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Ubs, utili in calo nel 2019. Ma cresce la gestione patrimoniale

Il ceo Ermotti: «Il settore in Europa è frammentato: inevitabile che si torni a parlare di fusioni»

di Lino Terlizzi

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(EPA)

Il ceo Ermotti: «Il settore in Europa è frammentato: inevitabile che si torni a parlare di fusioni»


2' di lettura

Il ceo di Ubs, il ticinese Sergio Ermotti, in questi giorni si divide tra il quartier generale di Zurigo e la cittadina grigionese di Davos, dove è in corso il World economic Forum, a cui come sempre la maggior banca svizzera partecipa. Nella giornata dei risultati di fine 2019 dell'istituto, Ermotti fa il punto sia sulle cifre di Ubs, sia su possibili fusioni nel settore bancario più in generale.

«Il settore bancario europeo – dice il chief executive officer di Ubs – è frammentato, è quindi inevitabile che si torni a parlare di fusioni e acquisizioni, non c'è da stupirsi. Il bisogno di consolidamento c'è, in alcune situazioni può essere nell'interesse sia dei clienti che degli azionisti. Il chi, il come e il quando in questo consolidamento, è davvero difficile da dire. Ma è chiaro che il tema resta presente nel settore».

Per l'intero esercizio 2019 Ubs ha realizzato un utile netto di 4,3 miliardi di dollari (3,8 miliardi di euro), il 4,7% in meno rispetto a fine 2018. Nel solo quarto trimestre dell'anno appena chiuso la banca ha registrato un utile netto di 722 milioni di dollari, il 130% in più in rapporto a dodici mesi prima. Il dividendo proposto agli azionisti è di 0,73 franchi per azione, contro i 0,70 dell'anno prima. La banca sta remunerando gli azionisti anche attraverso il riacquisto di azioni proprie.

La flessione dell'utile annuale e il parziale ridimensionamento degli obiettivi di ritorno (con il ritorno sul capitale Cet1 al 12-15% nei prossimi tre anni, non più in direzione del 17%) hanno deluso una parte degli analisti. Il titolo Ubs a Zurigo ha ceduto il 4,5 per cento.

Ma Ermotti risponde sottolineando la rilevanza dei risultati della banca, che resta leader internazionale in particolare nella gestione di patrimoni. «Nel 2019 abbiamo raggiunto risultati molto buoni – afferma il ceo – con cifre che sono di assoluto rilievo. Ora adattiamo i nostri target sul ritorno, che comunque rimangono a livelli alti, ma questo è chiaramente legato all'evoluzione del quadro complessivo in cui operiamo. Solo un anno mezzo fa il contesto di mercato era diverso, ad esempio sui tassi di interesse si era delineata una graduale uscita dai tassi ai minimi o negativi, poi la situazione economica e le mosse delle banche centrali hanno cambiato nuovamente il quadro. Ci sono conseguenze naturalmente anche sulle nostre attività. Ma i nostri risultati come si vede sono rimasti positivi pur nel nuovo contesto».

Ubs punta sulla centralità della gestione di patrimoni (wealth management) nelle sue attività. La banca resta presente peraltro anche in altri comparti, tra i quali l'investment banking (snellito negli anni scorsi, con una riduzione del grado di rischio) e il retail banking (solo sul mercato svizzero).

Nella giornata dei risultati 2019, Ubs ha anche annunciato un accordo per la cessione della maggioranza di Ubs Fondcenter a Clearstream, controllata di Deutsche Börse; la banca svizzera prevede in questa operazione di avere una plusvalenza netta di circa 600 milioni di dollari.

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