La crisi Europa

Russia-Ucraina, Biden: Putin è un criminale di guerra. Il Cremlino: parole inaccettabili

Il Financial Times svela bozza di accordo di pace, ma Kiev nega: solo richieste dei russi. Raid in pieno centro a Mariupol, colpito teatro che dà riparo ai civili

Militare ucraino di guardia a un check point nel centro di Kiev (Afp)

17' di lettura

Il 16 marzo, nel 21esimo giorno del conflitto fra Russia e Ucraina, il conflitto resta sospeso fra qualche spiraglio nei negoziati e la crescita dell’escalation militare russa, con bersagli anche fra i civili. Joe Biden ha definito per la prima volta Vladimir Putin «un criminale di guerra», anche se l’inchiesta del dipartimento di Stato sui crimini compiuti dalle forze russe risulta ancora in corso. Il Cremlino ha replicato, definendo «inaccettabili» le parole del presidente Usa.

Lo scontro verbale complica il dialogo, dopo i - timidi - progressi registrati in giornata. L’Ucraina ha accettato ieri di non entrare nella Nato: una mossa non basta a convincere la Russia, ma viene ritenuta già «qualcosa» da Mosca. Il presidente ucraino Zelensky vede margini nella trattativa, definendo i negoziati «più realistici» e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha parlato di «negoziati non facili ma speranze per un compromesso», con aperture alla neutralità di Kiev.

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La speranze sono state alimentate dalla notizia, rivelata dal Financial Times, di un piano di pace in 15 punti che include il cessate il fuoco e il ritiro delle truppe russe se l’Ucraina dichiara la neutralità e accetta limiti alle forze armate. Il tutto è contenuto in una bozza di accordo sulla quale i negoziatori russi e ucraini stanno discutendo, sempre secondo quanto riportato dal Financial Times. La bozza includerebbe la promessa da parte dell’Ucraina a non ospitare basi militari straniere o armi in cambio di protezione da alleati quali Stati Uniti, Gran Bretagna e Turchia. Le garanzie occidentali per la sicurezza ucraina potrebbero rivelarsi un «grande ostacolo ad ogni accordo, così come i territori» conquistati dalla Russia nel 2014, mette in evidenza il quotidiano britannico.

A stretto giro, sull’indiscrezione dell’FT è arrivato il commento del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha affermato che è troppo presto per svelare qualsiasi tipo di possibile intesa fra Mosca e Kiev per risolvere il conflitto in Ucraina. Più critica la reazione di Kiev: il consigliere del presidente Zelensky, Mykhailo Podoliak, dichiara che si tratta «solo di richieste russe». L’Ucraina «ha le sue posizioni e le uniche cose che confermiamo in questa fase sono il cessate il fuoco, il ritiro delle truppe russe e garanzie di sicurezza da un certo numero di paesi» scrive su Twitter.

I margini di trattativa sono insidiati, comunque, dalla continua escalation militare di Mosca. I russi hanno colpito con un raid un teatro comunale nel cuore di Mariupol, bersagliando un edificio che aveva fatto da riparo per centinaia di civili. In nottata le navi russe presenti nel mar Nero aveva iniziato a bombardare le coste vicino alla città di Odessa, la terza più grande dell’Ucraina e principale porto del paese. Per il momento non sono stati segnalati tentativi di sbarco di truppe.

Oggetto dei colpi sono postazioni delle forze armate ucraine e infrastrutture militari a sud della città, nella zona di Belgorod-Dnestrovsky. Nella serata è emerso un nuovo giallo su varie «esplosioni» udite in Bielorussia, anche se si è poi parlato di esercitazioni militari. L’evoluzione militare influirà su quella diplomatica, chiarisce il segretario generale Nato Jens Stoltenberg. «Sosteniamo l’Ucraina - ha detto - perché sappiamo che quello che possono ottenere al tavolo negoziale è legato molto strettamente alla situazione sul campo di battaglia».

Il 16 marzo è stato anche il giorno della prima, importante scadenza del debito russo, mentre il presidente americano Joe Biden annuncerà a breve 1 miliardo di nuovi aiuti militari all’Ucraina e il bilancio della guerra è sempre più pesante: dall’inizio dell’invasione russa si contano almeno 103 bambini uccisi, sono migliaia quelli costretti a fuggire.

Si tratta su neutralità e sicurezza dell’Ucraina

Le posizioni fra le parti si stanno evolvendo. L’Ucraina accetta ormai il fatto che non potrà entrare nella Nato, ma chiede garanzie per la propria sicurezza riservandosi il diritto di stringere patti con singoli Paesi. Il presidente russo Vladimir Putin ha detto nel primo pomeriggio che «l’obiettivo della Russia non è occupare l’Ucraina».

In mattinata è arrivata la risposta a distanza da parte del ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov: «I negoziati con l’Ucraina non sono facili – ha detto – ma c’è la possibilità di un compromesso», ha affermato Lavrov, citato dalla Tass. «I nostri negoziatori dicono che i negoziati non stanno andando bene per ovvi motivi, ma che c’è comunque un margine di speranza di raggiungere un compromesso». Il ministro degli Esteri ha poi accennato al ruolo decisivo degli Usa per l’influenza sulle autorità ucraine. Secondo quanto affermato da Lavrov, la Svizzera si sarebbe offerta di mediare tra le due parti e ora si potrebbe «cominciare a discutere seriamente della neutralità dell’Ucraina».

Stando al capo negoziatore russo ai colloqui con l’Ucraina, Vladimir Medinsky, Kiev sarebbe disponibile ad assumere uno status di «neutralità smilitarizzata, stile Austria o Svezia, con un proprio esercito». Lo scrive Interfax. «Sono in discussione tutta una serie di questioni relative alle dimensioni dell’esercito ucraino», ha affermato.

Sul punto, però, è arrivata la smentita del presidente Zelensky, che ha ribadito come l’Ucraina voglia garanzie di sicurezza. «L’Ucraina è in uno stato di guerra diretta con la Russia. Pertanto, il modello può essere solo ucraino» ha specificato il capo negoziatore ucraino Mykhailo Podoliak spiegando il rifiuto da parte di Kiev del modello svedese o austriaco di neutralità e sottolineando che l’Ucraina vuole «garanzie di sicurezza assoluta» contro la Russia con un accordo i cui firmatari si devono impegnare ad intervenire a fianco di Kiev in caso di aggressione.

Così, mentre sul tavolo, nell’immediato, resta la questione dei corridoi umanitari per Mariupol e Izyum (tra Kharkiv e la stessa Mariupol), si va delineando, attraverso le parole di Zelensky, la posizione di Kiev nelle trattative per la fine della guerra. «Tutte le guerre terminano con un accordo», ha detto Zelensky, ricordando come i negoziati in corso siano «difficili», ma «di fondamentale importanza». «E mi dicono che le posizioni ai colloqui ora suonano più realistiche e c’è sicuramente spazio per compromessi. Abbiamo comunque bisogno di tempo perché le decisioni da prendere siano nell’interesse dell’Ucraina», ha concluso Zelensky.

Il presidente ucraino è tornato poi a chiedere un maggiore impegno occidentale. In particolare, rivolto al congresso Usa ha chiesto che siano sanzionati tutti i politici russi e ha ribadito la necessità – più volte esclusa da Washington e Nato – di una no-fly zone sull’Ucraina. Zelensky si è anche rivolto a Joe Biden, definendolo «leader del mondo e della pace».

Il presidente russo Vladimir Putin, dal canto suo, è intervenuto parlando alla televisione russa: «Noi eravamo e siamo pronti a discutere nei negoziati», ribadendo le richieste di Mosca riguardo «allo stato neutrale dell’Ucraina, la sua demilitarizzazione e denazificazione e le questioni di principio per il nostro Paese ed il suo futuro».

Al momento sembra ancora di là da venire un incontro diretto tra il presidente ucraino e quello russo. Così, almeno, il ministro degli Esteri Lavrov che ha detto di non aver affrontato l’argomento nei colloqui con l’omolo turco Mevlut Cavusoglu.

Nell’ambito delle caute aperture si registra anche la precisazione del Cremlino, secondo cui la mossa di Mosca di sanzionare il presidente degli Stati Uniti Joe Biden non significa che la Russia si rifiuti di mantenere i contatti con gli Usa. A dirlo è stato il portavoce Dmitry Peskov citato dalla Tass. «Queste sanzioni non significano un rifiuto di mantenere i contatti», ha sottolineato. «I contatti possono riprendere se necessario».

Gli attacchi russi

Alle 2.57 (ora locale) è scattato l’allarme attacco aereo a Odessa. Le sirene hanno iniziato a suonare in città. I civili sono stati invitati a raggiungere i rifugi. Analoghi allarmi anche a Poltava (ore 3), Dnipro (2.56) e Ivano-Frankivsk (2.54) e Leopoli (2.53). A Chernihiv i militari russi avrebbero ucciso in un attacco almeno 10 civili ucraini in coda per il pane. Lo riferisce il quotidiano ucraino Suspilne, precisando che l’attacco sarebbe avvenuto alle 10 (ora locale). Altre denunce da parte ucraina riguarda il fatto che i russi avrebbero minato i campi agricoli e che ci sarebbero almeno 250mila persone senza forniture di gas.

Esplosioni sono state sentite nella notte alla periferia di Kiev mentre le sirene anti-raid continuano a suonare. Lo riportano gli inviati della Cnn sul campo. Le esplosioni sono iniziate dopo il tramonto. Secondo altre fonti, a Kiev – dove è in vigore il coprifuoco di 36 ore – è stata la notte più pesante dall’inizio dell’invasione. In mattinata nella capitale le schegge di un proiettile di artiglieria si sono schiantate contro un condominio di 12 piani nel centro della capitale, distruggendo l’ultimo piano e innescando un incendio. Sono stati registrati danni anche a un edificio vicino e due persone sono rimaste coinvolte.

Sempre drammatica anche la situazione a Mariupol, ora colpita anche dalle navi russe nel Mar d’Azov. L’ospedale, intanto, è sempre tenuto “in ostaggio” – con 400 persone all’interno – dai soldati di Mosca che da lì starebbero sparando.

Anche la seconda città più grande dell’Ucraina, Kharkiv, è stata attaccata durante la notte, con due morti confermati e due edifici residenziali distrutti, oltre a una scuola attaccata intorno alle 3 del mattino. I soccorritori hanno lavorato per spegnere le fiamme, salvando quattro persone dal crollo di uno stabile.

Le forze russe hanno anche sequestrato il sindaco della città portuale ucraina di Skadovsk Oleksandr Yakovlev e il suo vice Yuri Palyukh: lo afferma il ministro degli Esteri di Kiev Dmytro Kuleba. «Le nazioni e le organizzazioni internazionali devono chiedere alla Russia di liberare immediatamente tutti i funzionari ucraini rapiti!».

Timori per centrali nucleari

«Da parte della Russia viene perpetrato un terrorismo nucleare. Il personale della centrale di Chernobyl è stato preso in ostaggio. È una situazione molto pericolosa per la sicurezza nucleare non solo per l’Ucraina ma anche per l’Ue. Noi stiamo monitorando la situazione, in coordinamento con l’Ue e l’Aiea», ha detto il ministro dell’Energia ucraino German Galushchenko in un briefing in video collegamento con i media internazionali a Leopoli. «Hanno armi e equipaggiamenti nel perimetro della centrale questa è una violazione di ogni convenzione o accordo internazionale», ha spiegato il ministro sottolineando il suo «appello a tutta la comunità internazionale» di tenere in considerazione le posizioni delle centrali ucraine: «C’è il rischio di un disastro, dobbiamo esserne consapevoli».

A Zaporizhia (città vicino alla quale si trova un’altra centrale nucleare) la Russia ha preso di mira le infrastrutture civili nella città sud-orientale per la prima volta dall’inizio dell’invasione, ha detto il capo dell’amministrazione militare regionale ucraina Oleksandr Starukh in un messaggio su Telegram, riportato da Bbc. Starukh ha scritto che una stazione ferroviaria e un parco pubblico della città sono stati colpiti da missili russi ma «secondo i dati preliminari, nessuno è stato ucciso. Il secondo razzo è atterrato nella zona del giardino botanico». I missili avrebbero colpito la città mentre circa 3000 auto di sfollati, riferisce sempre l’autorità locale, stanno arrivando a Zaporizhia da Mariupol.

Ucraina annuncia controffensiva

Gli ucraini, intanto, annunciano una controffensiva. Lo ha affermato su Twitter il consigliere di Zelensky, Mykhailo Podolyak, dando un aggiornamento sulla situazione nel Paese: «È in atto una controffensiva delle forze armate ucraine in diverse aree operative». Stando alle informazioni e alle immagini divulgate dalle istituzioni ucraine, sarebbe stato condotto un attacco a una base russa a Kherson, con la distruzione di diversi elicotteri.

In Ucraina «i vertici militari e politici mantengono la situazione sotto controllo: anzi, ieri in alcune zone le nostre forze armate hanno effettuato la controffensiva tattica con almeno 7 attacchi aerei e d’artiglieria. La nostra aeronautica ha abbattuto almeno 3 aerei , 1 elicottero, mentre i russi hanno colpito una infrastruttura civile con razzi tipo Iskander». A riferirlo in un video-messaggio è il consigliere presidenziale ucraino Oleksiy Arestovych, sottolineando come orami «due terzi delle bombe russe colpiscono infrastrutture civili». Quanto all’evoluzione del conflitto, per il rappresentante di Kiev «nelle ultime 24 ore le zone più calde sono rimaste le stesse e il nemico non ha speranze di cambiare la situazione» sul campo. «La Federazione russa ha già consumato le sue risorse e i tentativi di spostare sul territorio ucraino i mercenari siriani e i resti delle proprie divisione dall’Estremo Oriente per ora non sono riusciti» osserva Arestovych per il quale Mosca «ieri ha registrato perdite nell’area di Isyum e Mykolaiv» ormai «non ha più riserve».

Nei primi 20 giorni di combattimento le forze di difesa dell’Ucraina hanno ucciso dieci membri del comando delle truppe russe. Tra di loro sono morti in combattimento quattro generali (Magomed Tushayev, Vitaly Gerasimov, Andriy Kolesnikov e Andriy Sukhovetsky), tre colonnelli e tre tenenti colonnelli. A riferirlo è il Center for Countering Disinformation del National Security and Defense Council dell’Ucraina.

Russia a rischio default, ma non solo lei

Mentre Gazprom annuncia che continua il flusso di gas verso l’Europa attraverso l’Ucraina (95 milioni di metri cubi mercoledì) mercati e investitori stanno col fiato sospeso in attesa di vedere cosa succederà nei prossimi giorni in Russia, dove il Paese, alle prese con un’imminente scadenza di rimborso di titoli di stato, rischia a breve di finire in default. L’appuntamento clou è oggi, mercoledì, con la scadenza di oltre 100 milioni di dollari di pagamenti per cedole di due bond russi: uno in scadenza nel 2023 e uno nel 2043.

E dopo quelle del 16 altre due scadenze si avvicinano: quella del 31 marzo quando Mosca dovrà pagare altri 359 milioni di dollari su un bond al 2030 e il 4 aprile quando scade un’obbligazione da 2 miliardi di dollari. Come conseguenza delle sanzioni internazionali, Mosca non può più accedere a gran parte delle riserve estere della Banca Centrale e non può finanziarsi sui mercati. Se dunque il governo russo non pagherà i creditori avrà poi a disposizione 30 giorni di tempo per provvedere a rientrare. Ma se non dovesse riuscire a pagare nemmeno dopo questo periodo cuscinetto, scatterebbe l’insolvenza formale.

Con un decreto dei giorni scorsi Mosca ha deciso che lo Stato potrà ripagare in rubli il debito verso i creditori dei Paesi ostili (tra cui figura anche l’Italia), ovvero quelli che hanno adottato sanzioni nei suoi confronti. In tal caso i creditori verrebbero ripagati con la divisa locale presso la cassa di compensazione russa ma i soldi sarebbero a tutti gli effetti bloccati e non disponibili visto che le sanzioni non permetterebbero di cambiarli in dollari o in euro. E in aggiunta il crollo del rublo potrebbe far svalutare ancora di più quel denaro. Se dunque Putin decidesse effettivamente di ripagare in rubli i propri creditori sarebbe un “default event” in grado di innescare una crisi finanziaria globale e fallimenti a catena fra istituzioni, aziende, investitori esposti.

Le conseguenze, secondo gli analisti, sono imprevedibili per chi si ritroverà in mano una valuta in caduta libera che non può cambiare in dollari o in euro, e che ulteriori sanzioni minacciano di ridurre a “carta straccia”. Per molti osservatori la possibilità di un default di Mosca a questo punto è molto probabile e potrebbe esser decretata ufficialmente già intorno alla metà di aprile. A rischio per la Russia ci sono attualmente circa 310 miliardi di dollari di debiti verso l’estero delle aziende, 75 miliardi di passivo delle banche e 67 miliardi di bond governativi. A questi si applicano infatti le nuove regole ma c’è il potenziale che il problema si allarghi ad altre posizioni debitorie di Mosca, che ha debiti complessivi verso l’estero per poco meno di 500 miliardi.

Sul versante italiano Intesa Sanpaolo ha reso noto che l’esposizione verso controparti russe attualmente inserite nelle liste dei soggetti a cui si applicano sanzioni è pari a 0,2 miliardi di euro e che l’ammontare dell’esposizione verso Russia e Ucraina, in corso di valutazione analitica ai fini del miglior presidio dell’evoluzione prospettica del profilo di rischio, corrisponde ai crediti a clientela e banche delle controllate locali pari a circa 1,1 miliardi di euro e del resto del Gruppo pari a circa 4 miliardi di euro.

Patuelli, sconosciuta esposizione indiretta delle banche italiane

«È impossibile» dare una stima dell’esposizione indiretta delle banche italiane alla guerra lanciata dalla Russia all’Ucraina. Lo ha detto il presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli incontrando la stampa a Bruxelles, dove per la prima volta l’Abi ha tenuto oggi il proprio comitato esecutivo. Tale stima «non ce l’ha nessuno e non la può avere nessuno - ha aggiunto -. Anche perché ciascuna impresa sta cercando di porre in essere dei provvedimenti di emergenza» ad esempio sul lato del risparmio energetico o dell’approvvigionamento delle materie prime.

Per approfondire: Intesa dà i suoi numeri su Russia e Ucraina: esposizione per 5,1 miliardi, l'1% dei crediti

Biden annuncerà 1 miliardo di nuovi aiuti militari

Il presidente americano Joe Biden dovrebbe annunciare a breve più di 1 miliardo di dollari in nuovi aiuti militari al governo ucraino. Lo riferiscono fonti ufficiali americane al Wall Street Journal. Gli armamenti saranno del tipo già fornito a Kiev dagli Stati Uniti, ovvero sistemi antti-missili e anti-carro, Stinger e Javelins. Secondo i funzionari Biden non dovrebbe annunciare un nuovo schieramento di truppe statunitensi in Europa in aggiunta ai 15.000 militari già schierati dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

E intanto la ministra degli Esteri britannica Liz Truss ha affermato che le sanzioni imposte a Mosca dal Regno Unito e dagli alleati occidentali stanno avendo un «effetto debilitante sull’economia russa», e ha esortato i partner ad andare oltre aumentando le misure. «Vorremmo veder sanzionare ancora più banche», ha detto Truss, annunciando all’agenzia Pa che Londra provvederà ad adottare ulteriori misure.

Nato, continueremo a fornire armi all’Ucraina

Oggi è anche il giorno della “ministeriale Nato”. Al termine, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha detto in conferenza stampa che «Oggi i ministri hanno convenuto che dobbiamo continuare a fornire un supporto significativo» all’Ucraina, «inclusi rifornimenti militari, aiuti finanziari e aiuti umanitari». «Mosca non dovrebbe avere dubbi che la Nato non tollererà nessun attacco alla sovranità o al territorio della Nato», ha aggiunto Stoltenberg, raccomandando anche che gli alleati investino «almeno il 2% del Pil nella difesa: più attività richiedono più investimenti». «Accolgo con favore - ha concluso Stoltenberg sul tema - la decisione della Germania e Danimarca che hanno già fatto importanti annunci per più investimenti».

«L’invio di più soldati Usa in Europa è un forte messaggio di unità transatlantica. Siamo molto grati per il vostro supporto e per quello che fate nella parte orientale dell’Alleanza». Così il segretario generale della Nato, Jens Stolntenberg, in un precedente punto stampa insieme al segretario della Difesa Usa, Lloyd Austin. «La Nato ha risposto in modo unito» all’invasione in Ucraina e «gli Alleati - ha aggiunto - hanno imposto sanzioni severe sulla Russia, fornendo anche aiuto, finanziario, militare e umanitari. Stiamo rafforzando le nostre forze a difesa, centinaia di migliaia di soldati sono in elevato stato di allerta, centinaia di migliaia di soldati Usa si trovano in Europa e 40mila soldati sono al diretto comando della Nato, soprattutto nel versante est dell’Alleanza, supportati da forze navali e aree».

L’invasione russa dell’Ucraina è «devastante per la popolazione ucraina» ha detto Stoltenberg e «avrà conseguenze durature per la sicurezza di tutti gli alleati Nato». Nella riunione di oggi «affronteremo non solo le conseguenze immediate dell’invasione russa ma anche quelle a lungo termine», e «rimuoveremo qualsiasi dubbio di Mosca sulla nostra determinazione a difendere i nostri alleati». Il segretario generale della Nato ha parlato prima della ministeriale Difesa, cui partecipano anche l’Ucraina, la Georgia, la Finlandia, la Svezia e l’Ue.

Consigliere Usa Sullivan a omologo russo: «Conseguenze se vengono usate armi chimiche»

«Sullivan ha avvertito il generale Patrushev delle conseguenze e implicazioni di ogni possibile decisione russa di usare armi biologiche o chimiche in Ucraina». È quanto ha reso noto la Casa Bianca nel riferire della telefonata di oggi fra il Consigliere americano della Sicurezza Nazionale Jake Sullivan e il generale Nikolay Patrushev, segretario del Consiglio di sicurezza russo.

La Polonia chiede missione di pace della Nato

A difesa dell’Ucraina si è schierata la Polonia – dove sono arrivati circa 2 milioni di profughi dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina –, che ha chiesto una missione di pace della Nato, per consegnare aiuti, «protetta da forze armate». Certo, anche le posizioni più dure possono essere interpretate come mosse tattiche per ottenere di più nelle trattative. Quanto al ruolo dei mediatori internazionali, il presidente ucraino ha sottolineato l’importanza del colloquio avuto lunedì con il primo ministro israeliano Naftali Bennett, che ha parlato anche con Putin. Mentre il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu è arrivato in missione a Mosca per poi dirigersi a Kiev.

Le delegazioni polacca, slovena e ceca sono rientrate in Polonia da Kiev in piena sicurezza. I tre massimi responsabili politici dei tre Stati hanno incontrato ieri il presidente ucraino Zelenski in segno di solidarietà. Il viaggio di Morawiecki, Jansa e Fiala non era stato concordato con la Ue o gli altri leader dell'Unione ed era finalizzato a riaffermare, ha sottolineato Varsavia, «l’inequivocabile sostegno dell’intera Unione europea alla sovranità e all’indipendenza dell’Ucraina». Ma su questo sostegno generale Zelensky esprime polemicamente più di un dubbio. In particolare per il rifiuto della Nato di istituire una no-fly zone sull’Ucraina. Alcuni Paesi dell’Alleanza, ha osservato il presidente, sembrano «ipnotizzati» dalla Russia.

Una frenata sull’ipotesi missione di pace arriva dai Paesi Bassi. «Temo che sia troppo presto per parlarne. Prima dev’esserci un cessate il fuoco, dobbiamo vedere un ritiro delle forze russe», dice la ministra della Difesa olandese Kajsa Ollongren, a margine della ministeriale Nato a Bruxelles. «È molto importante - continua - continuare a consegnare armi, perché il presidente Volodymyr Zelensky le chiede. L’Ucraina ha il diritto di difendersi».

Oggi la Corte di giustizia dell’Onu

Sul versante delle azioni intraprese a livello globale, la Corte internazionale di giustizia (Cig) dell’Onu si pronuncerà oggi sulla richiesta urgente dell’Ucraina affinché la Russia fermi immediatamente l’invasione. La sentenza è attesa per le 16 all’Aja. L’Ucraina accusa la Russia di cercare illegalmente di giustificare la sua guerra accusandola falsamente di genocidio nella regione del Donbass. Kiev chiede che la Corte prenda misure urgenti e ordini alla Russia di «sospendere immediatamente le operazioni militari».

«La Russia deve essere fermata, e la Corte ha un ruolo da svolgere per fermarla», ha detto alla Cig il rappresentante dell’Ucraina, Anton Korynevych. La Russia ha disertato le udienze del 7 e 8 marzo, sostenendo in un documento scritto che la Corte «non ha giurisdizione» perché la richiesta di Kiev non rientra nell’ambito della Convenzione sul genocidio del 1948 su cui si basa il suo caso. «Il governo della Federazione Russa chiede rispettosamente alla Corte di astenersi dall’indicare misure provvisorie e di rimuovere il caso dalla sua lista», ha detto Mosca, sostenendo di non essersi presentata perché non aveva abbastanza tempo per prepararsi. Mosca ha giustificato il suo uso della forza in Ucraina sostenendo di «stare agendo per autodifesa». L’udienza arriva mentre il numero di rifugiati in fuga dall’Ucraina ha raggiunto i tre milioni.

Alla Russia la località portuale di Berdiansk

Nel resto dell’Ucraina il fronte più caldo resta quello della fascia meridionale tra il Donbass e la Crimea, obiettivo strategico di Mosca per saldare i territori già sotto il suo controllo. I russi hanno rivendicato la conquista della località portuale di Berdiansk, sul mar d’Azov, centomila abitanti a un’ottantina di chilometri a ovest di Mariupol che, attaccata anche dal mare, resta sotto un feroce assedio. Dopo le prime evacuazioni lungo i corridoi umanitari, ieri oltre quattromila auto e 20.000 persone sono riuscite a lasciare la città. Ma al suo interno restano bloccate 350.000 persone. Il vicesindaco Serghei Orlov ha riferito di almeno cento bombe cadute nelle scorse 24 ore e denunciato che nell’ospedale regionale per la terapia intensiva, finito in mani russe, circa 400 persone, tra pazienti e personale, sono tenute in ostaggio, insieme ad alcuni abitanti della zona.

Giornalisti uccisi

Cinque giornalisti sono stati uccisi e almeno 35 feriti - ha annunciato la responsabile per i diritti umani del parlamento ucraino, Lyudmila Denisova, su Telegram - dall’inizio della guerra in Ucraina. «Gli occupanti stanno combattendo contro la copertura obiettiva dei loro crimini di guerra: stanno uccidendo e sparando sui giornalisti», ha sottolineato. Tre vittime - ricorda l’agenzia Unian - sono Viktor Dudar, colpito durante i combattimenti vicino a Mykolayiv, il cameraman Yevhen Sakun ucciso in un attacco missilistico a Kiev e l’americano Brent Reno, ucciso a Irpin, nella regione di Kiev. Ucciso anche un cameraman di Fox News: si chiamava Pierre Zakrzewski, ha reso noto l’emittente americana, spiegando che è morto nello stesso incidente vicino a Kiev che ha coinvolto il corrispondente Benjamin Hall, rimasto ferito. Anche la giornalista ucraina Alexandra Kuvshinova è morta in seguito all’attacco russo nel nord ovest di Kiev in cui è rimasto ucciso Zakrzewski, riferisce l’agenzia di stampa ucraina Unian, aggiungendo che il terzo reporter, il britannico Ben Hall, che era con loro nell’auto colpita e rimasto gravemente ferito, sarebbe stato sottoposto a un intervento per l’amputazione di una gamba.

Conversazione fra il Patriarca Kirill e Papa Francesco: «Speranza nei negoziati»

Il Patriarca Kirill e il Papa hanno parlato del conflitto in Ucraina. «Le parti hanno sottolineato l’eccezionale importanza del processo negoziale in corso, esprimendo la loro speranza per il raggiungimento al più presto di una pace giusta. Particolare attenzione è stata rivolta agli aspetti umanitari dell’attuale crisi e alle azioni della Chiesa ortodossa russa e della Chiesa cattolica romana per superarne le conseguenze». Lo fa sapere il Patriarcato di Mosca in seguito al colloquio avvenuto oggi tra il patriarca Kirill e papa Francesco.

La star del balletto Olga Smirnova lascia il Bolshoi di Mosca

La star della compagnia di balletto del Bolshoi di Mosca Olga Smirnova ha lasciato la Russia per entrare nel Balletto Nazionale Olandese. In un comunicato stampa ha annunciato la storica compagnia: «Olga Smirnova ha denunciato esplicitamente l’invasione russa dell’Ucraina. Invasione che rende insopportabile per lei continuare a lavorare nel suo Paese». Olga Smirnova è attesa il 9 aprile tra le protagonista del gala dedicato a Carla Fracci.

Olga Smirnova. La str del Bolshoi ha lasciato la Russia per entrare nel Balletto Nazionale Olandese. (Yann COATSALIOU / AFP)

Ammiraglio Di Paola, «Circolare Difesa in linea con Paesi Nato»

«Si tratta di una misura precauzionale, in linea con quello che hanno fatto tutti i paesi della Nato, tenuto conto che in questo momento il comandante supremo della Nato in Europa ha dato indicazione a tutte le Nazioni della Nato che un domani potrebbero essere chiamate ancor più a rafforzare lo schieramento dell’alleanza sul fronte orientale. Anche l’Italia deve essere pronta, nel caso in cui dovesse essere necessario, in funzione dell’evolversi della battaglia in Ucraina, a rafforzare ulteriormente con ancora più forze i Paesi della Nato». Lo dice l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, presidente del Comitato militare europeo ed ex ministro della difesa a proposito della circolare del ministero della Difesa che preallerta i comandi di tenersi pronti a un eventuale conflitto.

Per approfondire: Crisi Ucraina, circolare Esercito italiano: meno congedi e addestramento specifico

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