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Bezos, missione compiuta: decolla l’avventura nello spazio

L’uomo più ricco della Terra si lancia oltre i 100 chilometri con la sua New Shepard: non solo per superare Branson ma per puntare alla Luna

di Leopoldo Benacchio

Articolo aggiornato martedì 20 luglio ore 10.30

Richard Branson inaugura l'era del turismo spaziale

4' di lettura

Jeff Bezos l'uomo più ricco del nostro Pianeta ha portato a compimento il primo volo della sua compagnia di viaggi spaziali con persone a bordo ed è quindi pronto per la realizzazione del suo sogno. Il fondatore di Blue Origin e Amazon è il secondo miliardario a guidare il proprio razzo, partito dal Texas occidentale: il razzo New Shepard di Blue Origin è decollato nel 52° anniversario dello sbarco sulla Luna dell’Apollo 11.

Le date evocano e contano, eccome, e se Sir Richard Branson ha superato in zona Cesarini Bezos l'11 luglio decollando col suo bellissimo White Knight, è anche vero che il 20, data della missione di Bezos, ricorre l'anniversario della discesa del primo piede umano sulla Luna, e questo ci racconta delle vere intenzioni di Bezos.

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Se infatti Branson con il suo primo volo ha sfiorato lo spazio - per pochi chilometri non è andato oltre la immaginaria linea di Kàrman, a 100 chilometri di altezza, che segna il confine convenzionale fra atmosfera e spazio infinito -, Bezos c’è andato.

Urla di felicità si sono ascoltate dalla capsula New Shepard dopo che Jeff Bezos e i suoi tre compagni di viaggio hanno superato la linea di Karman. Poi il volo si è completato nell’arco di una manciata di minuti e la capsula è tornata a terra come previsto.

Ma al di là della brevità del viaggio, per il fondatore di Amazon è stata la rampa di lancio verso ben altri obiettivi: partecipare alla nuova corsa alla Luna e alla sua colonizzazione sono gli obiettivi del padrone di Amazon, che da poco ha lasciato le redini dell'amministrazione ad altri.

Branson, con la sua Virgin Galactic dovrà accontentarsi di portare a 90-95 chilometri di altezza turisti facoltosi, un quarto di milione per il momento il prezzo del biglietto, fino alle soglie dell'infinito, ma il suo mezzo, che inquina parecchio e ha finestrini più piccoli di quelli che troveranno i clienti di Bezos sulla capsula New Shepard, molto panoramici invece, di più non può fare: è di fatto un aereo razzo, una specie di raffinatissimo fuoco artificiale che una volta acceso è molto difficile da manovrare e fermare.

L’incertezza dello Spazio

Insomma, ai poveri terrestri, condannati a camminare al suolo del pianeta, resta solo da capire dove inizia lo spazio, che tanto è tutta una convenzione e comunque, passati i 100 chilometri, poi si va avanti per miliardi e miliardi di chilometri o anni luce.

Ma l'umanità ha delle fissazioni coi record e quindi un buon 4% del mondo occidentale fissa il limite, in modo sfacciatamente opportunistico, a 95 chilometri dal suolo.

E mentre i fortunati e ricchi si godranno una visione della Terra da quell'altezza, agli altri resta da discutere se questi passeggeri di mezzi così potenti e raffinati possano chiamarsi astronauti o qualcosa di simile, come quegli intrepidi e intrepide che si allenano e istruiscono per mesi e mesi con le Agenzie spaziali, che non è proprio una passeggiata con finale in palestra.

In effetti, per i suoi scopi di spionaggio, l'aereonautica militare Usa ha sviluppato aerei che sono riusciti ad arrivare, negli anni '60 e successivi, agli 80 chilometri di altezza, record ancor non battuto da un jet diciamo convenzionale, e a chi pilotava questi mezzi letteralmente stratosferici i militari davano le ali di astronauta.

Poi è diventato più semplice osservare le mosse dei possibili avversari dallo spazio con i satelliti. Vedere la Terra dall’alto è bellissimo certamente, tutti vorremmo anche se da soli 100 chilometri si vede pochino, ma anche questo non è un record: la prima volta fu addirittura subito dopo la II Guerra mondiale quando una potente e terribile V2 nazista, preziosa preda di guerra, fu spedita in aria dagli americani con una telecamera.

La sfida di Blue Origin

New Shepard la capsula progettata da Blue Origin, la società di Bezos che si occupa di spazio, è bella e spaziosa e ha grandi finestre, elemento fondamentale per i turisti.

In più, rispetto al mezzo di Branson, ha un meccanismo di salvataggio in caso qualcosa non vada nel decollo. Sta infatti in cima a un razzo che arriva a 4500 chilometri all'ora e poi, alla massima altezza, lascia la capsula e torna buono buono alla base di lancio, in Texas mentre la capsula stessa vola da sola per 10-11 minuti regalando qualche momento, si parla di 3-4 minuti, della tanto attesa mancanza di peso, che metterà a dura prova lo stomaco di qualcuno dei facoltosi passeggeri in futuro.

La statistica è statistica. Non c'è pilota e i pochi minuti di assenza di peso che i passeggeri si possono godere sono tutti per loro: il pilota è un software di intelligenza artificiale che li riporterà al suolo grazie a robusti paracaduti.

I passeggeri spaziali

A bordo con il temerario Bezos - ogni volo nello spazio è comunque un rischio - c’erano il fratello Mark, 53 anni, Oliver Daemon, studente matricola di Fisica e anche lui figlio di un milionario, che a soli 18 anni è il più giovane passeggero a raggiungere lo spazio, titolo che finora apparteneva a German Titov, che con la Vostok 2 nel 1962 volò con la allora dominante Unione Sovietica.

Ma la simpatia di tutto l'ambiente va alla più vecchia passeggera spaziale salita nella navicella: Wally Funk, oggi 83 anni, che fece parte dello sceltissimo gruppo delle Mercury 13 nei primi anni 60 quando Nasa selezionò e addestrò per lo spazio, ma mai fece volare, un manipolo di donne pilote. Il più giovane e la più vecchia, come è giusto che sia nei record.

Quanto al quinto passeggero, quello che aveva vinto la riffa per l'unico biglietto disponibile per questo primo volo offrendo 28 milioni, non si è presentato per sopravvenuti impegni. Probabilmente gli avranno spiegato che anche godersi tutti quei soldi sulla Terra non è poi così male. Meno avventuroso, questo sì.


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