L’aumento degli stanziamenti

Ucraina, sulle armi Draghi sfida i malumori nella maggioranza: spesa Difesa al 2% del Pil

Il presidente del Consiglio tira dritto sul rafforzamento della Difesa in sintonia con i paesi alleati: Francia, Germania, Stati Uniti, Inghilterra

di Marco Ludovico

Draghi alla Camera in vista del Consiglio Ue. L'informativa in tre minuti

3' di lettura

L’aumento delle spese militari e l’invio di nuove armi all ’Ucraina diventano un caso politico a scoppio ritardato. Ma Draghi andrà avanti inflessibile nella direzione indicata. Convinto fino in fondo delle sue scelte. In linea e in sintonia con i paesi alleati: Francia, Germania, Stati Uniti, Inghilterra. Con una consultazione continua e un’intesa totale con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’evoluzione del conflitto russo-ucraino non è nota a nessuno. Ma ogni giorno arrivano notizie di distruzione, morte di civili, donne e bambini, migliaia di profughi disperati. Draghi tira dritto ben oltre i maldipancia improvvisi e sospetti in Parlamento.

Le nuovi armi all’Ucraina

Se il conflitto durerà ancora a lungo, ipotesi tuttora in campo, ci vogliono gesti forti per ridimensionare un effetto collaterale dell’aggressione russa. È il terrorismo bellico, strategia nella strategia di Vladimir Putin, con le immagini strazianti capaci di indurre a un cedimento se non alla resa contro la ferocia del presidente russo. Il decreto interministeriale - secretato - con l’invio di armi all’Ucraina, applicazione del decreto legge approvato alla Camera e ora in discussione in Senato, potrà essere seguito da un altro provvedimento e un altro ancora. Una scelta di governo regolata dall’evoluzione del conflitto e gli accordi tra alleati. Le decisioni sono innanzitutto segnali politici di forza (o di debolezza). Ma dentro il Parlamento il nervosismo è diventato incontrollabile.

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Guerra sulle spese per la Difesa

Matteo Salvini, leader della Lega, si tira fuori dall’aumento delle spese militari ipotizzato al 2% del Pil (Prodotto interno lordo). Il numero uno M5S, Giuseppe Conte, lascia vuoto il suo scranno in Parlamento nella videoconferenza con il leader ucraino Zelensky, molti grillini lo seguono. Nel Pd non mancano distinguo e obiezioni. Ma in via ufficiale, Enrico Letta in testa, sono con Draghi e il ministro dem Lorenzo Guerini, in piena azione sul piano tecnico e politico.

I Pd più illuminati, del resto, mettono in rilievo come in Germania siano stati previsti 100 miliardi per la difesa; in Francia oltre 50; mentre in Italia si scatena un bailamme per passare da 21 a 25 miliardi. «Si discuterà in legge di bilancio, non ora. C’è in ballo la sicurezza nazionale» taglia corto il rappresentante piddino in Copasir Enrico Borghi. L’incremento della spesa militare, circola anche questa ipotesi, potrebbe entrare anche nel Def.

Gli screzi politici in arrivo

I malumori visibili e invisibili dentro la maggioranza non si fermeranno. Ma da qui a immaginare un rischio sulla tenuta del governo e la linea decisa dal presidente del Consiglio ce ne corre. I pentastellati potrebbero appprovare una mozione sulla priorità delle esigenze dell’economia - rischio energetico, caro bollette, crollo di una serie di settori del mercato - a fronte dell’incremento delle spese per la Difesa.

Ma in teoria la risposta di Draghi è facile, può arrivare dall’ultimo decreto legge «Ucraina» approvato in Consiglio dei ministri: la maggior parte delle norme sono di intervento economico. Altre norme di sostegno da parte dell’Esecutivo sono in arrivo. Le une non devono e non possono escludere le altre, è il pensiero del premier. Più che improbabile, dunque, una marcia indietro del governo sull’incremento delle spese militari. In un contesto come quello attuale.

Draghi: rafforzare l’industria della Difesa

«Prima ancora di avere un esercito comune, per l’Unione europea è necessario sviluppare capacità militari adeguate per essere un fornitore di sicurezza credibile. Ciò può avvenire soltanto se rafforziamo la nostra industria della difesa e la rendiamo più competitiva e integrata a livello europeo» ha detto il presidente del Consiglio nelle sue comunicazioni alla Camera.

Poi ha sottolineato: «La guerra in Ucraina ha messo in evidenza, ancora una volta, l’importanza di rafforzare la politica di sicurezza e di difesa dell’Ue, in complementarità con l’Alleanza Atlantica. Un’Europa più forte nella difesa rende anche la Nato più forte. Il Consiglio europeo è chiamato ad approvare la Bussola Strategica, adottata lunedì 21 marzo al Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri e della Difesa».

La visione globale oltre il conflitto con l’Ucraina

«La Bussola è stata adattata alla luce della guerra in Ucraina, che rappresenta la più grave crisi in ambito di difesa nella storia dell'Unione Europea - spiega Draghi - prevede l’istituzione di una forza di schieramento rapido europea fino a 5mila soldati e 200 esperti in missioni di politica di difesa e sicurezza comune. A queste iniziative si aggiungono investimenti nell’intelligence e nella cybersicurezza, lo sviluppo di una strategia spaziale europea per la sicurezza e la difesa e il rafforzamento del ruolo europeo quale attore della sicurezza marittima».

Le sottolineature di Draghi tracciano una prospettiva forse di nuovo concreta per un’Europa più unita. La guerra in Ucraina impone all’Unione europea di compattarsi, c’è una questione urgente e drammatica di sicurezza non più, non solo nazionale, ma ormai continentale. In questo scenario, l’Italia deve fare la sua parte. Da protagonista.

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