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Tutto cominciò a marzo: 90 anni dalla Grande Depressione

di Giancarlo Mazzuca


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2' di lettura

Pochi se lo ricorderanno, ma tutto cominciò esattamente novant'anni fa. La Grande Depressione del 1929 - che scoppiò in ottobre con il crollo di Wall Street che si propagò in tutto il mondo – ebbe, infatti, le sue prime avvisaglie nel marzo precedente. Proprio in quel mese, infatti, la Federal Reserve avvertì i primi segnali di un possibile crollo del mercato borsistico fino ad allora “gonfiato” dalle troppo ottimistiche previsioni di crescita economica. Ma, forse per un eccesso di fiducia, decise di non intervenire. Era stata la stessa Fed che, in effetti, aveva avviato una politica fortemente espansiva già dalla primavera del 1927 immettendo sul mercato uno “stock” molto rilevante di liquidità. La speculazione sui titoli borsistici aveva innescato un “boom” senza precedenti nella compravendita azionaria che veniva alimentata dalla spirale delle quotazioni in rialzo (in sette anni l'indice borsistico era addirittura salito del 500%).

Una bolla finanziaria gigantesca pienamente condivisa dai “guru” del tempo che finì per mascherare, in quella primavera del '29, i segnali d'inversione di tendenza dell'economia reale americana determinata dalla progressiva sovra-produzione prima agricola e poi industriale. Alla miopia della Federal Reserve, che appunto in marzo aveva fatto finta di nulla, si aggiunsero gli errori del governo di Washington che cercò di attenuare la frenata del “made in Usa” con una politica molto protezionistica finendo, così, per provocare un collasso del commercio internazionale. Tanti errori a catena che innescarono il “giovedì nero” di Wall Street del 24 ottobre - in cui 13 milioni di azioni vennero vendute senza limite di prezzo - immediatamente seguito dalle vertiginose picchiate del 28 e 29 dello stesso mese, con migliaia di risparmiatori presi dal panico. La notevole esposizione finanziaria delle banche provocò anche una vertiginosa corsa agli sportelli dei risparmiatori e il colosso d'allora, la Bank of the United States, fu tra i primi istituti di credito a dichiarare bancarotta.

L' economista statunitense John K. Galbraith ha spiegato che la caratteristica peculiare del grande disastro di novant'anni fa “era che il peggio continuava a peggiorare”. Aveva proprio ragione perché ancora adesso, davanti ad un fatto tragico, i nostri vecchi dicono: «È peggio del '29!».

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