aveva 42 anni

Agitu Gudeta uccisa da un dipendente. L’imprenditrice gestiva un’azienda agricola in Trentino

Era diventata simbolo di integrazione anche per il successo della sua azienda agricola bio “La capra felice”

E' morta Agitu Gudeta, etiope simbolo dell'integrazione in Trentino

2' di lettura

Agitu Gudeta, la rifugiata etiope di 42 anni diventata simbolo di integrazione per il successo della sua azienda agricola bio “La capra felice” - undici ettari e ottanta capre autoctone nella Valle dei Mocheni, in Trentino - è stata uccisa nella sua abitazione, a Frassilongo (Trento).

La confessione del dipendente

Una discussione per una questione di soldi. Per questo è stata uccisa Agitu Gudeta. Lo ha confessato uno dei dipendenti della donna, fermato nella notte e interrogato dai carabinieri, guidati dal comandante provinciale Michele Capurso. Si tratta di un uomo di 32 anni, ghanese, Adams Suleimani, che nell'azienda agricola si occupava di fare pascolare le capre. In un primo momento i carabinieri avevano anche interrogato l'uomo della Valle dei Mocheni denunciato da Agitu nel 2018 e poi condannato senza però l'aggravante dell'odio razziale, ma è stato giudicato estraneo ai fatti. Nella notte, quindi, la confessione del dipendente, poi portato in carcere a Trento.

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La donna è stata colpita da un martello, alla testa. A trovare il corpo, in camera da letto, sono stati i vicini di casa, allertati da un conoscente della vittima preoccupato perchè la donna non era andata a un appuntamento. I carabinieri sono accorsi sul posto assieme al magistrato, e dal medico legale si attendono chiarimenti sulle cause del decesso. Dai primi riscontri non appaiono segni di effrazione. Secondo quanto riporta il Corriere del Trentino nella notte è stato fermato il custode che si occupava delle capre.

Agitu uccisa e abusata da collaboratore per questioni di soldi

In passato minacce e aggressione a sfondo razziale

Circa due anni fa, Agitu aveva ricevuto minacce e subito una aggressione a sfondo razziale - “Sporca negra te ne devi andare”, secondo quanto riportato dalla stampa - dall'uomo che abita la baita vicino all'abitazione della 'pastora bio'. Lo scorso gennaio, l'autore della violenza, che si era scagliato anche contro il casaro del Mali che aiutava Agitu, era stato condannato a 9 mesi per lesioni dal Tribunale di Trento, mentre l'accusa di stalking finalizzato alla discriminazione razziale era stata lasciata cadere, contrariamente a quanto aveva chiesto il pm.

Prima universitaria a Trento e poi rifugiata

Agitu, nata ad Addis Abeba nel 1978, aveva studiato sociologia all'Università di Trento e poi era tornata nel suo Paese. Nel 2010, a causa della situazione di conflitto interna, aveva fatto ritorno in Italia e nella Valle dei Mocheni, dove dal Medioevo vive una minoranza di lingua tedesca, aveva dato vita alla sua azienda della quale si erano occupate anche trasmissioni televisive e riviste come Vanity Fair.

A Trento aveva aperto un punto vendita di formaggi e prodotti cosmetici a base di latte di capra. Sul suo profilo Fb aveva appena scritto «Buon Natale a te che vieni dal sud, buon natale a te che vieni dal nord, buon natale a te che vieni dal mare, buon natale per una nuova visione e consapevolezza nei nostri cuori».

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