La crisi diplomatica

Scholz: ingresso Ucraina nella Nato non è in agenda. Usa spostano ambasciata da Kiev a Leopoli

Così il cancelliere tedesco, impegnato oggi a Kiev e domani a Mosca. Gli Stati Uniti rivedono le stime sui soldati russi al confine: sono 130mila

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8' di lettura

L’ingresso dell’Ucraina nella Nato «non è in agenda», nonostante Mosca si comporti «come se lo fosse». Lo ha detto il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, nella sua conferenza stampa a Kiev. Scholz è impegnato in una due giorni che lo ha visto il 14 febbraio a Kiev e il 15 febbraio a Mosca, nel tentativo di mediare sulla crisi che si sta consumando sui confini dell’Ucraina. Lo stesso presidente ucraino, Zelensky, aveva dichiarato poco prima che l’adesione alla Nato potrebbe garantire «sicurezza» al Paese.

L’ipotesi dell’ingresso di Kiev dell’Alleanza atlantica è considerata fra la cause della prova di forza di Mosca, con il dispiegamento di oltre 100mila militari sui confini ucraini e i timori di una imminente invasione russa nell’ex stato satellite dell’Urss.

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Blinken: accelerazione nel dispiegamento di forze russe

Timori che hanno spinto il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ad annunciare lo spostamento temporaneo di tutta l’ambasciata americana da Kiev a Leopoli, nell’Ovest del Paese. C’è stata «un’accelerazione drammatica» nel dispiegamento di forze russe al confine con l’Ucraina, ha detto Blinken, invitando «tutti gli americani ancora in Ucraina a lasciare il Paese immediatamente».

Lavrov: chance per accordo, ma dialogo non sia infinito

La tensione fra Russia e paesi occidentali resta altissima, ma si lavora ancora a una risoluzione diplomatica. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha detto al presidente Vladimir Putin che ci sono «chance» di accordo con l’Occidente, invitandolo a continuare i colloqui con l’Occidente. «In quanto ministro degli Esteri devo dire che c’è sempre una possibilità» di «risolvere i problemi che devono essere risolti», ha detto Lavrov al leader russo durante un incontro tra i due trasmesso in tv, aggiungendo che le opportunità di una risoluzione diplomatica «non sono esaurite». Naturalmente, ha aggiunto Lavrov, «i negoziati non devono protrarsi all’infinito».

In parallelo il ministro della Difesa russo, Sergej Šojgu, ha riferito che alcune delle esercitazioni militari russe si sono concluse e altre si stanno concludendo. Le manovre militari sul confine sono state avvertite come una delle prove più evidenti di una possibile invasione russa in Ucraina.

Sempre in queste ore sono arrivati a Kiev i missili dalla Lituania e le munizioni inviate dagli Stati Uniti. Il governo domenica ha consigliato alle compagnia aeree «di non sorvolare» il Mar Nero. Tutto mentre l’intelligence americana aggiorna al rialzo le stime sui soldati russi schierati al confine, che sarebbero oltre 130mila, e non 100mila come comunicato in precedenza. E dopo che il premier ucraino Zelensky ha chiesto a Joe Biden, durante l’ultimo colloquio tra i due, di programmare con urgenza una visita a Kiev.

Dopo Scholz, Di Maio a Kiev

L’Europa sta provando a giocarsi le sue carte nella mediazione, con un ruolo chiave affidato proprio alla missione di Scholz. La traiettoria dei suoi spostamenti è simile a quella del ministro degli esteri, Di Maio che sarà in missione a Kiev il 15 febbraio e «potrebbe» recarsi successivamente a Mosca per un faccia a faccia con Lavrov.

Alla vigilia della sua partenza, Scholz aveva detto che qualsiasi attacco della Russia avrebbe portato a «sanzioni severe che abbiamo preparato con cura e che possiamo mettere in atto in qualsiasi momento», descrivendo la sua missione fra Kiev e Mosca come «un tentativo di garantire la pace all’Europa».

Nella prima giornata, quella dell’incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy, Scholz ha discusso di come sostenere l’Ucraina in caso di aggressione. «Nessun Paese ha sostenuto con tanta forza l’Ucraina come la Germania - ha detto - Posso assicurarvi che manterremo questo sostegno economico». La rassicurazione di Scholz risponde, direttamente anche alle preoccupazioni espresse da Zelenskiy sull’uso di Nord Stream 2 come «arma geopolitica».

Domani prevista la visita di Scholz a Mosca.«Da Mosca ci aspettiamo urgenti segnali di de-escalation» e «un’ulteriore aggressione militare avrebbe conseguenze molto gravi per la Russia. Sono assolutamente d’accordo con i nostri alleati su questo. Stiamo assistendo a una minaccia della pace molto seria in Europa».

Probabile Consiglio europeo il 17 febbraio

A margine della missione di Scholz, la crisi resta sul tavolo dei 27. Appare «molto probabile», a quanto si apprenda da fonti Ue, che un Consiglio Europeo straordinario si riunisca a Bruxelles «nella tarda mattinata di giovedì» prossimo, per affrontare il tema della situazione ai confini dell’Ucraina. Giovedì e venerdì i capi di Stato e di governo dell’Ue si riuniranno a Bruxelles per il vertice Ue-Unione Africana. L’adozione delle sanzioni minacciate dall’Unione nei confronti della Russia in caso di un attacco a Kiev richiede in ogni caso l’unanimità dei 27 Paesi membri.

Johnson, su orlo precipizio ma ancora in tempo perché Putin indietreggi

«Siamo sull’orlo del precipizio, ma c’è ancora tempo perché il presidente Putin indietreggi». Lo ha scritto su twitter il premier britannico Boris Johnson, che si appella ancora una volta a tutte le parti «per avviare un dialogo e perché il governo russo eviti quello che sarebbe un errore disastroso per la Russia».

Cremlino: relazioni con Usa al minimo

Le relazioni tra Mosca e Washington sono a un “livello bassissimo”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Ci sono alcuni canali di dialogo, ha affermato in dichiarazioni ai media russi riportate dalla Bbc, ma quando si tratta di “rapporti bilaterali, si può parlare solo in negativo”. “Siamo - ha aggiunto - a un punto molto, molto basso”. I presidenti dei due Paesi “parlano, c’è dialogo su altri fronti”, ha detto ancora Peskov, affermando che si tratta di un aspetto positivo “perché solo un paio di anni fa non c’era dialogo, non c’erano contatti del genere”.

Russia, «apriremo fuoco se nave straniera in nostre acque»

Un alto ufficiale russo ha affermato che la Russia è pronta ad aprire il fuoco sulle navi e sottomarini stranieri qualora entrassero illegalmente nelle sue acque territoriali. Lo ha riferito l’agenzia Interfax, ripresa dalla stampa internazionale. Qualsiasi decisione del genere sarebbe, tuttavia, presa solo a un “livello più alto”, ha affermato Stanislav Gadzhimagomedov, vice capo del principale dipartimento operativo dello stato maggiore generale. La dichiarazione arriva due giorni dopo che Mosca aveva annunciato di avere intercettato un sottomarino americano nelle acque russe del Pacifico. Gli Stati Uniti hanno negato di aver effettuato operazioni militari nelle acque territoriali russe.

Ambasciatore ucraino in Gb: «Potremmo rinunciare a Nato»

L’Ucraina potrebbe decidere di rinunciare a portare avanti i piani per l’adesione alla Nato per evitare la guerra con la Russia. Lo ha dichiarato l’ambasciatore ucraino in Gran Bretagna, Vadym Prystaiko, intervistato dalla Bbc. In quella che sarebbe una grande concessione alla Russia, secondo il diplomatico Kiev potrebbe dimostrarsi «flessibile» rispetto alle sue ambizioni verso la Nato.

Rispondendo a una domanda su un possibile cambio della posizione ucraina rispetto all’adesione alla Nato, Prystaiko ha detto che sì, «potremmo» cambiare la nostra posizione. «Soprattutto se saremo minacciati, ricattati e spinti a farlo», ha detto Prystaiko.

Mosca: se Kiev rinuncia a Nato, soluzione più vicina

Un impegno dell’Ucraina “formalizzato in qualche modo” a non perseguire l’adesione alla Nato “sarebbe un passo che potrebbe contribuire considerevolmente a formulare una risposta più significativa alle preoccupazioni di Mosca”, ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, indicando la strada per una soluzione della crisi fra Russia e Ucraina. L’ambasciatore ucraino a Londra, Vadim Pristaiko, ha anticipato la possibilità che Kiev possa rinunciare all’intenzione di aderire alla Nato, se questo potesse evitare la guerra

Ucraina: fonti Ue, a lavoro per piano ad hoc su rifugiati

In caso di flussi di rifugiati dall’Ucraina, l’Unione europea sta lavorando ad un piano ad hoc anche per aiutare i Paesi di primo arrivo. “Stiamo lavorando per un supporto dell’Unione ai confini con l’Ucraina e sto esortando tutti affinché ci sia solidarietà da parte dei Paesi membri”, ha spiegato un alto funzionario dell’Ue facendo una distinzione tra la crisi bielorussa - con Varsavia che chiuse i confini ai flussi in arrivo da Minsk - e quella ucraina: “La situazione è differente. “Lì c’è stato un attacco ibrido. Qui si tratterebbe di una crisi con persone in fuga per salvare le proprie vite”, ha osservato.

Johnson chiede a Putin di tornare indietro dal precipizio

Il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha chiesto al presidente russo, Vladimir Putin, di tornare indietro dal «precipizio» in Ucraina, dicendo che la situazione è «molto molto pericolosa» con la possibilità di una invasione russa «entro le prossime 48 ore». In un discorso trasmesso in tv, Johnson ha detto che «la situazione è molto molto pericolosa e difficile, siamo sull’orlo di un precipizio ma per il presidente Putin c’è sempre tempo di tornare sui suoi passi». «Chiamiamo tutto il mondo al dialogo per evitare quello che sarebbe un errore catastrofico», ha continuato Johnson che ha deciso di rientrare a Londra «vista la situazione», interrompendo un viaggio che stava facendo nel Nord-Ovest dell’Inghilterra. Oggi pomeriggio è prevista una riunione sulla crisi ucraina presieduta dalla ministra degli Affari esteri, Liz Truss, e domani ci sarà una riunione interministeriale sullo stesso tema presieduta dallo stesso Johnson, ha fatto sapere Downing Street.

Cyberattacchi e allarmi bomba

Il sottosegretario di Stato Usa, Blinken, ha ribadito che la Russia potrebbe creare un «falso pretesto» per invadere. Nel paese sarebbero già in corso cyberattacchi e si susseguono allarmi bomba.

Nonostante le tensioni, si continua però a tessere la tela della diplomazia. All’indomani della telefonata fra Joe Biden e Vladimir Putin che non ha cambiato lo scenario in relazione all’Ucraina, un nuovo appello al presidente russo giunge dalla Germania.

«Mi appello al presidente Putin: allenta il cappio intorno al collo dell’Ucraina e cerchiamo insieme un cammino che preservi la pace in Europa» dice il presidente Frank-Walter Steinmeier appena rieletto per un secondo mandato.

«Siamo nel mezzo del rischio di un conflitto militare, una guerra in Europa orientale» e «la Russia porta la responsabilità di questo», sono state le parole di Steinmeier.

Il giallo sullo spazio aereo

Il tutto mentre giungono voci contrastanti sullo spazio aereo ucraino. L’Ucraina non ha chiuso il suo spazio aereo, ha assicurato ad AP il portavoce della presidenza Sergii Nykyforov. Ma l’agenzia ucraina per la sicurezza del traffico aereo, Ukraerorukh, ha diffuso una dichiarazione in cui afferma che lo spazio aereo sopra il Mar Nero è una «zona di potenziale pericolo» e raccomanda agli aerei di evitare il sorvolo del mare fra il 14 e il 19 febbraio, in coincidenza con esercitazioni militari russe.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, mentre le forze russe circondano l’Ucraina su tre lati per quelle che Mosca insiste siano solo esercitazioni militari, è tornato a mandare un messaggio di calma, dicendo che di un’invasione deve ancora vedere prove convincenti.

«Comprendiamo tutti i rischi, capiamo che ci sono rischi», ha detto intervenendo in diretta a una trasmissione, «se voi, o chiunque altro, avete informazioni aggiuntive riguardo a un’invasione russa al 100% a partire da giorno 16, per favore inoltrateci queste informazioni».

Intelligence Usa: possibile attacco a metà settimana

Tutto questo mentre gli Usa intensificano gli avvertimenti, con alcune informazioni di intelligence che parlano di un possibile attacco a metà settimana, a seguito del quale il Cremlino ha parlato di “isteria” degli Usa al suo culmine. Il giorno di cui si parla è il 16 febbraio.

G7 economia: sanzioni in breve tempo

La priorità è la riduzione dell’escalation ma il G7 si dice pronto a intervenire con sanzioni alla Russia. I ministri delle Finanze del G7, in una comunicato spiegano di essere pronti a imporre “entro brevissimo tempo” sanzioni economiche e finanziarie con “conseguenze massicce e immediate sull’economia russa” in caso di aggressione militare contro l’Ucraina. “La nostra priorità immediata è sostenere gli sforzi per ridurre l’escalation della situazione”, hanno scritto in una dichiarazione i ministri di Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Canada, Germania, Italia e Giappone. Ma “ogni nuova aggressione militare della Russia contro l’Ucraina sarà oggetto di una risposta rapida ed efficace”, assicura il gruppo delle sette maggiori potenze presieduto quest’anno da Berlino.

Bolsonaro da Putin

Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro parte oggi per Mosca, dove mercoledì incontrerà il presidente russo Vladimir Putin. Per giovedì è invece previsto un incontro tra Bolsonaro e il primo ministro ungherese Viktor Orban a Budapest. Putin aveva invitato Bolsonaro a Mosca a dicembre. Mercoledì ci sarà anche un incontro tra i ministri degli Esteri e della Difesa russi e brasiliani.


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