La crisi

Ucraina, Biden a Zelensky: risposta decisa in caso di attacco. Kiev a compagnie aeree, evitate Mar Nero

Stretta tra paura e voglia di andare avanti, Kiev prova comunque a gettare acqua sul fuoco, criticando il “panico” creato tra la popolazione e nei mercati dalle decisioni di molti alleati occidentali di richiamare i propri cittadini e il personale non essenziale delle ambasciate

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5' di lettura

Gli eserciti si rafforzano, la diplomazia arranca, la paura cresce. Dopo lo stallo nelle trattative ai massimi livelli, con il colloquio tra Joe Biden e Vladimir Putin che ha portato solo alla generica promessa di proseguire con il dialogo, l’Ucraina si prepara alla guerra. Nelle ultime ore, dalla Lituania è atterrata una fornitura del sistema missilistico anti-aereo Stinger, mentre altre 180 tonnellate di munizioni le hanno trasferite gli Stati Uniti, per un totale di circa 1.500 dall’inizio della crisi.

La guerra ibrida di Mosca

Ma nel frattempo, un’altra guerra è già cominciata. Le armi non sparano ma seminano comunque il panico, sabotano senza bisogno di invadere, perché nell’etere le linee rosse non si vedono: è la guerra ibrida di Mosca, fatta di pressione economica, cyberattacchi e la tattica dei falsi allarmi bomba, portata avanti per logorare i nervi del Paese.

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Blinken: «minacce imminenti»

Anche oggi 13 febbraio la giornata della crisi ucraina, innescata dall’accerchiamento militare a opera della Russia con gli americani che giurano di aver intercettato colloqui degli alti vertici russi su una imminente invasione (oltre 130mila secondo gli Usa sarebbero i soldati russi vicini ai confini), si apre con le parole di Anthony Blinken, segretario di Stato americano. A ventiquattro ore dalla telefonata tra il presidente americano Joe Biden e l’omologo russo Putin che ha sancito uno stallo sulle rispettive posizioni, Blinken ha ripetuto quanto detto ieri ovvero che il rischio di un intervento militare e «le minacce sono imminenti», e ha difeso la scelta degli Stati Uniti di evacuare lo staff dell’ambasciata a Kiev, «la cosa più prudente da fare» (decisione presa da oltre 10 Paesi tra cui l’Italia).

Kiev chiede riunione Osce con Russia entro 48 ore

Stretta tra paura e voglia di andare avanti, Kiev prova comunque a gettare acqua sul fuoco, criticando il “panico” creato tra la popolazione e nei mercati dalle decisioni di molti alleati occidentali di richiamare i propri cittadini e il personale non essenziale delle ambasciate. L’Ucraina chiede una riunione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), denunciando che la Russia non ha risposto alla richiesta di Kiev di fornire «spiegazioni dettagliate sulle attività militari nelle zone adiacenti al territorio dell’Ucraina e nella Crimea temporaneamente occupata». Lo annuncia su Twitter il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba. «La Russia non ha risposto alla nostra richiesta in virtù del Documento di Vienna. Di conseguenza adotteremo il prossimo passo. Chiediamo una riunione con la Russia e con tutti gli Stati partecipanti entro 48 ore per discutere del suo rafforzamento e dispiegamento lungo il nostro confine e nella Crimea temporaneamente occupata», scrive Kuleba.

Traffico aereo in crisi

C’è poi un altro fronte della vita quotidiana già messo in crisi, quello del traffico aereo. Nonostante la compagnia di bandiera olandese Klm abbia già interrotto i voli e i cieli ucraini siano di fatto evitati da molti vettori, con le compagnie assicurative che si defilano e un volo dal Portogallo a Kiev della compagnia locale SkyUp sia stato costretto sabato ad atterrare in Moldova per decisione della compagnia che lo operava, Kiev insiste nel non voler chiudere i suoi cieli.
«Non ha senso e assomiglierebbe molto a un autoisolamento», ha detto Mykhailo Podolyak, consigliere della presidenza ucraina. Il governo si impegna a «prevenire i rischi per le compagnie aeree», ma allo stesso tempo sconsiglia di sorvolare il Mar Nero da lunedì 14 a sabato 19 febbraio, in concomitanza con la maxi-esercitazione navale russa.

Berlino: Steinmeier, Russia responsabile rischio guerra

Di pari passo con le uscite a vuoto della diplomazia, il timore di un’invasione armata cresce anche tra le cancelliere finora più prudenti. A partire da Berlino, che alla vigilia delle visite a Kiev e Mosca del cancelliere Olaf Scholz alza i toni e parla di una situazione “critica”, minacciando sanzioni “immediate”.
Una posizione ribadita anche da Frank-Walter Steinmeier nel giorno della sua rielezione a presidente. «Faccio un appello al presidente Putin: sciolga il cappio attorno al collo dell’Ucraina. Si unisca a noi nella strada che porta alla preservazione della pace in Europa. E non sottovaluti la forza della democrazia», ha ammonito il capo dello stato tedesco nel suo discorso di insediamento.

«Nessuno dovrebbe sorprendersi se la Russia creerà un incidente per giustificare l’azione militare che aveva pianificato da sempre», ha ribadito il segretario di Stato americano Blinken, tornando a lanciare l’allarme sul “falso pretesto” per invadere l’Ucraina.

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Biden e Zelensky, importante andare avanti con diplomazia

Il coordinamento con gli alleati del presidente ucraino Volodymyr Zelensky resta costante. Dopo un colloquio in tarda mattinata con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che gli ha ribadito la solidarietà dei 27, è arrivato un nuovo briefing con Biden, che lo ha aggiornato dopo la telefonata con Putin. La Casa Bianca ha ribadito che in caso di aggressione russa la risposta avverrà «in modo rapido e deciso», spiegando che i due leader hanno concordato «sull’importanza di continuare a perseguire la diplomazia e la dissuasione». Zelensky - secondo la Cnn - avrebbe chiesto a Biden di effettuare una visita in Ucraina.

La Germania sta valutando di incrementare il proprio sostegno economico all’Ucraina ma esclude l’invio di armi, riferisce una fonte del governo tedesco alla vigilia della visita del cancelliere Scholz a Kiev. Berlino, dalla crisi della Crimea nel 2014 a oggi ha finanziato l’Ucraina con 2 miliardi di euro, il più rilevante sostegno straniero a Kiev, ed ha aperto una linea di credito di 500 milioni. Secondo alcuni media, gli ucraini avrebbero tuttavia presentato una “lista dei desideri” a Berlino che include missili anti-aerei, dispositivi anti-droni e visori notturni. Le fonti tedesche sottolineano che al momento l’esercito di Berlino non ha un surplus di armi, elemento che precluderebbe eventuali forniture che la Germania escluderebbe in termini di principio.

Il clima nelle cancellerie resta comunque da vigilia di guerra. Dall’accostamento del ministro della Difesa britannico tra le trattative con Putin e la Conferenza di Monaco, che nel 1938 segnò la resa diplomatica al regime nazista di Adolf Hitler, alla Polonia che annuncia i preparativi per un’ondata di rifugiati in caso di conflitto attraverso il confine con l’Ucraina, gli alleati cercano stavolta di non farsi prendere in contropiede dalle mosse di Mosca. Che, per il momento, si limita a osservare il caos.

Usa e Uk ritirano missione Osce

Intanto sul fronte orientale ucraino un’altra partenza, dopo i militari che addestravano i soldati ucraini e lo staff dell’ambasciata, si ritira da Donetsk, la città ribelle dell’est dove negli anni scorsi si sono dati battaglia esercito ucraino e forze filo-russe, lo staff americano dell’Osce. Stessa decisione è presa a Londra, annuncia un portavoce del Foreign Office citato dalla Cnn. «In linea con le nostre responsabilità, abbiamo preso la decisione di ritirare i nostri osservatori distaccati presso la missione Smm dell’Osce. Prendiamo molto sul serio la sicurezza del nostro personale», ha dichiarato il citato dall’emittente. La Missione speciale di monitoraggio dell’Osce in Ucraina (Smm) era stata dispiegata il 21 marzo 2014. «La Smm è una missione civile disarmata, presente sul campo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 in tutte le regioni dell’Ucraina. I suoi compiti principali sono osservare e riferire in modo imparziale e obiettivo sulla situazione in Ucraina e facilitare il dialogo tra tutte le parti».

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