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Ucraina, il comico Zelenskiy al ballottaggio con Poroshenko

di Antonella Scott


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Volodymyr Zelenskiy (Reuters)

4' di lettura

Dalla fiction alla realtà. Il conteggio dei voti in corso in Ucraina sta confermando la sorprendente vittoria al primo turno delle elezioni presidenziali per Volodymyr Zelensky, un attore comico divenuto popolarissimo dopo aver interpretato su Netflix “Servitore del popolo”, la storia di un onesto insegnante delle superiori che diventa presidente per caso. La guerra irrisolta nel Donbass e la crisi economica hanno convinto la maggioranza degli elettori che dalla fiction si può passare alla realtà: così Zelenskiy, completamente privo di esperienza politica e anzi, espressione del disgusto verso la politica, ha ricevuto più del 30% dei voti lasciando al secondo posto al 16,65% Petro Poroshenko, il presidente in carica che in questi cinque anni ha tenuto in piedi un Paese in gravi difficoltà finanziarie e privato di due regioni, la Crimea e il Donbass. Ora Poroshenko assicura di aver capito il bisogno di cambiamenti più rapidi, ribadisce l'agenda di integrazione europea ma nel ballottaggio del 21 aprile avrà di fronte un uomo che è stato definito una scatola vuota in cui gli ucraini stanno mettendo qualunque sogno. Esclusa dal secondo turno Yulia Tymoshenko (13,23 con il 40,9% delle schede scrutinate) che però, secondo tradizione, non sembra intenzionata a lasciare la scena in silenzio. Per l'Ucraina, in prima linea nel confronto tra Occidente e Russia, si aprono settimane incandescenti.

Domenica sera Zelenskiy aveva atteso l'esito del voto giocando a ping pong nel proprio quartier generale, tanto per marcare il vento della novità che intende portare. «Non vogliamo questo passato nel nostro futuro», ha commentato interpretando la sfiducia e la stanchezza di buona parte degli elettori. Il secondo turno sarà ora un referendum sui cinque anni trascorsi dalla Rivoluzione del Maidan, sulla linea europeista imboccata da Poroshenko e sul confronto con Mosca. A cui Zelenskiy contrappone un programma costellato di buone intenzioni, radicato nella lotta alla corruzione e al sistema ma privo di dettagli concreti. Mentre resta piuttosto ambigua l'operazione che ha portato alla ribalta lo showman: dietro di lui sarebbe la figura di Ihor Kolomoiskyi, un oligarca entrato in rotta di collisione con Poroshenko e ora auto-esiliato in Israele. Mentre ribadisce l'obiettivo di restituire all'Ucraina i territori perduti, Poroshenko cercherà di attaccare Zelenskiy immaginandolo come un burattino nelle mani di Mosca: «Putin - ha detto Poroshenko - sogna un presidente debole, arrendevole, indeciso. Gli vogliamo dare questa opportunità?».

Un presidente in canottiera
Volodymyr Zelenskiy, 41 anni, è stato la vera sorpresa di questa campagna elettorale, e il più grande interrogativo sul futuro del Paese. Arrivare fin qui per lui è stata la parte più semplice: piombare in scena nel mondo vero direttamente da quello della fiction, e immaginare - insieme ai milioni che lo hanno votato - che sia possibile trasferire nella realtà politica una sceneggiatura.
Vasyl Holoborodko, il timido insegnante delle scuole superiori che Zelenskiy ha impersonato nella serie tv “Servo del popolo”, viene ripreso di nascosto da uno studente mentre si sfoga contro i politici e la corruzione, una colorita sfuriata che - pubblicata online - lo porta diritto alla presidenza. Quando glielo comunicano lui è in canottiera ed è così, come un uomo qualunque, che imposta il proprio governo basato su valori morali e onestà.

Sta per cominciare una nuova vita, una vita normale, una vita senza corruzione, senza tangenti. La vita in un Paese nuovo, il Paese dei nostri sogni


Qualcuno alle spalle di Zelenskiy ha voluto provare a cavalcare questa protesta anti-establishment che l'Ucraina condivide con tanti altri Paesi. «La gente vuole vedere un presidente come Vasyl Holoborodko - ripeteva Zelenskiy in campagna elettorale -. La gente è stufa dell'establishment, vuole vedere qualcosa di nuovo». Domenica, circondato dai giornalisti mentre andava a votare, l'attore ha ripetuto: «Sta per cominciare una nuova vita, una vita normale, una vita senza corruzione, senza tangenti. La vita in un Paese nuovo, il Paese dei nostri sogni».

La sfida del ballottaggio
In vista del ballottaggio, fonti di stampa ucraine già parlano di un'intesa con la Tymoshenko, la grande esclusa che con Zelenskiy condivide l'avversione verso il presidente in carica. Poroshenko può ripartire da un secondo posto che non era scontato, e rafforzare il consenso che gli viene da chi lo considera la guida più affidabile per proseguire sulla strada dell'integrazione con l'Occidente, sul legame stabilito con il Fondo monetario internazionale che in questo momento è il principale sostenitore finanziario dell'Ucraina. Malgrado Poroshenko non abbia potuto mantenere la promessa fatta cinque anni fa, mettere fine rapidamente alla guerra. Di fronte al salto nel buio che rappresenta Zelenskiy, al secondo turno molti potrebbero preferire le certezze di un uomo già provato, se pure impopolare. Nelle prossime settimane inoltre sarà interessante studiare le indicazioni del quarto arrivato, Yuriy Boyko, il candidato apertamente vicino a Mosca che ha raccolto l'11,48% dei voti, una base di consensi importante anche in vista delle elezioni parlamentari di ottobre.

Niente urne in Crimea e nel Donbass
Nel bollettino, gli elettori ucraini domenica avevano trovato un numero record di candidati, 39: alle prime elezioni dell'Ucraina indipendente nel 1991 si erano presentati in sei. L'elettorato, invece, questa volta è rimasto privo dei 10 milioni di persone impossibilitate a votare, in Crimea e nel Donbass. Dei circa 30mila seggi elettorali, nessuno ha riguardato la Crimea, riconosciuta unilateralmente da Mosca come parte della Federazione Russa, né le regioni dell'Est sotto il controllo di amministrazioni separatiste filorusse, Donetsk e Luhansk.Terre che ancora vivono una guerra dimenticata, che dal 2014 ha fatto più di 13mila vittime. E che sono rimaste intrappolate in una situazione che gli accordi di Minsk tra Mosca e Kiev avrebbero dovuto sciogliere: cessate il fuoco, ritiro degli armamenti da entrambe le parti della linea del fronte, elezioni locali e ritorno al controllo ucraino con uno statuto autonomo. Russi e ucraini non sono riusciti a concordare la successione degli ultimi due passaggi, in particolare, così la guerra in Donbass non è mai finita. E gli abitanti vivono in un limbo sospeso.
Per ritirare la pensione erogata dallo Stato ucraino, gli anziani rimasti dalla parte dei separatisti sono costretti a passare regolarmente il confine, superando i posti di controllo. Così anche chi desiderava prendere parte al voto di domenica, ha dovuto chiedere un'autorizzazione speciale per registrarsi altrove rispetto alla residenza abituale e facendo riferimento ai seggi organizzati oltre la frontiera, per loro e per i militari in servizio nell'Ucraina della guerra.

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