L’assemblea dei soci

Ubi Banca, via libera all’aumento di capitale da 400 milioni

di Paolo Paronetto

2' di lettura

Via libera degli azionisti di Ubi Banca all'aumento di capitale da 400 milioni messo in cantiere per l'acquisizione delle nuove Banca Marche, Etruria e Carichieti. L'assemblea straordinaria dell'istituto, dopo cinque ore di lavori, ha approvato l'operazione con il “sì” del 99,8% delle azioni presenti al momento del voto, rappresentative del 39,9% del capitale. La ricapitalizzazione ha ottenuto l'appoggio esplicito, tra gli altri, della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, primo socio “di territorio” dell'istituto con il 5,9% del capitale.

Nel corso del suo intervento il presidente dell'ente, Giandomenico Genta, ha inoltre auspicato la creazione di «un tavolo di confronto con l'obiettivo costruire nuove collaborazioni più forti, più ampie e più rappresentative delle tante anime e dei tanti territori in cui la banca opera». Un appello che suona come una chiamata a difesa dell'identità dell'istituto, da un anno e mezzo diventato Spa, dopo che nella primavera dello scorso anno il voto assembleare aveva sancito la supremazia dei fondi di investimento.

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La lettura del libro soci, effettuata all'apertura dei lavori dal presidente del consiglio di sorveglianza Andrea Moltrasio, ha confermato del resto la presenza, in posizione di primo azionista, dei fondi Silchester International Investors, che hanno arrotondato la loro partecipazione al 7,2% del capitale dal 6,9% detenuto in occasione dell'assemblea del 14 ottobre scorso.

A dieci anni dalla creazione di Ubi Banca (l'istituto è nato nel 2007 dalla fusione tra Bpu e Banca Lombarda), i soci cominciano anche a guardare a possibili modifiche della governance. Archiviata la creazione della Banca Unica (anche se naturalmente restano da integrare Etruria, Marche e Chieti), Genta ha infatti indicato la prospettiva di arrivare al «superamento dell'attuale modello di governance duale», poiché «sarebbe un passaggio importante che condurrebbe a una governance più snella con flussi informativi più veloci e processi decisionali più rapidi ed efficaci». Ipotesi accolta tuttavia con freddezza da Moltrasio che, pur ammettendo l'attenzione «sempre altissima» sulla governance e sul suo perfezionamento, ha invitato i soci a concentrarsi «sulle questioni fondamentali», senza lasciarsi «imbambolare dai luoghi comuni per cui una volta tutti volevano il duale e adesso no, perché sembra che implichi qualcosa di doppio: non è così e ci sono grandi banche nel mondo che lo utilizzano con successo».

L'assemblea, intanto, in sede ordinaria ha archiviato l'esercizio 2016 approvando la copertura della perdita da 830 milioni e la distribuzione del dividendo da 0,11 euro per azione. Quanto all'andamento del business, il consigliere delegato Victor Massiah ha sottolineato che nei primi mesi del 2017 si è «assistito a una buona tenuta degli impieghi anche se ancora non si vede un importante rimbalzo di uscita dalla crisi». La buona notizia è l'ulteriore «riduzione dei flussi di nuovo credito problematico», che si attestano a «una dimensione inferiore anche ai livelli pre crisi». «Anche dal punto di vista del mercato in generale, questo è il segnale più importante», ha concluso il banchiere.

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