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Ubi, Massiah: «Le fusioni non s’improvvisano. Il Fintech? In utile con le banche»

«Servono analisi serie perché la storia ci dimostra che non tutte le aggregazioni sono state di successo». L'amministratore delegato di Ubi Banca Victor Massiah chiede che le banche giochino con le stesse regole di Big Tech, da Google Bank al progetto Libra di Facebook. Il manager chiude la porta ai prelievi sui conti correnti

di Alessandro Graziani


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Manager. Victor Massiah, amministratore delegato di Ubi Banca

4' di lettura

«Le fusioni tra banche? Non si improvvisano. Servono analisi serie perché la storia ci dimostra che non tutte le aggregazioni sono state di successo». L'amministratore delegato di Ubi Banca Victor Massiah è al lavoro sul piano industriale triennale che la banca conta di presentare nel primo trimestre del 2020. Da mesi in Italia si parla di un riassetto che potrebbe coinvolgere, oltre a Ubi, anche BancoBpm, Bper e Mps. Massiah ci dice che non è tutto semplice. E in questa intervista a IlSole24Ore spiega perché.

Il neo responsabile della Vigilanza Bce Andrea Enria auspica aggregazioni nel settore bancario e preannuncia un approccio più morbido sul capitale rispetto al passato. Accoglierete il suo invito?

A livello di sistema esiste indubbiamente una frammentazione che va superata. Ma servono analisi serie. In particolare con una approfondita valutazione di almeno due elementi di cui si parla poco. Il primo: i nuovi principi contabili internazionali impongono di spesare interamente all'inizio i costi di fusione, che riguardano soprattutto gli esuberi di personale. Il secondo: la attenta valutazione dei modelli interni di rating delle banche coinvolte e l'impatto della loro armonizzazione sugli indici di capitalizzazione.

Due elementi che sono di impedimento nell'immediato alle fusioni?

Non sono impedimenti. Ma richiedono un attento esame sia per valutare quale sia l'opportunità migliore sia, addirittura, per decidere di non procedere ad aggregazioni in questa fase.

Gli analisti del settore però evidenziano che due buoni motivi per procedere alle fusioni sono i tassi negativi, che frenano la redditività delle banche, e gli investimenti digitali da sostenere. Ogni banca in Europa e nel mondo sta annunciando miliardi di investimenti pluriennali nel digitale. Non sarebbe meglio unire gli sforzi?

Le rispondo con una provocazione: se una App sviluppata in un garage costa poco, perché in banca deve per forza costare miliardi? Il punto è che trasferire le nuove modalità digitali sulle legacy esistenti richiede investimenti, ma in proporzione alla dimensione delle legacy stesse. E quindi una banca di media dimensione può benissimo sostenerli.

Quanto siete preoccupati della concorrenza delle tante società Fintech che ormai operano anche in Italia?

Bisogna distinguere, il fintech è tante cose. C'è un fintech “tech” che è alleato delle banche, che fornisce tecnologia e servizi e che fa profitti. Altre Fintech intermedie, come è in Italia da tanti anni Mutuionline, che funzionano bene e producono utili ma non disintermediano le banche. E poi ci sono le Fintech “fin”, quelle che puntano a sostituirsi alle banche in singoli segmenti di attività. Nei pagamenti hanno sicuramente generato casi di successo, nel banking generano in poco tempo grandi volumi di clienti ma non si intravedono a oggi casi di profittabilità acclarata.

Google si prepara a lanciare conti correnti bancari. Non è ancora Google Bank, ma intanto partono. I Big Tech fanno paura?

Se operassero senza regole, sì certo, farebbero paura. Abbiamo visto però che Facebook, con il suo progetto Libra, ha incontrato forti resistenze regolamentari. Credo sia necessario che tutti i player siano sottoposti alle stesse regole. E le regole vadano adeguate al mondo che cambia. Pensiamo alla direttiva Psd2, appena entrata in vigore, che non garantisce la reciprocità tra operatori nell'utilizzo dei dati dei clienti.

Molti gruppi finanziari annunciano di puntare a trasformarsi in data driven company. E anche ai Big Tech, più del business bancario, sembrano interessare i dati dei clienti. Voi banche non vi eravate accorti di essere seduti su un tesoro?

Diciamo che l'intero sistema è stato seduto su questo tesoro di informazioni e non ne ha colto in anticipo le potenzialità. Ma attenzione: usare i dati dei clienti per migliorare il servizio è giusto, mercificarli per arricchire la banca è sbagliato.

L'altro evento “epocale” che danneggia i conti delle banche sono i tassi negativi della Bce, che frenano il margine di interesse. Li trasferirete sui clienti, seguendo l'annuncio di UniCredit?

Allo stato attuale, posso dire con certezza che non trasferiremo i tassi negativi sui depositi dei clienti. Quanto ai prestiti, la nostra politica di rigore sul pricing ci ha forse impedito di cogliere alcune opportunità di impiego ma, rispetto ad altri, abbiamo avuto un impatto negativo minore sul margine d'interesse. Peraltro quasi compensato dalla crescita delle commissioni.

A proposito di commissioni, avete aperto il dossier bancassicurazione. Cattolica si è per ora ritirata dalla gara per diventare il vostro partner unico. L'intesa con un player per voi rappresenta una fonte importante di risorse per il 2020. Come intendete procedere?

Gli attuali accordi con Aviva e Cattolica scadono a fine 2020. Puntiamo a decidere la nuova partnership già nel piano triennale che Ubi presenterà nel primo trimestre del prossimo anno. E a proposito di tassi, posso preannunciare che prudenzialmente il piano si baserà su uno scenario di tassi negativi per l'intero triennio.

Pensa davvero che non vi saranno cambiamenti di politica monetaria per così tanto tempo?

Nel pieno della crisi si sono resi necessari provvedimenti non convenzionali. Ma è ora di riflettere sulla sostenibilità di queste politiche. Tralasciamo per un attimo le banche. L'Europa e il Giappone sono aree del mondo con l'età media della popolazione più avanzata. Si tratta di due sistemi che hanno un welfare utile anche per mantenere la coesione sociale. Tassi negativi per lungo tempo rischiano di mettere in crisi i sistemi pensionistici pubblici e privati.

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