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Ubi cambia governance: pronto l’addio al duale

di Marco Ferrando

(FOTOGRAMMA)

2' di lettura

Nel 2014 proprio di questi tempi era stato il ceo di Ubi, Victor Massiah, a salire in cattedra e raccontare al Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo, alle prese con la riforma della governance, le virtù del sistema duale che a Bergamo e Brescia si è adottato fin dal principio. In tre anni le parti si sono invertite: adesso è all’ex popolare che si medita un cambio di organizzazione nel nome di una maggiore efficienza e leggerezza, e nei giorni scorsi si sono approfonditi in particolare i casi del Santander e di Deutsche Bank.

Ieri, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, il tema ha ancora tenuto banco nella Sorveglianza presieduta da Andrea Moltrasio (che è anche a capo del gruppo di lavoro sulla governance) e ormai tutto lascia intendere che si stiano per seguire le orme di Intesa Sanpaolo: addio al duale e scelta del monistico, con integrazione dell’organo di sorveglianza all’interno del consiglio di amministrazione sottoforma di comitato di controllo. Il cantiere è aperto e l’esito non ancora del tutto certo, ma dopo gli ultimi approfondimenti il board si sarebbe compattato sul monistico, e si starebbe tentando di bruciare le tappe: la bozza definitiva della riforma dello statuto potrebbe arrivare sul tavolo del consiglio nella prossima riunione di dicembre, in modo da inviarlo subito alla Vigilanza della Banca centrale europea (che ha 90 giorni per approvarlo): difficile che si riesca a inserire la nuova governance tra i punti all’ordine del giorno della prossima assemblea di aprile, più probabile si convochi un’assemblea straordinaria ad hoc. In modo da procedere, l’anno successivo, con la designazione del vertice nella nuova configurazione.

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Le bozze in circolazione in questi giorni prevedono una ulteriore, consistente riduzione dei consiglieri: nel 2013 erano 32, oggi sono 22 (15 in Sorveglianza e 7 in Gestione), domani diventerebbero 15. Di questi, almeno cinque dovrebbero far parte del comitato di controllo: è un passaggio chiave, perché nei fatti i consiglieri in questione dovranno vestire in fasi diverse i panni dei controllori e dei controllati. Un motivo in più per elevare, anche in conformità con i nuovi paletti della Bce, i requisiti dei consiglieri, in termini di competenze e di indipendenza.

Sta di fatto che per Ubi si tratterebbe della terza riforma nello spazio di due anni. Nell’autunno di due anni fa, infatti, è stata la volta dell’addio - per prima - alla governance popolare e poi nei mesi scorsi si è proceduto con la creazione della banca unica e la cancellazione del modello federale con l’assorbimento delle banche rete: un passaggio, questo, nell’aria ormai anche per le Good banks , cioè Banca Marche, Popolare Etruria e CariChieti.

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