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Ubs e Credit Suisse pronte allo shopping, guardano all’estero

Secondo HerbertScheidt, presidente dell’Associazione svizzera dei banchieri, anche la Svizzera sarà toccata dalla nuova ondata di acquisizioni e fusioni, ma le protagoniste qui saranno prevalentemente le banche medie e piccole

di Lino Terlizzi

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3' di lettura

LUGANO. Più che fondersi fra loro, Ubs e Credit Suisse, le due maggiori banche rossocrociate, potrebbero probabilmente puntare ad acquisizioni all'estero. Anche la Svizzera sarà toccata dalla nuova onda di acquisizioni e fusioni che percorre il settore, ma le protagoniste qui saranno prevalentemente le banche medie e piccole. È quanto vede per la prossima fase Herbert Scheidt, presidente dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) e presidente del consiglio di amministrazione della banca zurighese Vontobel.

«In alcuni Paesi europei – afferma Herbert Scheidt - la nuova fase di consolidamento è già una realtà. Recentemente ci sono state acquisizioni e fusioni di rilievo nel settore bancario in Italia e in Spagna. In Germania ci sono state voci su fusioni tra grandi banche, vedremo se ci sarà qualcosa di concreto o no. In Svizzera ci sono state voci su una fusione tra Ubs e Credit Suisse, che le due banche giustamente non hanno commentato. Ritengo assai poco probabile una fusione tra le due maggiori banche elvetiche. Credo che in Svizzera continueremo a vedere acquisizioni e fusioni, ma non necessariamente di grande taglia».

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Le ragioni del consolidamento

Per il presidente dei banchieri svizzeri, Ubs e Credit Suisse, rispettivamente prima e seconda banca della Confederazione per dimensioni, potrebbero piuttosto cercare di attuare nella prossima fase acquisti fuori dalla Svizzera. «Forse le grandi banche elvetiche – spiega Herbert Scheidt - potranno studiare acquisizioni, anche di peso, all'estero. Ma sul mercato svizzero penso che prevarranno operazioni di taglia media e piccola, di banche non di grandi dimensioni. Il consolidamento oggi è spesso spinto dalla necessità di rafforzare la propria specializzazione e di avere una presenza sufficiente nelle nuove tecnologie, più che dal voler assumere a tutti i costi una grande dimensione».

Le due grandi banche svizzere sono attive nel private banking, nell'asset management e nell'investment banking a livello globale, mentre praticano il retail banking solo sul mercato elvetico. In Svizzera nel retail è pure presente un certo numero di banche nazionali o cantonali, di dimensioni diverse tra loro. Il settore bancario elvetico nel suo complesso vede comunque una forte presenza del private banking, con molti istituti di dimensione media o piccola. Ed è su questo versante, secondo il presidente ASB, che potrebbero più facilmente verificarsi nuove aggregazioni, sotto la spinta degli investimenti necessari per le nuove tecnologie, ma anche dei costi legati alle regolamentazioni e della pressione sui margini operativi dovuta ai tassi di interesse minimi o negativi.

I tassi, la spina nel fianco

«Se uno degli interrogativi presenti prima del coronavirus – dice Herbert Scheidt - era quando e come i tassi avrebbero potuto cominciare a risalire, ora c'è un'ancor più diffusa consapevolezza del fatto che i tassi resteranno così a lungo. La caduta delle economie dovuta al virus ha portato infatti le maggiori banche centrali a confermare e ampliare le politiche di maxi liquidità e, in questo quadro, è difficile pensare a un'uscita in tempi non lunghi dai tassi bassi e in alcuni casi negativi. Avere ancora tassi a questi livelli non è positivo per le banche e per molti investitori, ma occorre tener presente il quadro economico e adattarsi». Ciò vale, secondo il presidente ASB, sia per gli investitori nel loro complesso sia specificamente per le banche, che devono adeguare attività e strutture e in alcuni casi anche studiare e attuare nuove unioni.

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