di frutta esotica, occupano tra il 3% e il 4% del mercato i platani (in crescita, da 3.000 tonnellate nel 2007 a 10.700 nel 2016), guaiave, manghi, mangostani (da 4.500 a 9.000 tonnellate) e datteri (il cui consumo annuo è più costante e si aggira intorno alle 7.000 tonnellate). In flessione il consumo delle noci di cocco. Costanti i tamarindi (2.000 tonnellate all'anno nella decade 2007-2016), in crescita le papaie, il cui consumo è passato in dieci anni da 2.000 a 2.800 tonnellate annue. «Gli italiani sembrano manifestare una passione crescente per i frutti tropicali durante tutto l'anno - spiega Cristina Bambini responsabile marketing di Dole Italia - godiamo di una maggiore disponibilità e distribuzione sul mercato italiano di frutta tropicale che invoglia all'acquisto, influendo sui consumi».

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