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Tv, intoppo sulla nuova tecnologia: allo studio il rinvio dello switch off

All’esame del Mise lo spostamento della data dello switch off di settembre. Campagna incentivi a rilento: acquistati solo 430mila nuovi televisori

di Andrea Biondi

(Imagoeconomica)

3' di lettura

A tre mesi dalla prima deadline per il passaggio al digitale terrestre di nuova generazione, la richiesta del mondo dei broadcaster è perentoria: «Si chiede di eliminare l’obbligo di abbandono totale dei vecchi standard introducendo una flessibilità legata alla diffusione dei nuovi apparecchi nelle case degli italiani».

L’appello al Mise

La lettera inviata da Confindustria Radio Televisioni al Ministero dello Sviluppo economico, e che Il Sole 24 Ore ha potuto visionare, è datata 3 giugno. Ne è seguita un’altra del 7 giugno, indirizzata al ministro Giancarlo Giorgetti e alla sottosegretaria Anna Ascani che sta seguendo il dossier, con l’indice puntato su timori specifici legati alle Tv locali.

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Tutto questo discende dall’arrivo in Italia del nuovo digitale terrestre con relativa liberazione delle frequenze della banda 700 MHz la cui disponibilità passerà dalle Tv al mondo delle Tlc. Accadrà il 1° luglio 2022, quando si spegnerà il digitale Tv ora in uso (Dvb-T) per passare a quello di seconda generazione (Dvb-T2). E senza televisori adeguati, o in alternativa decoder ad hoc, gli schermi resteranno bui.

Nuovo standard di compressione e codifica

Ma la prima tagliola sarà il prossimo 1° settembre quando su tutto il territorio nazionale cambierà lo standard di compressione e codifica (con l’abbandono dell’Mpeg-2 a favore di standard come Mpeg-4 o superiori). Tradotto: funzioneranno solo i televisori Hd e quelli vecchi non più. In vista del doppio switch off, a partire dalla legge di bilancio 2018 sono stati stanziati 150 milioni per incentivare, fino a 50 euro, l’acquisto di nuovi modelli senza rottamazione di quelli vecchi e limitando l’aiuto a famiglie con Isee fino a 20mila euro. La campagna però va a rilento. Secondo i dati a disposizione del Sole 24 Ore e di fonte Mise, dal 2019 a fine maggio sono stati erogati 25 milioni. Il tutto per 430.487 nuovi televisori e 83.706 decoder di cui 67.405 per il dtt e 16.301 per il satellitare. Il ritmo dei contributi è migliorato sul finire dello scorso anno, dopo l’avvio di una importante campagna di comunicazione del Mise. A ogni modo ora è atteso il decreto del Mise che deve sbloccare il nuovo bonus per la rottamazione dei televisori: 100 euro per tutti, senza limite di Isee, a valere su 100 milioni dell’ultima legge di bilancio.

Le richieste degli operatori

Dalla lettera del 3 giugno si è dissociata Persidera (operatore detentore di Mux). «Ad oggi – si legge – è ancora drammaticamente molto elevato e incomprimibile nel breve periodo il numero di apparecchi televisivi non idonei a ricevere la nuova Tv digitale». Cosa fare dunque? Per Confindustria Radio Tv va reso «maggiormente flessibile il processo di progressivo spegnimento delle tecnologie attualmente in uso». Operativamente quindi: «Eliminare l’obbligatorietà di dismissione dell’Mpeg-2 su tutto il territorio nazionale a partire dal 1° settembre 2021». Altro punto: «Prevedere la facoltà (e non l’obbligatorietà) nell’attivazione dello standard Dvb-T2 fintantoché i livelli di diffusione dei nuovi standard non saranno tali da consentire la diffusione dei programmi alla totalità (o quasi) della popolazione (i primi, ma anche i secondi e i terzi televisori)». Il tutto con una deadline: «Occorre fissare entro il 15 giugno 2021 la data di avvio del processo di refarming per la costruzione delle nuove reti e pubblicare il nuovo decreto per la rottamazione dei televisori obsoleti, sostitutivo dell’attuale decreto sul Bonus Tv».

L’allarme tra le tv locali

In questo quadro l’allarme è massimo nel mondo delle Tv locali come si evince anche dalla lettera: «Si ritiene che la data prevista del 1° settembre 2021 per l’avvio del processo di refarming non potrà essere rispettata dall’emittenza locale se non verranno completate le procedure di assegnazione dei diritti d’uso (risultano 18 reti ancora non assegnate, i cui bandi devono essere nuovamente emanati), le procedure di gara per le graduatorie dei fornitori di servizi di media audiovisivi (FSMA) che potranno accedere alla banda trasmissiva e le procedure per l’assegnazione delle nuove numerazioni Lcn». A quanto risulta al Sole 24 Ore il Mise ha preso in esame seriamente la possibilità del rinvio dello switch-off di settembre. Il termine del 2022 invece no. Ma su quello non c’è alcuna richiesta da parte di Confindustria Radio Tv.

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