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Ubi Banca, il ceo Massiah: «Nel 2019 avremo un utile migliore del 2018»

di Luca Davi


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3' di lettura

Ubi Banca ha eletto il nuovo board che la condurrà per i prossimi tre anni. Presidente del nuovo Cda, il primo secondo lo schema di governance monistico, è stata nominata Letizia Moratti (che fino ad oggi ricopriva il ruolo di presidente del consiglio di Gestione) mentre Roberto Nicastro è il vicepresidente. Confermato il ceo Victor Massiah al timone della banca. La lista dell nuovo board, con complessivi 15 componenti (di cui 5 relativi al Comitato di controllo della gestione) è stato approvata dal 98,9% dal capitale presente all’assemblea dei soci, in corso alla Fiera di Bergamo. In assemblea, al momento del voto, era presente circa il 40,2% del capitale della banca. A favore dell’unica lista presentata dai soci storici di Brescia e Bergamo e delle fondazioni Caricuneo e Banca del Monte di Lombardia - uniti in un patto di consultazione e voto che ha vincolato il 21,5% del capitale della banca - hanno votato dunque anche i fondi di investimento, che non hanno presentato una lista di minoranza.

Il ceo di Ubi Banca Victor Massiah durante il suo intervento ha promesso agli azionisti di chiudere il 2019 con un risultato netto migliore di quello del 2018, quando la banca aveva chiuso con un utile di 425 milioni, il miglior risultato degli ultimi dieci anni. «Nel 2019 riteniamo di fare un utile migliore del 2018 e confermo questa attesa», ha detto il manager.

Massiah ha anche sottolineato i risultati ottenuti dalla banca lombardo-piemontese sin dalla sua creazione datata aprile 2007. «Nei 10 peggiori anni degli ultimi cento anni abbiamo distribuito 1,7 miliardi di dividendi, e siamo stati l’unica tra le principali banche ad aver sempre distribuito un dividendo». Ubi Banca, ha ricordato il manager, ha visto crescere negli ultimi dieci anni il patrimonio netto tangibile da 5,2 miliardi del 2007 a quello attuale di 7 miliardi, considerando gli aumenti di capitale da 1,6 miliardi effettuati nel periodo e i dividendi distribuiti, pari a 1,7 miliardi.

Confermata la volontà di varare un nuovo piano industriale, che indicativamente dovrebbe essere presentato entro fine anno. Una mossa che nasce dal cambio dello scenario macro-economico: «il Pil crescerà meno di quanto previsto a piano, i tassi sono attesi negativi fino almeno a fine 2020, lo spread era previsto sotto 150 punti base». Nel contempo, «abbiamo fatto prima del previsto sulle cose che potevamo controllare: sugli oneri operativi siamo già arrivati al target fine piano, così come sul derisking». Di conseguenza Ubi andrà «a riscrivere il nuovo piano con obiettivi molto più ambiziosi su costi e qualità del credito e con un modo diverso di andare a cercarci ricavi in uno scenario di tassi ancora particolarmente ostile per una banca commerciale».

A proposito della patto, il presidente della fondazione di Cuneo, Giandomenico Genta, che ha voluto aprire il patto di consultazione a nuovi soci, aprendo così una nuova possibile fase. Dopo il «percorso di successo» della presentazione di una lista unitaria «sarebbe poco utile alla banca» se «non si andasse oltre per costruire quello che è un auspicio di molti: un patto tra i soci storici e tra i nuovi soci che vorranno aderirvi per offrire a questa azienda robuste fondamenta su cui costruire sviluppo». Parole che vanno lette in una prospettiva di M&A, processo a cui Ubi potrebbe prendere parte nei prossimi mesi, e per cui Genta auspica si mantenga un «atteggiamento di prudenza e di valutazione oggettiva delle opportunità» e che si facciano «solo i passi capaci di creare valore per la banca, il territorio e gli azionisti».

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