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Uber perde 3 miliardi e corre ai ripari con nuovi tagli dei costi

I conti del leader del ride-hailing e della rivale Lyft dimostrano la crisi della sharing economy paralizzata dal coronavirus. Bene solo Uber Eats

di Marco Valsania

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(AFP)

I conti del leader del ride-hailing e della rivale Lyft dimostrano la crisi della sharing economy paralizzata dal coronavirus. Bene solo Uber Eats


4' di lettura

La corsa del leader americano nel ride-hailing Uber si è infranta contro un muro di perdite nel primo trimestre del 2020, un passivo triplicato a quasi tre miliardi di dollari dall'anno scorso. Wall Street ha ancora offerto un voto di fiducia alla società: il titolo nel dopo mercato ha guadagnato terreno, dando credito all'impegno sfoggiato dai vertici aziendali davanti alla continua sfida della pandemia. Ma i conti di Uber hanno sollevato il sipario su una sharing economy oggi messa in ginocchio dal blocco dell'economia malata di pandemia, in particolare dalla paralisi di viaggi e turismo che ne sono motore essenziale. E sui protagonisti di una rivoluzione il cui futuro potrebbe adesso essere tutto da ridisegnare.

Tagli e promesse
Il giro d'affari trimestrale di Uber è salito del 14% a 3,54 miliardi, battendo leggermente le attese. E i top executive hanno osservato un recente recupero del business. Hanno però definito quei segnali “disomogenei” e modesti, dopo che in aprile, all'inizio del secondo trimestre, le prenotazioni hanno attraversato il mese più difficile, quasi azzerate da un crollo dell'80 per cento. In risposta alla crisi, i top executive del colosso americano del trasporto alternativo, hanno cosi' soprattutto messo mano a draconiane strategia di risparmio e a nuove promesse per il futuro: sono stati annunciati tagli dei costi fissi per un miliardo di dollari ed è stato ribadito che “la priorità strategica” rimane arrivare in attivo “il più presto possibile”.

L'ottimismo del Ceo
L'amministratore delegato Dana Khosrowshahi ha affermato, durante la conference call con gli analisti, di “credere che il trauma causato dal Covid-19 avrà un impatto sul calendario dei nostri obiettivi misurato in trimestri e non in anni”. Insomma, si è detto convinto che una ripresa, se non proprio dietro l'angolo, è comunque prevedibile per il modello di business del gruppo.

E la realtà della crisi
L'ottimismo del Ceo non contagia tutti. E' vero che tra gennaio e marzo la perdita del leader del ride-hailing è stata aggravata da svalutazioni straordinarie per oltre due miliardi legate a investimenti in società asiatiche del settore, Didi e Grab, a loro volta colpiti dal virus. Gli analisti avevano tuttavia previsto una perdita di 84 centesimi per azione, meno della metà di quanto riportato. E i timori per la crisi evidenziata dalle perdite - anche se in queste ore non hanno turbato la Borsa, nè il messaggio del Ceo - sono rimasti: gli effetti del coronavirus potrebbero farsi sentire nel lungo periodo, sia in termini di aumenti dei costi che di fatica nella ripresa del business.

L'emergenza
E' da questa emergenza che sono scattate le manovre di risparmio. Sono cominciate con il licenziamento di 3.700 dipendenti, pari al 14% della forza lavoro regolarmente assunta. Ulteriori tagli, ha ora rivelato il gruppo, avverranno nelle spese di marketing e grazie al rinvio di alcuni investimenti. Khosrowshahi, come altri ceo della Corporate America, nel clima di difficoltà ha rinunciato al salario di base, anche se questa è tradizionalmente la componente più piccola dei pacchetti di compensi. Simili mosse, assieme, hanno aiutato a convincere gli investitori a spingere Uber a guadagnare il 5% nel dopo mercato, rafforzando un rialzo dell'11% nel corso della seduta precedente. Da inizio anno il titolo ha preso oltre il 4 per cento.

Uber Eats, nuovo punto di forza?
Nel trimestre scorso Uber ha evidenziato alcuni nuovi punti di forza nell'era del coronavirus e del social distancing, anzitutto la consegna a domicilio di pasti attraverso il servizio Uber Eats che ha registrato un incremento di oltre il 50% delle entrate a 819 milioni di dollari. L'azienda spera l'incremento rifletta un'evoluzione almeno in parte duratura nella domanda dei consumatori. “L'opportunità creata da Uber Eats è diventata ancora più significativa”, ha dichiarato il Ceo Khosrowshahi, ipotizzando espansioni del servizio anche piu' in generale ai retailer - vale a dire un diverso equilibrio possibile nel core business di domani, post-pandemia. Dubbi, però, non mancano neppure qui. Le elevate commissioni imposte dal servizio ai ristoranti, spesso oltre il 30%, hanno generato polemiche e accuse di speculazione, generando proposte da parte di ristoratori di escludere simili intermediari e creare direttamente pool indipendenti per la consegne.

Le perdite di Lyft
Uber era stata preceduta, nel presentare il bilancio, dalla più piccola rivale Lyft, che aveva reso noto un andamento paragonabile. Aveva a sua volta riportato una perdita, pari a 398,1 milioni, con entrate per 955,7 milioni. Lyft ha reagito licenziando il 17% della forza lavoro, circa 1.300 dipendenti, e tagliando gli stipendi dei restanti tra il 10% e il 30 per cento. I membri del suo consiglio di amministrazione rinunceranno al 30% dei compensi in contanti. I titoli dell'azienda hanno anch'essi guadagnato terreno, salendo ieri del 21%, dopo che i risultati hanno sorpreso positivamente, ancor più di Uber, sia sul fronte del fatturato che degli utenti: questi ultimi nei primi tre mesi dell'anno sono aumentati del 3% a 21,2 milioni.

I rischi dello sharing
Le performance in borsa non alleviano il rischio che Uber e Lyft, alla luce dei bilanci, siano ormai diventate le bandiere di una vasta sharing economy che, dopo anni di crescita, oggi è messa, per la prima volta nella sua storia, alla prova e alle corde da una dura recessione. I segni concreti di fragilità in presenza di rovesci si stanno moltiplicando: Airbnb, nell'ospitalità alternativa, ha visto evaporare piani di collocamento azionario dopo aver raggiunto valutazioni da 31 miliardi di dollari e ha messo mano invece a accelerate riduzioni dei costi e alla raccolta di fondi d'emergenza. Ha a sua volta licenziato un quarto della forza lavoro, 1.900 dipendenti.

Le polemiche oltre le crisi
La crisi non è l'unico, serio ostacolo sulla strada di questi gruppi e di un loro riscatto nelle vesti attuali. Uber, come Lyft, e' obiettivo di crociate legali contro lo sfruttamento indebito degli autisti, classificati alla stregua di professionisti esterni e precari anzichè come dipendenti con maggiori diritti e benefit. La California, che ha passato una legge con criteri più severi nel trattamento dei lavoratori sulla base di mansioni e ruolo nel core business dell'azienda, ha denunciato sia Uber che Lyft per violazione della normativa. Il ricorso è stato presentato dalla procura generale dello stato e da diverse autorità locali.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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