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Tv digitale, allo studio mini rinvio per il cambio tecnico di settembre

L’opzione del governo per concedere più tempo al ricambio degli apparecchi

di Andrea Biondi e Carmine Fotina

(Adobe Stock)

3' di lettura

Il passaggio al nuovo sistema della tv digitale terrestre, il «Dvb-T2», è una corsa contro il tempo. Il ricambio dei televisori avanza lentissimo, 1,4 milioni di famiglie rischiano di restare senza segnale alla prima delle due scadenze fissate, quella del 1° settembre, e il governo ora studia come correre ai ripari.

In valutazione, tra varie opzioni, c’è anche un mini-rinvio e la possibilità di far convivere per un certo periodo, e almeno per le emittenti nazionali, il vecchio e il nuovo standard. In gergo questo tipo di trasmissione si chiama “simulcast” e potrebbe essere applicato anche dopo la seconda e ancora più rilevante scadenza, che resterebbe comunque fissata a giugno 2022. Al ministero dello Sviluppo economico (Mise) segue attentamente il tema la sottosegretaria Anna Ascani e una soluzione dovrà essere individuata in tempi molto rapidi.

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Ricapitolando, il cambio di standard è necessario per lasciare le attuali frequenze a 700 megahertz a disposizione degli operatori mobili che nel 2018 si aggiudicarono – per una cifra monstre di 6,55 miliardi di euro – le frequenze 5G. Il 1° luglio 2022 si spegnerà definitivamente il digitale Tv ora in uso (Dvb-T) per passare al Dvb-T2. E senza televisori adeguati, o in alternativa decoder ad hoc, gli schermi resteranno bui.

C’è tuttavia una prima scadenza: quella del 1° settembre 2021, quando su tutto il territorio nazionale cambierà lo standard di compressione e codifica passando dall’attuale Mpeg-2 all’Mpeg-4 o livelli superiori. In pratica funzioneranno solo i televisori Hd. Una condizione che, secondo le stime della Fondazione Ugo Bordoni proiettate a fine giugno, taglierebbe fuori 1,4 milioni di famiglie. Considerando invece la scadenza del 2022, le famiglie a rischio di spegnimento sarebbero 11 milioni.

Si confida negli incentivi economici per recuperare terreno e tagliare queste stime o ridurle addirittura a zero nel caso dei televisori Hd. Ma il problema è che finora il bonus tv (50 euro per le famiglie con Isee sotto i 20mila euro a valere su una dote di 150 milioni) è stato un mezzo flop.

Come anticipato dal Sole 24 Ore del 10 giugno, dal 2019 a fine maggio 2021 sono stati erogati 25,6 milioni. Il tutto per 514.193 contributi: 430.487 per nuovi televisori e 83.706 per decoder di cui 67.405 per il dtt e 16.301 per il satellitare. Il ritmo è migliorato sul finire dello scorso anno, dopo l’avvio di un’importante campagna di comunicazione del Mise. E infatti dai 31.821 contributi a settembre si è saliti ai 62.362 di dicembre. Poi però il si è tornati ai livelli precedenti: 35.315 contributi a gennaio di quest’anno; 27.989 a febbraio; 30.577 a marzo; 28.515 ad aprile e 27.791 a maggio. Nel frattempo il nuovo decreto che dovrebbe sbloccare anche i 100 milioni, previsti nell’ultima legge di bilancio, per gli incentivi per il ricambio con rottamazione dei vecchi apparecchi (senza limiti di Isee per i beneficiari) è ancora fermo.

Non è un caso che Confindustria Radio Televisioni abbia inviato al Ministero dello Sviluppo economico due lettere per chiedere correttivi: una datata 3 giugno e un’altra del 7 giugno con l’indice puntato su timori specifici legati alle Tv locali. Si è dissociata Persidera (operatore detentore di Mux e che vende capacità trasmissiva). «Si chiede di eliminare l’obbligo di abbandono totale dei vecchi standard introducendo una flessibilità legata alla diffusione dei nuovi apparecchi nelle case degli italiani» si legge in un punto della lettera del 3 giugno in cui, come altra richiesta si riporta: «Prevedere la facoltà (e non l’obbligatorietà) nell’attivazione dello standard Dvb-T2 fintantoché i livelli di diffusione dei nuovi standard non saranno tali da consentire la diffusione dei programmi alla totalità (o quasi) della popolazione (i primi, ma anche i secondi e i terzi televisori)».

Il confronto fra Confindustria Radio Tv e il Mise si è nel frattempo avviato. A quanto ricostruito dal Sole 24 Ore i tecnici del Ministero, a valle di un incontro dei giorni scorsi, attendono ora proposte da parte dell’industria televisiva che potrebbero arrivare in tempi brevi.

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