Guerra in Europa

Ucraina, oggi colloqui per il cessate il fuoco. Onu contro Mosca, la Cina si astiene

Oggi secondo round di colloqui per arrivare a un cessate il fuoco. Ucraina sotto assedio, cade Kherson, città sul Mar Nero

di Antonella Scott

Russia-Ucraina, le immagini di Kiev deserta con le auto abbandonate

4' di lettura

«Perché mai crede che siamo spaventati? - risponde Igor Terekhov, sindaco di Kharkiv, a un giornalista -. Ascolti bene: ci bombardano, e noi resistiamo al nemico. Ci bombardano, e noi raccogliamo le macerie. Ci bombardano, e i nostri servizi comunali ristabiliscono l’erogazione del riscaldamento. Ci bombardano, ripristiniamo le forniture d’acqua, di pane. Perché capiamo che la città deve vivere. E, soprattutto, vincere».

Parla in russo, Terekhov, è la lingua della sua città, nell’Ucraina nord-orientale. Città su cui si concentra la furia dell’offensiva russa: qui i missili non hanno risparmiato nulla. Palazzi governativi, sede di polizia e servizi di intelligence, un edificio universitario, quartieri residenziali. La città è devastata. Il bilancio della giornata di mercoledì 2 marzo, secondo fonti ucraine, è di 21 morti. «Oggi Kharkiv è la Stalingrado del XXI secolo», ha commentato Oleksiy Arestovich, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj.

Loading...

Non lontano da Kharkiv, nella città di Konotop, i russi hanno lanciato un ultimatum alle autorità locali, minacciando di radere al suolo la città con l’artiglieria pesante in caso di resistenza. Risponde il sindaco, Artem Semenikhin: «Combattiamo».

Anche Kiev, dove mercoledì sera è avvenuta una forte esplosione vicino alla stazione ferroviaria, si prepara. Di fronte all’inattesa capacità di resistenza delle forze militari e della popolazione ucraina, gli obiettivi russi sono cambiati: il Governo Zelenskyj non è franato come previsto, è con lui che il Cremlino dovrà trattare.

Una battaglia di lungo termine

«L’accerchiamento occidentale di Kiev - spiega lo storico militare francese Michel Goya in un’analisi pubblicata da Le Grand Continent - continua con la 36a Armata e la 76a Divisione d’assalto aereo». Unità che attendono rinforzi dal convoglio in lento avvicinamento dal Nord, carri armati e altri veicoli militari che si allungano per 64 km, e che secondo il Pentagono sono rallentati da problemi logistici e di rifornimento: «La guerra di movimento si è trasformata in una guerra d’assedio - continua Goya -. È ormai evidente che l’esercito russo si sta preparando per una battaglia di lungo termine».

È una situazione quasi senza precedenti: la Russia deve condurre simultaneamente tre assedi a tre grandi città. Kiev, Kharkiv e Mariupol nel Sud: «Stiamo parlando - spiega l’analista francese - di un territorio che corrisponde a quattro volte l’area di Grozny in Cecenia, che l’esercito russo ha impiegato dalle cinque alle sei settimane per conquistare. Si tratta di uno sforzo colossale che assorbirà la maggior parte della fanteria russa e richiederà l’intervento degli ausiliari della Guardia Nazionale, di cui fanno parte le unità della Cecenia e del Daghestan, che non sono eserciti regolari, così come tutte le milizie disponibili».

Nelle ultime 24 ore, affermano gli Stati Uniti, la situazione sul terreno non registra importanti cambiamenti. Ma nel Sud del Paese, la prima città è caduta in mani russe: gli ucraini hanno confermato il controllo dei russi sul porto di Kherson, sul Mar Nero e sul fiume Dniepr. Sempre nel Sud, sul Mar d’Azov, è sotto attacco russo il porto di Mariupol, non lontano da Donetsk.

L’aggressione russa è stata condannata «nei termini più duri» all’Assemblea generale delle Nazioni Unite convocata in sessione d’emergenza a New York: un fatto raro, da cui esce una dimostrazione concreta dell’isolamento diplomatico in cui si trova ora Mosca.

La risoluzione messa ai voti esige che la Russia metta fine ai bombardamenti e ritiri le proprie forze dall’Ucraina: 141 Paesi hanno votato a favore, tra loro la Serbia. La Cina si è astenuta, con altri 35 Paesi. Insieme alla Russia hanno votato contro la risoluzione di condanna Bielorussia, Eritrea, Corea del Nord, Siria.

Verso un terzo round di colloqui ?

L’unico filo di speranza conduce nella foresta bielorussa di Belovezkskaja Pushcha, nei pressi di Viskuli, vicino a Brest. Luogo storico: è qui che l’8 dicembre 1991 i presidenti di Russia, Ucraina e Bielorussa decretarono alle spalle di Mikhail Gorbaciov lo scioglimento dell’Urss. Ed è qui che giovedì mattina avrà luogo il secondo round di colloqui tra la delegazione russa, guidata da Vladimir Medinskij, e quella ucraina. Arrivato la sera della vigilia, Medinskij ha confermato la partecipazione della controparte ucraina con cui verranno discusse le rispettive condizioni per un cessate il fuoco. «Non accetteremo alcun ultimatum», ha ripetuto il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba.

«I punti fermi dei russi - spiega una fonte - restano la neutralità dell’Ucraina e uno status speciale per le regioni di Donetsk e Luhansk. Nel primo round dei colloqui (il 28 febbraio, ndr) si è registrato un consenso sul 90% delle questioni, ora si tratta di smussare gli angoli per salire con un terzo round a un livello superiore che vada oltre i due Paesi». Coinvolgendo una terza parte che possa lavorare tra Russia e Stati Uniti: il nome auspicato è quello di Angela Merkel.

«Si è espresso il desiderio di un interlocutore che conosca bene la storia e i rapporti tra i due Paesi, e abbia esperienza in Europa - prosegue la fonte -. E qui si ritiene che l’ex cancelliera tedesca sia una persona di questo tipo».

Gli Stati Uniti continuano a tenere la porta aperta alla via diplomatica, ha detto mercoledì sera il segretario di Stato americano Antony Blinken, in partenza per un viaggio che lo porterà a Bruxelles, in Moldavia, in Polonia e nei Paesi Baltici: ma il presupposto è una de-escalation militare. Poi si è rivolto ai russi: sappiamo, ha chiarito, «che molti di voi non vogliono avere nulla a che fare con l’invasione dell’Ucraina».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti