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Uber alla conquista di GrubHub per creare l’impero delle consegne di cibo e pasti

L’offerta multimiliardaria darebbe vita a un leader con il 50% del mercato, rilanciando timori di monopoli nella new economy all’ombra del Covid-19

di Marco Valsania

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(Reuters)

L’offerta multimiliardaria darebbe vita a un leader con il 50% del mercato, rilanciando timori di monopoli nella new economy all’ombra del Covid-19


3' di lettura

NEW YORK - Il takeover dell'anno? Forse non tra quelli che Wall Street si sarebbe aspettata ancora poche settimane or sono. Ma un deal che potrebbe ugualmente avere profonde ripercussioni e fornire uno spartito per le neo-concentrazioni. Uber vuole comprare GrubHub, facendo balenare la nascita di un colosso - e forse lo spettro di una nuova generazione di monopoli da concepire all'ombra del coronavirus - nel business oggi esploso delle consegne a dominio di cibi e pasti. Assieme i due gruppi vantano la metà del mercato.

La mossa di Uber - sotto forma di un accordo interamente in titoli svelata dal Wall Street Journal e Bloomberg - evidenzia come la pandemia abbia congelato molte operazioni di fusione e acquisizione, ma ne possa portare alla ribalta altre. In settori al centro dell'attenzione e con crescente domanda proprio per le precauzioni sanitarie e i lockdown. I titoli dei GrubHub si sono impennati del 36% sull'onda delle notizie su negoziati pure ancora in corso. Anche Uber ha visto un guadagno del 7%, segno insolito (abitualmmente la quotazione del compratore scivola) della fiducia degli investitori nell'esito dell'operazione in termini di performance.

Colosso da 60 miliardi in Borsa
Il nuovo gruppo, se un merger andasse in porto, avrebbe un possibile valore in Borsa di oltre 60 miliardi, con i 59 di Uber e i 5,8 della sua preda. Assieme, come accennato, avrebbero il controllo di una quota di mercato del 50%, sommando il 30% di GrubHub e il 20% di Uber, superando l'attuale leader del segmento DoorDash, che ha il 35% e al momento è quello apparso più agile e in maggior crescita. Il board di Uber dovrebbe considerare in dettaglio il merger nei prossimi giorni e settimane, per finalizzare decisioni entro il mese.

Paure di monopolio
La transizione in discussione, dati alla mano, solleva anche un ulteriore, più generale, interrogativo: se minacci di moltiplicare il rischio di pericolose o dannose, per consumatori e aziende, concentrazioni in settori tech e Internet. Un fenomeno già denunciato per distorsioni da molti critici - compresa la Federal Reserve che vi dedicò un intero simposio a Jackson Hole alcuni anni or sono - prima della sfida del contagio. Nell'attuale campagna elettorale alcuni leader politici democratici si sono caratterizzati per proposte di breakup di giganti tech e Internet.

Che la pressione a studiare nuove combinazioni non sia isolata, nell'era del Covid, lo dimostrano le voci su altri potenziali deal: solo nei giorni scorsi si sono diffuse voci non confermate di un interesse a mobilitarsi da parte di un altro protagonista dell'economia digitale, Amazon che tra le sue attività ha anche lo streaming di contenuto con il servizio Prime e la produzione di film e show con Amazon Studios. Il gruppo di Jeff Bezos avrebbe preso di mira la catena di cinema Amc, la più grande al mondo, oggi di fatto paralizzata ovunque. I rumors sono bastati a far impennare il titolo - in fortissimo ribasso fino a una market cap ridotta a 200 milioni, poi risalita attorno al mezzo mliardo - anche di oltre il 50 per cento.

Commissioni salate
Nel caso di Uber e GrubHub i due gruppi sono già al centro di dure polemiche sia per i costi esorbitanti imposti ai clienti, commissioni ai ristoranti del 30% e oltre, e per il modello di business stesso, con l'inadeguata sicurezza offerta a molti lavoratori, soprattutto gli autisti, e la loro classificazione come indipendenti. Nei fatti, accusano i critici, avrebbero già oggi formato un informale cartello in grado di controllare i prezzi, insostenibili per molti piccoli ristoratori che ormai scarsissimi margini. Una concentrazione potrebbe avere effetti ancora più problematici per il mercato e l’economia reale, dove la ristorazione e retail hanno perso un numero epico di posti di lavoro.

Il gioiello Uber Eats
Uber controlla Uber Eats, che è diventata la gemma della sua performance nell'ultimo trimestre con una crescita dell'89% mentre l’intero gruppo perdeva 2,9 miliardi vedeva quasi azzerate le corse auto per i passeggeri. Uber ha adesso messo sul tavolo una nuova mossa di espansione e diversificazione dalla sua originale attività di alternativa ai taxi: 2,15 titoli per ciascuna azione di GrubHub, un valore pari a 68 dollari per azione.

Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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