innovazione

Ritirata dal mercato la U-mask, mascherina biotech che fino a ieri spopolava

di Paola Dezza

3' di lettura

Se ne sono viste indossate di tutte i colori, compresa la Red, la mascherina nata per supportare con parte degli introiti il Fondo globale nei programmi che aiutano a proteggere le comunità più vulnerabili dalla minaccia di Covid-19 e HIV.
La storia della U-mask nasce dallo studio della tecnologia per la purificazione dell'aria e che raggiunge il successo di pubblico proprio con la mascherina anti-Covid. Ma di recente il ministero della Salute ha disposto «il divieto di immissione in commercio del dispositivo medico U-Mask Model 2» e «l'adozione della misura del ritiro del medesimo prodotto» dal mercato.

La decisione è stata presa perché i carabinieri del Nas di Trento hanno segnalato al Ministero che le mascherine U-Mask risultavano come dispositivi medici in base a certificazione di un laboratorio «privo di autorizzazione», sottoscritta da un soggetto senza laurea. Il Ministero evidenzia i «potenziali rilevanti rischi per la salute» derivanti «dallìassenza di un regolare processo valutativo». L’azienda però contesta tale provvedimento ed è pronta a portare alla luce nuovi test di laboratorio.

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L’idea alla base delle mascherine è una innovazione nata dalle necessità scaturite dalla pandemia e da un iter di studio per arrivare a un capo all’avanguardia che è diventato un accessorio fashion.

U-Mask è il frutto del lavoro di ricerca e sviluppo di U-Earth, società biotech attiva dal 2009. Fondata da Betta Maggio, la società è una biotech che utilizza il potere della natura per pulire l'atmosfera dall'inquinamento ambientale. Produce, infatti, la prima linea di bioreattori al mondo (purificatori d'aria basati su tecnologie biotech) per la purificazione dell'aria da smog, VOC (Composti Organici Volatili), PM, polveri sottili, metalli pesanti, virus e batteri, AirCel.

La mascherina nasce per esigenze globali. “Avevamo tra i nostri prodotti una mascherina creata per la Mers – racconta Betta Maggio -. A febbraio nell'arco di una settimana i clienti hanno acquistato mille mascherine in stock. Un numero che vendevamo in sei mesi.

Abbiamo capito che a Hong Kong erano preoccupati e quindi abbiamo deciso di studiare una mascherina diversa da quella con la valvola e più specifica per il Covid-19”. U-Mask è stata sviluppata con uno scudo bioattivo riutilizzabile, che impedisce la proliferazione di tutto ciò che viene a contatto con il biostrato interno della mascherina. Il filtro intrappola così i patogeni all'interno della mascherina dove un principio attivo ne distrugge la membrana cellulare, autosanificandosi.

Un occhio attento ne ha studiato anche il design perché la forma della mascherina sia confortevole adattandosi al volto, permettendo però una buona respirabilità. “Abbiamo studiato cover di design colorate e una forma accattivante – dice ancora l'intervistata – perché spesso la gente non si metteva mascherina perché era brutta e scomoda. A quel punto abbiamo studiato una mascherina ergonomica, comoda, per tutto il giorno, duratura e sostenibile (tema importante per noi)”.

«U-Mask ha seguito tutte le fasi di test e controlli necessari per ottenere la conformità alla norma EN14683 che è l'unico standard che tiene conto del BFE (Bacterial Filtration Efficiency)» dichiarano dalla società. Sul sito della società si legge: «Le attività di prova sono state condotte nella sede dei laboratori Clodia MICROBIOLOGY LABS and BIOTECH R&D di Bolzano che operano in conformità alla norma UNI EN ISO CEI/IEC 17025:2018».​

La mascherina U-mask Model 2 è registrata come Dispositivo Medico di Classe 1 e non come DPI.

All'esterno Nylon rigenerato al 100%, recuperato da plastiche degli oceani e da bottiglie che viene filato con un particolare procedimento, all'interno il tessuto non tessuto. Il refill ha uno strato interno auto-sanificante, una tecnologia innovativa naturale e assolutamente atossica per l'uomo, che offre risultati garantiti per almeno 150-200 ore di utilizzo efficace.“Oggi produciamo 20mila pezzi al giorno – spiega -. Al momento vendiamo solo online, mentre nelle farmacie si trova un unico modello specifico. Oggi sono 1.500 le farmacie affiliate. Stiamo lavorando anche molto su edizioni speciali per la Formula Uno e il Moto GP”. Tanti i progetti in co-branding, anche nel mondo della solidarietà e beneficienza.

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