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Uber commissariata: 21 rider ammessi parti civili in udienza a Milano

Il Gup Teresa De Pascale ha ammesso come parti civili, nell’udienza preliminare a carico dei manager di Uber Italy, i fattorini della piattaforma di delivery food

di Redazione Impresa e Territori

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Il Gup Teresa De Pascale ha ammesso come parti civili, nell’udienza preliminare a carico dei manager di Uber Italy, i fattorini della piattaforma di delivery food


3' di lettura

Ventuno rider sono entrati come parti civili, ammessi dal Gup, nell'udienza preliminare a carico, tra gli altri, di Gloria Bresciani, imputata in qualità all'epoca di manager di Uber Italy nel procedimento per caporalato. Indagini del pm di Milano Paolo Storari che, il 29 maggio scorso, avevano portato il Tribunale a disporre, con un provvedimento mai preso prima nei confronti di una piattaforma di delivery, il commissariamento della filiale del colosso americano. Il gup Teresa De Pascale ha anche citato Uber Italy come responsabile civile. «Vogliamo essere lavoratori normali» hanno detto ai cronisti 2 rider presenti in udienza.

I 21 rider parti civili

I 21 rider, assistiti dai legali Gianluca Vitale, Giulia Druetta, Laura Martinelli, Sergio Bonetto e Maurizio Riverditi, sono stati ammessi come parti civili dal Gup che ha aggiornato l'udienza al prossimo 26 marzo, dopo aver decretato, sempre su richiesta dei legali delle parti civili, anche la citazione di Uber Italy come responsabile civile.
La società indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa, ma la cui posizione è stata stralciata (non è in udienza preliminare), potrà chiedere al Gup l'esclusione dalla posizione di responsabile civile.I rider del servizio “Uber eats”, come emerso dalle indagini del pm Paolo Storari e del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, venivano «pagati a cottimo 3 euro a consegna», «derubati» delle mance e «puniti» se si ribellavano.
Bresciani è accusata di caporalato in concorso con Giuseppe e Leonardo Moltini (il primo ha scelto l'abbreviato e il secondo punta a patteggiare, versando 5mila euro alla “brigata per il tampone sospeso”) e Danilo Donnini (in abbreviato), responsabili delle società di intermediazione Frc e Flash Road City (la Frc è indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa).
Gli altri 5 imputati rispondono di reati fiscali (una ha scelto di patteggiare). «Abbiamo deciso di entrare nel procedimento - hanno spiegato i 2 rider presenti - perché le condizioni di lavoro non erano appropriate, venivamo pagati sempre 3 euro a prescindere dalla consegna. E il problema principale anche adesso (non lavorano più per Uber, ndr) - hanno aggiunto - è che non c'è sicurezza sul lavoro».Davanti alla Sezione misure di prevenzione del Tribunale milanese (presidente Fabio Roia) riprenderà con udienza a marzo il procedimento sulla prosecuzione o meno del commissariamento di Uber Italy.

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Parte causa civile a Torino

Il 26 gennaio al Tribunale di Torino prenderà il via «la causa civile intentata contro Uber e l'intermediaria Frc e nella quale abbiamo chiesto che ai rider vengano riconosciute le differenze retributive tra il contratto collettivo e ciò che, invece, davvero percepivano, ossia 200-300 euro al mese». Lo hanno spiegato gli avvocati Gianluca Vitale e Giulia Druetta al Palazzo di Giustizia di Milano per l'udienza preliminare sul caporalato contestato ad una manager di Uber Italy (ora sospesa) e ad altri imputati.
Udienza in cui si sono costituti 21 fattorini che, principalmente a Torino, facevano le consegne di cibo a domicilio per il servizio Uber Eats.Una causa che, come hanno chiarito i legali, vedrà al centro anche la «violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro».Sul fronte penale, hanno chiarito, la Procura «inserisce questa violazione all'interno della contestazione sullo sfruttamento del lavoro».
I rider, hanno spiegato i difensori, «devono essere pagati in modo dignitoso e devono essere trattati come lavoratori subordinati, il Governo su questo non è ancora intervenuto e così ci devono mettere una pezza i Tribunali, le ultime decisioni sono state importanti».Le condizioni di lavoro attuali, hanno detto ancora gli avvocati, «non sono migliorate, in media il pagamento è di 6 euro all'ora e la situazione è perfino peggiorata dopo il contratto collettivo firmato con Ugl».

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