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Ubi scivola in coda al listino dopo i conti sotto le attese

di Andrea Fontana

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2' di lettura

Ubi Bancain netta discesa in Borsa dopo la pubblicazione dei conti trimestrali. Le azioni sono passate dall'area 2,9 euro a meno di 2,8 euro e arretrano del 3,8% circa rispetto alla chiusura di ieri. L'utile netto del terzo trimestre, a 60 milioni, è stato inferiore alle previsioni degli analisti e sui nove mesi c'è stata una flessione del 9% (a 191 milioni) sempre a livello di profitti netti rispetto a quanto avvenuto un anno fa.
Ubi segnala che i risultati del trimestre sono stati in parte condizionati dal processo di derisking, che ha visto lo smaltimento di 690 milioni di Npl (-7,7% da giugno). Nei nove mesi i crediti deteriorati lordi sono scesi del 21% su base annua a 8,3 miliardi, con un'incidenza del 9,34% sul totale crediti (9,07% il dato pro-forma considerando anche l'ultima tranche di sofferenze leasing in corso di cessione). Al netto delle rettifiche il dato è al 5,84%. «In altri contesti questa riduzione avrebbe in qualche modo inciso in maniera negativa sul Cet1, questo non è avvenuto da noi. Anzi, il Cet1 è passato dall'11,43% al 12,09%», ha commentato l'a.d. Victor Massiah, che rivendica la strategia fatta di cessioni opportunistiche e di conferma della «strategia principale, il recupero in casa nostra, attraverso le nostre risorse». Nel trimestre, inoltre, «scendono al livello più basso mai registrato i nuovi flussi da crediti in bonis a crediti deteriorati, -80% dal picco dei nove mesi 2009». Tornando all'analisi del conto economico dei nove mesi, le rettifiche su crediti sono salite del 36,2% a 530,3 milioni «principalmente per effetto della contabilizzazione nei primi 6 mesi dell’anno di 112,113 milioni in relazione alla vendita di posizioni leasing e factoring in sofferenza». Al netto del costo del credito, rileva Massiah, la performance reddituale della banca «vede addirittura una crescita di circa il 10% anno su anno» e, «se normalizzata delle componenti cessioni, vede una crescita anche a livello di utile». Quanto agli aggregati patrimoniali, i crediti netti verso la clientela sono pari a 85,2 miliardi dagli 89 di fine 2018, mentre la raccolta diretta è salita a 95,9 miliardi da 92,6 e quella indiretta è aumentata del 6,7% a 101 miliardi.
(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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