ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCorte d’Assise di Milano

Attenuante emotiva all’uomo che uccise la moglie e tentò di ammazzare il figlio

Si sentiva fallito come marito e come padre, al momento del fatto aveva dunque una condizione emotiva alterata. Per la Corte d’Assise di Milano c’è l’attenuante generica

di Patrizia Maciocchi

2' di lettura

Aveva «una condizione emotiva del tutto alterata al momento della commissione dei fatti», era «un uomo che si sentiva fallito come genitore» e “marito”. Con questa motivazioni la Corte d’Assise di Milano ha deciso, il 15 novembre scorso, di riconoscere le attenuanti generiche per il suo “stato emotivo” ad un manager di 42 anni di origine messicana che il 19 giugno 2021 ad Arese, provincia di Milano, uccise la moglie di 48 anni, soffocandola, e tentò di ammazzare con una cintura uno dei tre figli, 18enne. Il riconoscimento delle attenuanti generiche hanno consentito all’imputato di evitare l’ergastolo richiesto dal Pm, con sei mesi di isolamento diurno, ottenendo invece la condanna a 27 anni di detenzione. Mentre il carcere a vita, ad avviso della pubblica accusa sarebbe stato giustificato dai reati di omicidio volontario aggravato e tentato omicidio. Il carattere violento dell’uomo era stato evidenziato ai carabinieri dagli stessi figli che - come ricordato dallo stesso Pubblico ministero - in fase di indagini preliminari, avevano descritto il padre come «un uomo violento e pericoloso». Per la Corte l’imputato Rodriguez, era «un uomo rotto, spaccato», come acutamente compreso da uno dei tre figli «poco prima di essere aggredito, un uomo che si sentiva fallito come genitore per non essere riuscito a costruire “una buona famiglia”, come padre per gli errori commessi e come marito».

La giurisprudenza della Cassazione

La Corte d’Assise supporta la sua decisione anche sulla base della giurisprudenza della Cassazione secondo la quale «gli stati emotivi o passionali, pur non escludendo né diminuendo l’imputabilità» possono «essere considerati dal giudice ai fini della concessione delle circostanze attenuanti generiche, influendo essi sulla misura della responsabilità penale».

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Stati d’animo esaminati dalla Cassazione da ultimo con le sentenze 28561/2022 22211/2022 e 10386 dovuti a «un’incontrollabile sofferenza interiore» o a «tempeste emotive» ai quali la Suprema corte ha negato qualunque rilievo ai fini delle attenuanti, in vicende però legate a delitti determinati dalla gelosia o dalla frustrazione per il fallimento di un progetto di vita.

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