La guerra in Europa

Ucraina, Kiev: possibile un accordo in dieci giorni. Blinken: Cina deve fare pressione su Putin

La Turchia: possibile incontro tra Putin e Zelensky. Kiev chiede come garanzia i 5 membri permanenti dell’Onu più Turchia e Germania. Kiev attacca le aziende Leroy Merlin, Danone, Auchan e Crédit Agricole e Volkswagen, BMW, Mercedes e Adidas

Lavrov: «Incontro Zelensky- Putin? Possibile»

11' di lettura

«Fine della guerra, garanzie di sicurezza, sovranità, ripristino dell’integrità territoriale, garanzie e protezione»: sono queste le priorità del presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, tuttavia le notizie dal versante diplomatico sono altalenanti, mentre continuano i bombardamenti russi sulle città ucraine.

Il Financial Times aveva anticipato ieri 16 marzo una bozza del piano di pace, in 15 punti, che include la rinuncia dell’Ucraina alla Nato e la promessa di non ospitare basi militari straniere o armi, in cambio di protezione da Usa, Gb e Turchia. Intanto si intensificano i tentativi di mediazione, con un ruolo sempre più attivo di Ankara, l’annuncio della nuova telefonata del presidente francese Macron a Putin e Zelensky e quella del presidente Usa Biden al cinese Xi.

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Kiev, possibile accordo in dieci giorni

La diplomazia sembra registrare nelle ultime ore passi avanti e altri indietro. Spiragli arrivano da una apertura di Mosca: «La firma di un accordo con l’Ucraina dopo un negoziato chiaro su tutte le questioni, e la sua attuazione, potrebbe fermare molto velocemente, gli eventi in corso in Ucraina», ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Tass.

Dal fronte opposto, il capo negoziatore ucraino Myhailo Podolyak afferma in un’intervista ai media polacchi, ripresa dall’agenzia ucraina Unian, «che la delegazione russa si è repentinamente ammorbidita. Ora stanno giudicando il mondo in modo più obiettivo e si stanno comportando in modo molto corretto», ha detto Podolyak aggiungendo che «inizialmente la Russia è arrivata con molte rivendicazioni, la maggior parte delle quali non vengono più prese in considerazione».

Ucraina, ventiduesimo giorno di guerra

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«Potrebbero essere necessari da pochi giorni a una settimana e mezza per trovare un accordo sui punti controversi» nei negoziati tra le delegazioni, ha detto ancora Mykhailo Podolyak in un’intervista ai media polacchi. «La firma di un accordo di pace porrà fine alla fase acuta del conflitto, ci permetterà di onorare tutti coloro che sono stati uccisi e iniziare la ricostruzione del Paese. Ma dubito che per gli ucraini la guerra finirà lì, non dopo tutto quello che abbiamo passato», ha aggiunto, precisando però che «non si può tornare al passato e parlare di “nazioni sorelle”. I ponti sono stati fatti saltare in aria. Creeremo un confine forte e tratteremo la Russia con la freddezza che merita un Paese che ha invaso la nostra casa per ucciderci».

Si registra, intanto, un nuovo colloquio telefonico tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e quello russo Vladimir Putin. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, che ha reso nota la telefonata, ha affermato che vorrebbe ospitare nuovamente il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov e Kuleba in Turchia, nello stesso formato dell’incontro che si è svolto la scorsa settimana ad Antalya. Cavusoglu ha anche parlato di un possibile incontro tra Putin e Zelensky. Il presidente turco ha invitato, infatti, quello russo: Erdogan ha detto che l’incontro si potrebbe tenere ad Ankara o a Istanbul, sottolineando come per arrivare al consenso riguardo ad alcune questioni sarebbe necessario un colloquio tra i due. Durante la conversazione, Erdogan ha detto a Putin che arrivare a una dichiarazione di cessate il fuoco permanente potrebbe aprire la strada per una soluzione a lungo termine del conflitto tra Russia e Ucraina.

Nel corso della visita di Cavusoglu in Ucraina, il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha chiesto che la Turchia sia «uno dei garanti» di un possibile accordo con la Russia. «L’Ucraina ha fatto un’offerta sull’accordo di sicurezza collettiva: P5 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza), più Turchia e Germania», ha detto Cavusoglu, assicurando che «la Federazione Russa non ha obiezioni».

Nella giornata di mercoledì 16 marzo la discussione si era incentrata sullo stato di neutralità. Un «compromesso» sull’Ucraina neutrale secondo il modello svedese o austriaco «è possibile». «Questa è un’opzione che viene discussa ora e che può essere considerata un compromesso», ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

Ma Zelensky non è sembrato dello stesso avviso. «L’Ucraina è in uno stato di guerra diretta con la Russia. Pertanto, il modello può essere solo ucraino», ha spiegato il capo negoziatore ucraino Mykhailo Podolyak ribadendo il rifiuto da parte di Kiev del modello svedese o austriaco di neutralità. L’Ucraina, sottolinea, vuole «garanzie di sicurezza assoluta» contro la Russia con un «accordo i cui firmatari si devono impegnare a intervenire a fianco di Kiev in caso di aggressione».

Sanzioni, diplomazia e droni

«Non escludo nuove sanzioni anche in campo energetico, non sono però imminenti». Lo ha detto il commissario Ue per gli affari economici Paolo Gentiloni parlando a SkyTg24. «Cerchiamo di distinguere un principio di fondo: la libertà e la difesa della pace hanno un prezzo. Non è gratis quello che dobbiamo fare. Avrà un costo per la nostra economia e lo sta già avendo». «Questo non coincide necessariamente con alcune misure che potrebbero avere un prezzo maggiore, la discussione è aperta non è affatto conclusa», ha sottolineato Gentiloni, sottolineando l’impatto «devastante» già avuto sulla Russia dalle sanzioni.

Si è mossa sul fronte di nuove sanzioni la Camera Usa, che ha approvato, con 424 voti a favore e 8 contrari, il provvedimento che revoca alla Russia i suoi privilegi commerciali, aprendo la strada a dazi sui suoi prodotti. Il Senato dovrebbe valutare a breve la misura, che punta a isolare sempre di più la Russia sospendendo i suoi normali rapporti commerciali con gli Stati Uniti.

Aperto all’eventualità di nuove sanzioni contro Mosca anche il premier italiano Mario Draghi, che lo ha ribadito nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi. Draghi ha anche sottolineato che «l’invio di armi – votato quasi all’unanimità dal Parlamento – e l’applicazione di sanzioni dannose anche per noi, sono strumenti necessari che dobbiamo usare per difendere l’Ucraina e la nostra democrazia, la nostra libertà e i nostri valori fondanti».

Per quanto riguarda il sostegno diretto a Kiev, la casa Bianca ha annunciato che domani, venerdì 18 marzo, il presidente americano Joe Biden parlerà con Xi Jinping. Un colloquio fondamentale per cercare un via d’uscita alla crisi. A questo proposito il segretario di Stato Usa, Antony Blinken ha sottolineato che «la Cina ha la responsabilità di usare la sua influenza su Vladimir Putin per difendere le regole e i principi internazionali», aggiungendo che «gli Usa non esiteranno a imporre costi a Pechino se aiuterà Mosca». Gli Usa sono altamente preoccupati che la Cina possa fornire equipaggiamento militare alla Russia: lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki, assicurando che Joe Biden sarà sincero e diretto nella sua telefonata domani con Xi Jinping.

Biden, nel video collegamento dallo Studio Ovale con il premier irlandese Micheál Martin, in occasione del Saint Patrick’s day ha affermato: «Dobbiamo essere uniti, noi lo siamo di certo. Ma la brutalità di Putin, quello che sta facendo e quello che stanno facendo le sue truppe in Ucraina è solamente inumano».

Quasi rispondendo ai ripetuti appelli del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Biden ha anche annunciato un nuovo pacchetto di aiuti militari, nell’ambito del quale forniranno a Kiev i droni Switchblade, piccoli e leggeri. Il più piccolo, Switchblade 300, può colpire un bersaglio fino a 6 miglia di distanza, mentre il più grande, Switchblade 600, può colpire a più di 20 miglia di distanza. Entrambi i sistemi possono essere configurati e avviati in pochi minuti.

Anche la Francia ha annunciato aiuti per circa 300 milioni di euro a Kiev e il presidente Emmanuel Macron ha avuto una nuova telefonata con il presidente ucraino Zelensky e dovrebbe sentire anche il presidente russo Putin.

Il Consiglio di Sicurezza Onu

Intanto è tornato a riunirsi il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. L’incontro di emergenza è stato chiesto chiesto da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Albania, Norvegia e Irlanda a causa del deterioramento della situazione umanitaria. «La Russia sarà ritenuta responsabile delle sue atrocità. C’è solo un modo per porre fine a questa follia: presidente Putin ferma gli omicidi, ritira le tue forze, lascia l’Ucraina una volta per tutte», ha detto l’ambasciatrice americana all’Onu, Linda Thomas-Greenfield, durante la riunione. «Le brutali tattiche della Russia hanno ucciso civili, medici e alcuni dei giornalisti che ci hanno mostrato tutta la verità su questa guerra - ha continuato - La Russia ha attaccato tutto ciò che le Nazioni Unite rappresentano. Le sue azioni devono essere condannate senza mezzi termini». «Come ha detto Biden l’Ucraina non sarà mai una vittoria per Putin - ha detto ancora Thomas Greenfield - Non importa quali progressi faccia, chi uccida o quali città distrugga».

La Russia, invece rinuncia al voto all’Onu sulla sua bozza di risoluzione umanitaria sull’Ucraina perché le mancano alleati. Lo riferiscono fonti diplomatiche, secondo le quali la Russia ha chiesto ai suoi alleati più stretti in Consiglio di Sicurezza Onu «di co-sponsorizzare» il loro testo ma «non c’è stato alcun ritorno». Mosca non sarebbe riuscita a ottenere il sostegno né della Cina né dell’India.

Kiev, pressioni sull’Europa: aziende sotto accusa

«La Gran Bretagna, l’Europa e il mondo sanno che business si fa sul sangue e quali aziende stanno lucrando in Russia pagando con i propri soldi l’uccisone di massa degli ucraini»: così su Twitter il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak. Il responsabile rilancia una campagna rivolta alle francesi Leroy Merlin, Danone, Auchan e Crédit Agricole e alle tedesche Volkswagen, BMW, Mercedes e Adidas perché interrompano i propri affari in Russia.

I vertici del governo ucraino mantengono alta la pressione sull’Europa per ottenere maggiore sostegno e aiuti militari. In mattinata Zalensky si è collegato con la Camera bassa del Parlamento tedesco, tenendo un discorso come sempre appassionato e non lesinando critiche alla politica tedesca nei confronti della Russia. «Abbiamo sempre detto che Nord Stream 2 fosse un’arma e abbiamo sentito rispondere che fosse economia, economia, economia», ha esordito Zalensky, aggiungendo: «Anche adesso esitate sull’ingresso dell’Ucraina nell’Europa. È un’altra pietra per il muro». «Abbiamo percepito resistenza, percepiamo che volete economia, economia economia», ha incalzato.

«Abbiamo visto quanti legami hanno le vostre aziende con la Russia», ha accusato, «con un paese che usa voi e altri paesi solo per finanziare la sua guerra». In questo modo si alza un muro sempre più forte fra l’Ucraina e l’Europa, ha aggiunto il presidente. «Questo muro è più forte, con ogni bomba che cade in Ucraina, con ogni decisione che non viene presa nonostante il fatto che voi potreste aiutarci».

Il 22 marzo alle 11 Zelensky terrà anche un discorso in videoconferenza alla Camera dei deputati italiana.

Blinken: Putin non è pronto a fermarsi

«Le forze russe impegnate in Ucraina stanno facendo piccoli e lenti progressi, soprattutto se si considera la disparità delle forze in campo, hanno subito forti perdite e non hanno raggiunto i loro principali obiettivi strategici, ma continuano ad avanzare». È quanto emerge dagli aggiornamenti di fonti d’intelligence occidentali raccolti nel pomeriggio a Londra. Emerge anche che i russi avrebbero lanciato in tutto oltre mille missili.

Per il segretario di Stato americano, Antony Blinken «l’invasione di Vladimir Putin non sta andando come previsto». Tuttavia, non ci troveremmo di fronte allo scenario emerso sui media del Regno Unito nei giorni scorsi, secondo cui le truppe di Vladimir Putin potrebbero essere in grado di sostenere la piena capacità di combattimento solo per altri 10-14 giorni.

«Al momento non sembrano sul punto di essere costretti a fermare la guerra», hanno precisato le fonti. Certo, i problemi sono evidenti. Ma lo stesso Blinken ha detto che non risultano indicazioni che «Putin sia pronto a fermarsi».

Per quanto riguarda le perdite considerevoli dei russi viene definita «plausibile» la stima Usa di 7mila caduti. «Le perdite registrate fra generali e comandanti delle forze russe è un ulteriore segno di difficoltà sul campo», in quanto gli alti ufficiali devono intervenire in prima linea per coordinare truppe disorganizzate e demoralizzate. Si stima che siano circa 150mila i soldati russi entrati nel territorio ucraino da inizio conflitto, fra essi ci sarebbero anche dai 14mila ai 21mila feriti.

Sul fronte interno, il vice comandante della Guardia nazionale in Russia (Rosgvardia) il generale Roman Gavrilov, sarebbe stato arrestato dall’Fsb. A renderlo noto è Christo Grozev, direttore esecutivo del sito di giornalismo investigativo Bellingcat, citando tre diverse fonti. Gavrilov in precedenza aveva lavorato per il Servizio di protezione del Presidente (Fso), come Viktor Zolotov, il numero uno di Rosfvardia, corpo creato nel 2016 che risponde al Presidente e che nell’”operazione speciale in Ucraina” avrebbe subito ingenti perdite.

Altri segnali di difficoltà, sono il mancato raggiungimento del dominio aereo da parte dell’aviazione di Mosca e l’arrivo di rinforzi da regioni remote della Russia, fatto che, come altri, non rientrava di certo nei piani originali di Putin.

Mariupol: 90% edifici distrutto

Le autorità della città assediata di Mariupol, nel sud est dell’Ucraina, hanno affermato che il 90% degli edifici della città è stato distrutto dalle forze russe nei bombardamenti quotidiani della città. Lo riferisce la Bbc. E in merito alla situazione disperata della città, i ministri degli esteri del G7 hanno definito inaccettabile la negazione di aiuti umanitari da parte russa.

Mariupol, mercoledì ha subito anche il bombardamento del teatro-rifugio. «Finché non ne sapremo di più, non possiamo escludere la possibilità di un obiettivo militare ucraino nell’area del teatro, ma sappiamo che il teatro ospitava almeno 500 civili», ha dichiarato Belkis Wille, referente di Human Rights Watch, in merito alla notizia sul .

Secondo quanto riferito su Twitter dal reporter di guerra del «The Kyiv Independent», Illia Ponomarenko, il bombardamento del teatro non avrebbe causato vittime. «È un miracolo: i civili che si nascondevano in uno scantinato del teatro di Mariupol sono sopravvissuti all’attacco aereo. Ora vengono evacuati da sotto le macerie», si legge nel tweet.

L’Italia, ha fatto sapere il ministro della Cultura Dario Franceschini, è pronta a ricostruire il teatro. E in serata Volodymyr Zelensky ha ringraziato su Twitter Franceschini che dà «l’esempio».

Proprio i bombardamenti indiscriminati su Mariupol e altre città sono stati al centro delle parole pronunciate da Annalena Baerbock, ministra degli Esteri tedesca: «Quale obiettivo militare è una clinica per donne incinte? Quale obiettivo militare è un teatro dove le persone si sono rifugiate con una scritta a caratteri cubitali “bambini”?». Tutto questo, ha detto Barbock, dimostra che «questa è una guerra contro i nostri valori e le nostre libertà. Ma questo è però anche un tempo di unità, nella Nato, nel G7, nell’Europa», ha aggiunto.

Continuano anche i bombardamenti dell’esercito russo su Kiev. I missili hanno colpito diverse case private nel distretto di Podilsky. Lo ha scritto su Telegram il sindaco della capitale Vitali Klitschko. Secondo il sindaco è stato danneggiato anche un gasdotto a bassa pressione. A Kiev è in vigore un coprifuoco esteso e una misura analoga è stata annunciata anche nella più vasta regione di Kiev.

Il sindaco di Melitopol, Ivan Federov, è stato liberato dai russi in cambio di nove soldati di Mosca catturati dalle forze ucraine. Lo ha reso noto Dariya Zarivna, portavoce della presidenza ucraina. Secondo il Guardian i soldati liberati sarebbero tutti di leva, nati fra il 2002 e il 2003.

A Chernihiv, nel nord dell’Ucraina, vicino al confine bielorusso i corpi di 5 persone, di cui 3 bambini, sono stati trovati sotto le macerie di un edificio bombardato dalle forze russe. Lo riferiscono i servizi d’emergenza locali, citati da Ukrinform. Nella stessa città è stato ucciso anche un cittadino americano, la notizia è stata confermata dal Dipartimento di Stato Usa. Si chiamava James Whitney Hill, nato il 27 giugno del 1954 in Minnesota.

Uso di armi chimiche: scontro Usa-Russia

Il consigliere alla sicurezza nazionale Usa Jack Sullivan ha parlato con il suo omologo russo, il generale Nikolay Patrushev, e lo ha messo in guardia «sulle conseguenze e le implicazioni di un possibile uso di armi chimiche e biologiche in Ucraina» da parte della Russia. Dal canto suo la Russia ha replicato, tramite il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, di aver «a differenza degli Stati Uniti, adempiuto ai suoi obblighi internazionali eliminando completamente le sue scorte di armi chimiche».

Fitch, probabile taglio stime area euro

Intanto, secondo Fitch l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e le sanzioni «presentano delle sfide di bilancio e la crescita» per l’area euro. Lo afferma la società di rating sottolineando che probabilmente rivedrà al ribasso le stime di crescita per Eurolandia la prossima settimana nel Global Economic Outlook. «Come la pandemia, la guerra è uno shock esterno che si sentirà» nell’area euro e l’impatto varierà a seconda della dipendenza dal gas russo e dei legami commerciali.

Nel frattempo, Raiffeisen Bank, tra le banche europee più esposte verso la Russia, ha annunciato che sta valutando di lasciare il Paese per effetto della guerra in Ucraina. «Questa situazione senza precedenti spinge Rbi a considerare la sua posizione in Russia. Stiamo valutando tutte le opzioni strategiche per il futuro di Raiffeisenbank Russia, fino ad una uscita attentamente gestita di Raiffeisenbank» ha dichiarato in una nota il ceo Johann Strobl. Raiffesenbank Russia è la decima banca del Paese per asset e l’ottava per conti retail, con più di 9.300 dipendenti, 115 filiali e 1.600 miliardi di rubli di asset a fine 2021.


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