trend & consumi

Tutti pazzi per la birra artigianale ma ora i microbirrifici tirano il freno

di Emanuele Scarci


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(Fotolia)

3' di lettura

Dieci anni fa erano una trentina, oggi superano quota 700 anche se la corsa ha perso slancio . Sono i microbirrifici, produttori di birra artigianale che continuano a crescere a dispetto delle accise e dei big player internazionali. E qualcuna oramai ha raggiunto dimensioni di piccola azienda (Baladin) mentre altre ancora (Birra del Borgo) sono state acquisite da grandi brand (Ab InBev).
Più della metà dei microbirrifici ha iniziato l'attività negli ultimi 6 anni, spesso con giovani sotto i 35 anni.

Un mercato di nicchia, secondo Assobirra: degli oltre 14 milioni di ettolitri di birra prodotti in Italia, circa 400mila possono considerarsi di tipo artigianale, il 3% dell’intera produzione. «Nel 2016 l’incidenza è salita al 3,5% - sottolinea Alessio Selvaggio, consigliere di Unionbirrai e mastro birraio a Trecate -. E in un quadriennio contiamo di arrivare al 6%».

L'analisi Altis
L’ultimo Rapporto biennale di Altis Università Cattolica di Milano e Unionbirrai spiega che spesso i birrifici artigianali sono nati nei garage del Centro-­nord Italia dalla passione di amici che poi si trasforma in un mestiere: crescono per fatturato (oltre il 60% ha un volume d'affari tra i 100mila e gli 800mila euro) e dimensioni (oltre il 51% si avvale di personale a tempo indeterminato). «Ora nascono meno birrifici - aggiunge Selvaggio - ma organizzano meglio la distribuzione e la mescita. Sono più aziende. Inoltre il fenomeno si è lentamente spostato dal Nord al Mezzogiorno. E oggi Roma e Milano consumano il 25% della produzione di birra artigianale».

Qualcuno poi ha spiccato il volo, come la piemontese Baladin che, dopo 30 anni, ha costruito il birrifico di Piozzo, con 200 ettari di terreno e l'obiettivo di una birra tutta italiana, con la filosofia del suo guru Teo Musso: dalla terra fino alla meccanica per l'agricoltura. La capacità produttiva può arrivare fino a 50mila ettolitri l'anno (la legge classifica la birra come “artigianale” fino a 200mila ettolitri ). Baladin, che ha una partnership con Oscar Farinetti, punta a 25 milioni di ricavi tra birrificio (8 milioni), distribuzione con 7.500 clienti e il giro d'affari dei 13 locali in Italia.

Consumi e preferenze

Nel 2015 gli acquisti complessivi di birra in Italia sono aumentati del 6% grazie a una stagione particolarmente calda. Mentre nel primo semestre 2016 le vendite sono ancora aumentate del 4%. Secondo Unionbirrai, i microbirrifici sono 700, ma salgono a un migliaio con i beer firm (gli operatori senza impianto) per una produzione stimata in 20 milioni di euro. Il settore dà lavoro a circa 4.500 persone tra addetti alla produzione (1.200 unità), alla logistica e alla commercializzazione e somministrazione. Complessivamente, tra industriale e artigianale, il consumo di birra in Italia è di circa 19 milioni di ettolitri (dati Assobirra), quasi 31 litri pro capite, poco rispetto ai 144 litri della Repubblica Ceca, ai 108 dell’Austria e ai 105 della Germania. Ma, si sa, che gli italiani amano più il vino che la birra (anche se i trend di consumo sono divergenti).

Cosa esce dai microbirrifici? L’offerta è molto differenziata. Le tendenze del 2016 hanno mostrato una preferenza per i grandi classici – lager, stili anglosassoni e belga - e le luppolate. Quanto alle specialità si è assistito ad alcune sperimentazioni come la birra aromatizzata alla canapa a quella pugliese al carciofo, la birra alle visciole e al radicchio rosso. Sempre più apprezzate quelle ad alta fermentazione - ambrate e scure, affumicate - che prevedono ingredienti particolari come il frumento e che si differenziano dalla classica birra lager a media gradazione alcolica.

La legge quadro
Il 2016 è stato un anno importante anche perchè sono state approvate le norme che identificano la birra artigianale, che può definirsi tale solo se prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e microfiltrazione. La norma chiarisce anche la definizione di “piccolo birrificio”, che deve essere “legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio”, utilizzare impianti “fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio” e non deve operare “sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui”. Limiti anche sulla produzione annua: i piccoli birrifici non devono superare i 200mila ettolitri l'anno, inclusa le quantità di birra prodotte per conto di terzi.

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