VERSO IL DEBUTTO A WALL STREET

Uber, ecco il prospetto per l’Ipo da 100 miliardi: forti perdite e crescita in frenata

di Marco Valsania

(Epa)

3' di lettura

NEW YORK - Uber apre i libri per far scattare il conto alla rovescia verso il suo attesissimo collocamento azionario iniziale del mese prossimo, il più grande dallo sbarco a Wall Street di Alibaba nel 2014. Un debutto però adesso mitigato nelle attese per la nuova cautela mostrata dagli investitori al cospetto dei colossi tech e Internet gravati da pesanti perdite e con una crescita in frenata - passivi e rallentamenti che adesso emergono dalla documentazione di Uber.

Il leader del trasporto alternativo - nato dieci anni or sono, presente in oltre 60 paesi e impegnato anche negli scooter come nella consegna di pasti e nella logistica - ha rivelato in un ampio prospetto S-1 depositato ieri notte presso la Sec di aver perso sul piano operativo 1,8 miliardi l'anno scorso, una volta esclusi alcuni guadagni straordinari realizzati con cessioni di attività. Solo grazie a quelle vendite di asset, in Russia e Asia, ha registrato un profitto netto di oltre 997 milioni. Tra il 2016 e il 2018 il passivo accumulato è stato di quasi dieci miliardi.

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Il giro d'affari, 11,3 miliardi nel 2018, è salito del 42% ma anche qui affiorano interrogativi: questa marcia è stata inferiore al raddoppio delle revenue dal quale era reduce. Il numero di utenti mensili è balzato del 34% a 91 milioni nell'ultimo anno e sua volta era cresciuto ben di più, del 51%, nel 2017. Sole cinque città contano inoltre per un quarto delle prenotazioni di corse, una dipendenza che suscita timori: Los Angeles, New York, San Francisco, Londra e San Paolo. Nel frattempo le spese annuali per far fronte alla concorrenza e sostenere l'espansione continuano invece ad aumentare, del 19% s 14,3 miliardi.

La maggior prudenza sull'Ipo, che potrebbe rastrellare dieci miliardi di dollari, ha visto aspettative ridimensionate di valutazione dell'azienda, perquanto sempre molto alte: si parla di 100 miliardi di dollari, sopra i 76 miliardi dato dall'ultimo round di finanziamenti ma in declino rispetto a iniziali ipotesi di 120 miliardi. Il titolo secondo indiscrezioni potrebbe essere offerto tra i 48 e i 55 dollari. Ieri sera Uber non ha formalmente svelato quale esatta valutazione cerchi dal mercato.

A pesare, accanto alle performance finanziarie, è anche il nervosismo generato dallo sbarco in Borsa della rivale Lyft ad una valutazione da 24 miliardi. Dopo un iniziale slancio Lyft ha visto il titolo scivolare sotto il prezzo di collocamento. La società di social media e ricerca di immagini Pinterest ha da parte sua appena avviato un road show per la quotazione nei prossimi giorni scegliendo volontariamente una valutazione al di sotto del livello raggiunto con l'ultimo suo giro di raccolta fondi.

Uber, nonostante le incognite, ha continuato a promettere crescita. «Non saremo timidi nell'investire e nell'affrontare sacrifici finanziari di breve termine quando vediamo vantaggi chiari nel lungo periodo», ha indicato il chief executive Dara Khosrowshahi, in carica dal 2017 per risanare l'azienda da scandali etici che hanno pesato anche sul business, un impatto riconosciuto anche dal prospetto presentato ora alla Sec. Un'altra sfida potenziale, definita addirittura esistenziale, secondo il documento è rappresentata dal rischio che gli autisti debbano essere classificati come dipendenti e con come liberi professionisti, un cambiamento che moltiplicherebbe i costi aziendali aggiungendo benefit. Migliaia di autisti hanno fatto causa al gruppo sostenendo di essere trattati in modo scorretto e per ottenere l'assunzione. La società ha finora risposto offrendo premi variabili.

Tra le note più positive evidenziate dal prospetto, invece, c'è la marcia di Uber Eats, l'attività nella consegna di pasti. Il food delivery service ha mostrato entrate addirittura triplicate a 1,5 miliardi, validando gli sforzi di diversificazione dell'azienda proprio mentre il core business del trasporto passeggeri in auto rallenta. Uber Eats rappresenta ora il 13% del totale delle revenue. Di recente Uber, inseguendo un continuo dinamismo, ha anche rilevato una rivale in Medio Oriente, Careem, per 1,3 miliardi. E ha cercato investimenti dal colosso giapponese SoftBank, già principale azionista della società con una quota del 16%, per lo sviluppo di veicoli self-driving.

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