La decisione

Ubi Banca, Cattolica aderisce all’Ops di Intesa Sanpaolo. Cuneo ribadisce il no

Il cda dell’istituto di assicurazioni che fa parte del patto Car di Ubi Banca con una quota dell’1% dà l’ok al progetto di fusione

La sorpresa di Ubi Banca dopo l'offerta di Intesa

Il cda dell’istituto di assicurazioni che fa parte del patto Car di Ubi Banca con una quota dell’1% dà l’ok al progetto di fusione


2' di lettura

Il cda di Cattolica Assicurazioni, ritenuto il proprio interesse alla luce sia delle autorizzazioni di vigilanza ottenute dall’offerente, sia del comunicato dell’emittente, sia ancora dell’andamento del mercato, ha deliberato all’unanimità di aderire all’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo sulle azioni Ubi Banca. Lo si legge in una nota. Cattolica, che aderisce al patto Car di Ubi Banca, detiene una quota di circa l’1% nel capitale dell’istituto guidato da Victor Massiah. Non di sola ops Intesa Sanpaolo-Ubi è stata caratterizzata comunque la giornata di Cattolica.

Car: Cattolica spinta da motivi non comuni ai soci

«La scelta di Cattolica appare essere probabilmente una scelta motivata da ragioni che non sono comuni a quelli della generalità degli azionisti di Ubi Banca». Si esprimono così fonti vicine al Car, il patto dei grandi azionisti di Ubi Banca, finora contrario all’ops di Intesa, commentano la scelta dell’istituto assicurativo

Bedoni: «La trasformazione in spa è scelta obbligata»

L’operazione Generali ha «difeso Cattolica» da «chi voleva distruggerne il valore per soci e azionisti, calpestando la nostra realtà» e «qualsiasi scelta diversa dalla trasformazione in Spa per seguire l’aumento di capitale, metterebbe in grave rischio la forza della nostra Compagnia, la sua capacità futura di essere protagonista nel mercato». Lo ha dichiarato il presidente dell’istituto assicurativo Paolo Bedoni in un messaggio a dipendenti e agenti, invitandoli a non considerare la spa «come un tabu» e sottolineando come con Generali si sia voluto «identificare un partner solido e affidabile per dare sicurezza a tutta l’azienda».

Il 2 luglio scorso, ad aprire una breccia nel fronte contrario all’ops è stato un azionista di peso come la Fondazione Banca Monte di Lombardia. «Come Fondazione Banca del Monte di Lombardia, siamo disponibili a valutare e studiare i termini dell'offerta lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi, di cui siamo soci. Ciò che ci interessa è la tutela del territorio e la valorizzazione dell'investimento della Fondazione», ha spiegato lo storico presidente Aldo Poli al Sole24Ore.
L'ente pavese - che controlla il 4,96% della banca ex popolare -, lascia di fatto aperta la porta all'adesione all'Ops, ipotesi che, qualora prendesse corpo, creerebbe una crepa nel Comitato azionisti di riferimento (19%), da subito contrario all'operazione.

Fondazione Cr Cuneo: Ops non conforme ad attese

Di tutt’altro avviso la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo,tra i principali azionisti di Ubi Banca con una quota del 5,9% del capitale. «Oggi - recita una nota - il Consiglio di Amministrazione e il Consiglio Generale della Fondazione CRC, la quale aderisce al Patto di consultazione CAR, si sono nuovamente riuniti per valutare l'evoluzione dell'Offerta Pubblica di Scambio lanciata lo scorso 17 febbraio da Intesa Sanpaolo su UBI Banca. Gli Organi della Fondazione hanno confermato che l'OPS di Intesa Sanpaolo, come attualmente prospettata, presenta elementi non conformi alle attese della stessa Fondazione». La nota della Fondazione prosegue aggiungendo che «conseguentemente, ribadendo la più ampia fiducia nell'operato del Presidente Genta, il Consiglio Generale all'unanimità gli ha conferito mandato di proseguire nelle attività di istruttoria e interlocuzione con i vari soggetti coinvolti. Ogni ulteriore elemento per le più opportune valutazioni verrà portato all'attenzione del Consiglio Generale in occasione della prossima seduta».

(Articolo aggiornato il 14 luglio alle 18.20)

Per approfondire

Intesa-Ubi, perché l’offerta ha fatto ripartire il risiko bancario

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