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Twitter e DMA: Too Small to be Sanctioned?

Elon Musk ha una dote unica ed estremamente strategica per un “dimissionario” CEO di uno dei più importanti social media del mondo: non riesce a far smettere di parlare di sé.

di Giuseppe Vaciago

(REUTERS)

3' di lettura

Elon Musk ha una dote unica ed estremamente strategica per un “dimissionario” CEO di uno dei più importanti social media del mondo: non riesce a far smettere di parlare di sé. Il casus belli, questa volta, riguarda la possibile violazione delle regole antitrust, in quanto Twitter ha annunciato una nuova politica che prevede l’eliminazione di qualsiasi account o post che promuova siti di social media alternativi, tra cui Facebook, Instagram e Mastodon.
Una scelta di questo tipo sembrerebbe essere astrattamente in grado di far scattare le sanzioni previste dal Digital Markets Act che costituisce il nuovo regolamento europeo relativo a mercati equi e contendibili nel settore digitale entrato in vigore nel mese di novembre del 2022 e in applicazione dal mese di maggio del 2023. Questa norma è nata per contrastare gli abusi di posizione dominante e si applica solo alle aziende considerate “gatekeeper”, ossia fornitrici di piattaforme digitali che rispettino un certo tipo di requisiti che andremo ad analizzare fra poco.
Prima è opportuno comprendere quale tipo di violazione sarebbe astrattamente imputabile a Twitter. L'articolo 6 del Digital Markets Act prevede che il gatekeeper si debba astenere dal garantire un trattamento più favorevole in termini di posizionamento ai servizi e prodotti offerti anche da terzi e, sotto questo profilo, appare sufficientemente certo che il comportamento di Twitter rientri in tale ipotesi.
Rimane da chiedersi se il Digital Market Act sia applicabile a Twitter e la risposta sembra essere più incerta. Infatti, una società può essere definita gatekeeper se raggiunge un fatturato annuo in Europa pari o superiore a 7,5 miliardi di EUR in ciascuno degli ultimi tre esercizi finanziari, o se la sua capitalizzazione di mercato media o il suo valore equo di mercato equivalente era quanto meno pari a 75 miliardi di EUR nell’ultimo esercizio finanziario. La società può essere altresì soggetta se annovera almeno 45 milioni di utenti finali attivi su base mensile, stabiliti o situati nell’Unione, e almeno 10 000 utenti commerciali attivi su base annua stabiliti nell’Unione.
Twitter non sembra avere tali requisiti sul mercato europeo o perlomeno quelli di carattere economico, anche se è indubbio che rappresenti una realtà decisamente importante nel mondo dei social media. Pertanto, viene in soccorso l'art. 17 il quale prevede che la Commissione possa designare come gatekeeper qualsiasi impresa che fornisce servizi di piattaforma di base che soddisfa il requisito dell'impatto e della posizione duratura, ma che non raggiunge ciascuna delle soglie che sono state citate sopra attraverso un’indagine di mercato finalizzata a valutare l'opportunità di designare tale impresa come gatekeeper.
È ancora presto per fare valutazioni così di dettaglio di una normativa che non è ancora oggetto di applicazione e lo sarà a partire dall'anno prossimo, ma è indubbio che queste prime riflessioni creano un clima di incertezza sui vari soggetti che potrebbero soggiacere al Digital Markets Act.
In questo scenario piuttosto tempestoso per Twitter e per il suo attuale proprietario, si innesta un altro episodio che potrebbe avere rilevanza sull'altra normativa europea pensata per il mercato digitale: il regolamento sui servizi digital (Digital Service Act). L'episodio riguarda la sospensione di almeno sette giornalisti del New York Times e del Washington Post che avrebbero, secondo Elon Musk, fatto “doxxing” nei suoi confronti, rivelando informazioni pubbliche su Twitter idonee a localizzarlo.
La decisione è stata fortemente criticata da Věra Jourová, Vicepresidente della Commissione europea per i valori e la trasparenza che ha dichiarato che “Se Twitter non rispetterà il Digital Services Act e il Media Freedom Act, l'azienda californiana riceverà pesanti sanzioni”.
È evidente che ci troviamo di fronte ad uno scenario complesso perché ci pone di fronte un comportamento di una piattaforma in netto contrasto con due normative che entreranno in vigore nel 2023 e nel 2024 e sulle quali l'Europa ha investito molto negli ultimi anni. La cosa però che sorprende di più riguarda il fatto che, allo stato, una di queste normative (il Digital Markets Act) non sarebbe applicabile a un colosso come Twitter, salvo non si ipotizzasse un articolato processo di riconoscimento da parte della Commissione. Nasce, quindi, spontanea la domanda: ma se tale normativa non è applicabile nemmeno a Twitter, come si potrà far applicare alle varie piattaforme decentralizzate che stanno fiorendo nel metaverso come Decentraland?

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