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Twitter sbarca nei bond «spazzatura» per rastrellare 600 milioni di dollari

Sulle orme di Netflix e Uber raccoglieraà 600 milioni attraverso titoli a otto anni con un rendimento del 4,5 per cento. Conta sulla fame degli investitori per le obbligazioni spazzatura di miglior qualità

di Marco Valsania


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(AP)

3' di lettura

New York - Twitter sbarca nei bond spazzatura. Ed è certa, a ragione secondo gli analisti, di avere tutti i “numeri” per un debutto di successo, nonostante i suoi recenti affanni a Wall Street. La società di micro-blogging si è lanciata nella prima operazione di finanziamento attraverso obbligazioni ad alto rischio e alto rendimento per rastrellare 600 milioni di dollari. Più ancora che reperire immediate risorse, quel bottino vuole raggiungere un cruciale obiettivo di ampio respiro: dimostrare che la società non ha perso la fiducia del mercato, mettere a segno un riscatto d'immagine e credibilità finanziaria dopo un deludente bilancio nel terzo trimestre dell’anno.

Rendimenti del 4%
Per conseguire il suo obiettivo Twitter sta collocando titoli non garantiti con scadenza a otto anni e un rendimento forse del 4 per cento. La sottoscrizione è capitanata da JP Morgan, che ha riportato significativo interesse da parte di investitori - tanto che il rendimento offerto è sceso rispetto al 4,5% inizialmente ipotizzato. Perchè? Anzitutto l'operazione è facilitata dal fatto che Twitter ha in realtà un basso indebitamento, concentrato finora in tre emissioni di bond convertibili per un totale di 2,2 miliardi. Non solo: in cassaforte ha liquidità per 5,8 miliardi. E vanta una market cap a Wall Street da oltre 22 miliardi. Vale a dire può vantare un profilo considerato solido e prudente.

Via libera delle agenzie di rating
Questo giudizio è confermato dall'esame effettuato dalle grandi agenzie di rating. S&P ha legittimato con un voto di BB+ i nuovi titoli, vale a dire appena un gradino al di sotto dell’investment grade. Moody’s è stata più severa, affibbiando ai bond un Ba2 che è di due gradini inferiore a titoli considerati di alta qualità. Entrambi i rating inseriscono tuttavia i bond di Twitter nella fascia piu' alta dei junk bond, che non a caso offre un rendimento di oltre un punto percentuale inferiore a quello dell'emissione “spazzatura” media odierna. In sintesi, gli analisti di Moody's hanno riconosciuto che l'azienda ha dimostrato «robusta crescita delle entrate e generazione di casa flow», pur rimanendo «piccola rispetto ai maggiori concorrenti nella pubblicità digitale e nei social network».

“Spazzatura” di qualità
La fascia “premium” dei junk bond che ora ospiterà Twitter - e questa è l'altra ragione di ottimismo - ha ricevuto progressiva attenzione dagli investitori. Esito della loro caccia a rendimenti più elevati pur mantenendo un certo livello di sicurezza, in un mondo altrimenti di ultra-bassi tassi di interesse. Il rendimento complessivo di simili emissioni si è avvicinato quest'anno al 14 per cento e Twitter è in buona compagnia: altri colossi tech e Internet hanno gia' imboccato simili strade, tra i quali Netflix - con emissioni sia sul mercato statunitense che europeo - Tesla e Uber. Non è mancato chi è rimasto scottato: è il caso di coloro che avevano scommesso su WeWork, le cui finanze erano pero' decisamente fragili e sono state trascurate dagli investitori a proprio rischio e pericolo.

Desiderio di riscatto
Per Twitter il debutto nei junk bonds, oltre a voler sfruttare il clima favorevole sul mercato per simili emissioni, ha acquistato un particolare senso di urgenza. È stata scossa da un trimestre che ha visto la crescita del fatturato più debole in due anni, pari al 9%, e utili deludenti. Un rallentamento attribuito a una miscela tossica di problemi tecnici e debolezza del mercato pubblicitario, dal quale deriva oltre i quattro quinti delle entrate. In Borsa ha ormai perso circa un terzo del suo valore da settembre, appesantita dagli ultimi risultati e insidiata da rivali grandi e piccoli, da Facebook come da Snap. Proprio le difficoltà sull'azionario hanno convinto il gruppo a prendere senza indugi l’iniziativa sulla frontiera obbligazionaria. Una frontiera che percepisce molto diversamente il rischio: non è focalizzata sulle prospettive di un’aggressiva crescita dell'azienda, bensì disposta a premiare le sue solide e prudenti condizioni finanziarie odierne.

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