ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL'indagine R&S Mediobanca

Tv, meno di 10 milioni davanti allo schermo. Balzo di Netflix&Co

di Andrea Fontana


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4' di lettura

Il televisore tradizionale ha meno di 10 milioni di fan italiani visto che si accentua il passaggio degli spettatori alle piattaforme alternative, come la broadband tv, e il balzo degli abbonati tra 2017 e 2018 di Netflix & simili lo certifica. È quanto mostra l'analisi annuale fatta da R&S Mediobanca sull'industria televisiva italiana, un settore che negli ultimi anni ha tenuto nei ricavi, ma non sempre nei profitti , grazie a una raccolta pubblicitaria stabile, alla riforma del canone Rai e alle entrate dei servizi a pagamento.

Salgono a 5,2mln a giugno 2018 gli abbonati dei servizi video on demand
Il pubblico italiano della tv tradizionale continua a calare ed è sceso nel 2017 sotto i 10 milioni di telespettatori giornalieri, mentre si assiste a un balzo degli abbonati sulle piattaforme a pagamento come Netflix, Prime Video, TimVision, NowTv, Infinity e Eurosport Player. Dal 2013 al 2017 la tv tradizionale ha perso circa 500mila telespettatori, in termini di media giornaliera, anche se questo non ha impedito la tenuta della raccolta pubblicitaria (+6,3% complessivo). I trend di ascolto nei cinque anni confermano la discesa delle reti generaliste e l’andamento invece positivo dei canali specializzati. L’indagine di R&S, chiamando in causa gli studi di ITMedia e di EY, mostra poi il progressivo spostamento delle famiglie italiane sulla tv via internet a discapito di digitale terrestre e satellite ed evidenzia i numeri più che raddoppiati dei clienti delle piattaforme a pagamento alternative di video on demand: 5,2 milioni a giugno 2018 contro i 2,3 milioni di giugno 2017.

In 2013-17 scatto Discovery nei ricavi, Sky prima per utili e fatturato
Nel quinquennio 2013-17 il settore televisivo italiano ha accumulato perdite nette per 321 milioni di euro mentre i ricavi sono aumentati del 3,5% grazie all’andamento della raccolta pubblicitaria (+6,3%), alle maggiori entrate della pay-tv (+3,2%) e all’incremento delle entrate del canone Rai (+2,3%).

L’indagine R&S segnala comunque evidenti differenze tra i protagonisti dell’industria televisiva: se nel quinquennio Rai ha cumulato perdite per 214 milioni di euro, chiudendo in utile solo 2013 e 2016, Mediaset ha sommato risultati negativi per totali 167 milioni e La7 ha sempre chiuso gli esercizi in rosso raccogliendo complessivamente un passivo di 89 milioni. In utile invece Discovery Italia(31 mln sui cinque anni) e Sky (118 milioni soprattutto per effetto di 100 milioni di profitti del 2017). Il trend di redditività è comunque in ripresa per tutti i gruppi e, a livello aggregato, è passata dal 3,6% del 2013 al 6,5% del 2017 in termini di rapporto tra utili operativi e fatturato. A livello di ricavi Sky è tornata a essere nel 2017 il gruppo leader a livello nazionale, superando Rai che nel 2016 aveva beneficiato dell’effetto canone: 2,82 miliardi il fatturato della società del gruppo Comcast contro i 2,6 miliardi del rete pubblica.

Rai, il canone più basso d'Europa e il 17% va allo Stato
Il canone della tv pubblica italiana si conferma il più basso in Europa, è l’unico in netto calo negli ultimi anni e in più finisce solo parzialmente nelle casse della Rai. I 90 euro annui a cui si è attestato l’abbonamento Rai – in discesa dai 113,5 euro in vigore fino al 2015 e ai 100 euro del 2016, anno in cui fu introdotto il pagamento nella bolletta elettrica – sono la cifra più bassa rispetto ai 210 in Germania, ai 170 circa del Regno Unito e ai 139 pagati in Francia. Anche in Germania si è assistito a una leggera contrazione(-2,7% rispetto al 2013), mentre inglesi (+3,4%) e francesi (+6%) hanno incrementato la tariffa per il servizio televisivo pubblico. Tornando a Rai, il numero di abbonamenti sembra essersi ormai stabilizzato sopra quota 22milioni (22,48 nel 2017 e previsione in linea per il 2018) e i ricavi da canone per il gruppo si sono attestati a 1,777 miliardi di euro. Lo studio R&S segnala però che la quota del canone pro-capite che viene realmente incassata da Rai è pari a 74,64 euro, cioè l’83% dei 90 euro totali: gli altri 15,4 euro finiscono nelle casse pubbliche sotto forma di tassa di concessione governativa, trattenuta stabilita dalla Legge di Stabilità 2015, extragettito e Iva. Nel 2014 nelle casse di Rai finiva il 93% del canone pro-capite. In Germania, Regno Unito e Francia la quota che va realmente a contribuire ai ricavi della tv pubblica è il 96-98% di quanto pagato degli utenti.

Ascolti, il 2018 delle elezioni fa bene a La7 e Rai3
L’anno elettorale in Italia ha fatto bene agli ascolti televisivi di La7 e Rai3, canali caratterizzati da un palinsesto ampiamente dedicato all’informazione e all’attualità politica. Lo dice la ricerca R&S Mediobanca sul settore televisivo italiano. Nel 2018 – in base alla rielaborazione effettuata su dati Auditel – La7 risulta avere una quota di ascolta del 3,7% nel giorno medio rispetto al 2,9% del 2017, mentre Rai3 passa da 6,3% al 6,7%. Stabili le “ammiraglie” Rai (16,7%) e Canale5 (15,5% da 15,6%), in positivo anche Tv8 di Sky (dall’1,8% al 2%).

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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