finanza e giustizia

Ubi, la procura chiede trenta rinvii a giudizio. Bazoli: «Dimostreremo l'infondatezza delle accuse»

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3' di lettura

La Procura della Repubblica di Bergamo ha chiesto ieri il rinvio a giudizio per 30 tra amministratori, ex amministratori di Ubi Banca. Tra gli indagati spiccano Giovanni Bazoli, la figlia Francesca, Emilio Zanetti, Franco Polotti, Andrea Moltrasio, l’attuale amministratore delegato Victor Massiah, Italo Lucchini e Mario Cera. Oltre alle persone fisiche, anche Ubi Banca è indagata per la legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Per tutti gli indagati i reati contestati sono ostacolo alle funzioni di vigilanza e illecita formazione di maggioranza assembleare. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore Walter Mapelli e dal pm Fabio Pelosi, affidata al Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf, e probabilmente approderà sulla scrivania del Gup Ilaria Sanesi che fisserà, si presume già nelle prossime settimane l'udienza preliminare.

Le indagini sul colosso bancario erano cominciate in sordina nell’inverno del 2014 e il primo atto ufficiale lo si era visto il 14 maggio dello stesso anno. Quella mattina, proprio mentre il Consiglio di Gestione di Ubi era riunito per approvare i conti della trimestrale, i militari si sono presentati in banca per perquisire gli uffici e acquisire elementi di prova.

L’ipotesi dei magistrati è che esistesse un patto occulto non comunicato alle authority di controllo (Consob e Banca d'Italia) tra la componente bresciana e quella bergamasca della banca (rappresentate rispettivamente dalle Associazione banca Lombarda e piemontese e Amici di Ubi Banca, guidate da Bazoli e Zanetti) per il governo dell’azienda di credito. Sullo stesso tema (ostacolo alla vigilanza) risale a martedì 19 giugno scorso la sentenza della Corte d’Appello di Brescia che ha annullato la multa di 895mila euro irrogata dalla Consob ai vertici di Ubi per «omessa vigilanza in merito all'assenza nelle relazioni sul governo societario della banca dagli anni 2009 al 2013 di informazioni riguardanti i principi di pariteticità alternatività e tendenziale alternanza nella composizione del comitato nomine dei vertici dell'istituto».
Una tesi non accolta dalla Corte che, bocciando il provvedimento ha anche condannato la commissione di Vegas al pagamento delle spese processuali. È probabile che la procura valuterà con attenzione le motivazioni dei giudici anche se la richiesta di rinvio a giudizio, che reca la data 22 giugno, risulterebbe essere stata completata ai primi giorni del mese.

Un altro capo d'imputazione riguarda poi l’assemblea del 20 aprile del 2013 un'assemblea i cui esiti i pm ritengono essere stati manipolati. Gli indagati, infatti, avrebbero «con atti simulati o fraudolenti» e anche con la predisposizione di deleghe in bianco e di deleghe rilasciate falsamente, pilotato a vantaggio della propria lista, gli esiti dell'assemblea dei soci anche avvalendosi di strutture esterne per veicolare fisicamente i soci in assemblea.

Percorso a parte invece per il filone d’inchiesta che ha esaminato da vicino le pratiche di Ubi Leasing facendo ipotizzare alcune operazioni truffaldine in particolare sulle cessioni a clienti amici di beni intestati alla società come il Cessna 500 Citation appartenuto a Lele Mora, o l'imbarcazione Akhir 108, la Beata of Southampton acquistata da Giampiero Pesenti. Su questo filone la Procura non avrebbe acquisito elementi di prova sufficienti a suffragare l'accusa e sarebbe intenzionata a chiedere l'archiviazione.

Nel frattempo ieri giovanni Bazoli, parlando ai giornalisti al termine di una lectio magistralis tenuta all’Università di Bologna introdotta dall'ex premier Romano Prodi, ha spiegato come l’inchiesta sia nata dalla «denuncia di un'azionista di Ubi che aveva delle mire frustrate sulla banca». E Bazoli ha aggiunto «Fino ad oggi io mi sono attenuto al criterio di non replicare sul piano mediatico alle accuse che sono state formulate. E tantomeno di intervenire per rettificare gli oltraggi e le tante grossolane falsità che sono state propalate in questi anni da alcuni giornali scandalistici». Bazoli ha inoltre spiegato che «tutte le persone che sono informate dei fatti conoscono perfettamente l'integrità e l'assoluta correttezza del mio operato di sempre» e Bazoli ha chiarito ancora: «Finalmente potremo esplicitare tutte le difese per dimostrare l’assoluta infondatezza delle accuse davanti a un giudice terzo.

A cui saranno anche espresse alcune osservazioni su alcune modalità con cui è stata condotta questa inchiesta». Bazoli inoltre ha tenuto a sottolineare l’importanza della recente sentenza della Corte d'Appello di Brescia: «Il primo giudice terzo che si è pronunciato in questa materia e che ha annullato le sanzioni che erano state erogate dalla Consob ravvisando dei comportamenti soltanto colposi degli amministratori». E Bazoli ha riaffermato la totale legalità dei comportamenti tenuti dagli amministratori riconoscendo che tutto è avvenuto nel rispetto del protocollo di intesa che ha dato origine alla fusione tra Banche Popolari Unite e la Banca Lombarda.

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